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14.02.2022 - 22:29
Aggiornamento: 15.02.2022 - 15:21

‘O sentieri o ciclovie’: critici i proprietari di rustici

L‘associazione Upris dice la sua sulla modifica di legge e il Puc. ’Perché interessa anche il San Giorgio’

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‘A ciascuno il suo sentiero’

Il ‘Grande giro’ su due ruote disegnato seguendo gli itinerari che percorrono il Monte San Giorgio non ha fatto altro che portare a galla un dualismo mai sopito in questi anni. Far convivere sugli stessi sentieri escursionisti e ciclisti, infatti, non convince tutti. Di sicuro sta facendo discutere nel Mendrisiotto, dove c’è chi da tempo non le manda a dire (come si è visto proprio sulla montagna targata Unesco). Tant’è che il progetto promosso dall’Otr, l’Organizzazione turistica regionale del Mendrisiotto e Basso Ceresio, non solo ha visto spuntare qua e là le scritte ‘No bike’ (oggi rimosse), ma pure insorgere cittadini e associazioni (come Pro Natura e la Stan, la Società ticinese per l’arte e la natura). In effetti, le autorità si dovranno misurare con una decina di censure. A ben vedere, attira ora l’attenzione l’Unione dei proprietari di rustici e immobili secondari (Upris) che vede alla testa un momò, l’architetto Pietro Rusconi, il vero nodo della questione, qui come altrove, è la modifica della Legge sui percorsi pedonali e i sentieri escursionistici (Lcps).

‘Sentieri e ciclovie non sono la stessa cosa’

Il presidente ci fa capire subito che si iscrive pur lui tra chi non vede di buon’occhio l’intervento sul San Giorgio. Il motivo? È proprio perché si prevede di aprire tutti i passaggi presenti sul Monte anche ai bikers. Il nodo anche per l’associazione Upris, ci fa capire Rusconi, è appunto la scelta di equiparare i sentieri alle ciclovie, come vengono definite a livello nazionale (tant’è che queste ultime danno il nome a una legislazione federale recente). I proprietari di rustici e case secondarie lo dicono a chiare lettere, d’altro canto, nelle osservazioni recapitate alla fine di gennaio al Dipartimento del territorio, ovvero in tempo utile prima della chiusura della consultazione.

“La similitudine tra sentieri e ciclovia - si legge nel documento - è impropria per non dire incompatibile“. Del resto, si richiama in modo deciso, è la stessa Legge federale sulle vie ciclabili a codificare la separazione del traffico ciclistico da quello pedonale, "dove possibile e opportuno”. Come dire che “l’evocata corretta convivenza tra pedoni e mountain bike - si rincara - è in contrasto con detta legge”. Ergo, "gli attuali 131 chilometri di ciclovie che invadono le tratte di sentieri dovranno essere rimossi”, si conclude.

‘Niente più licenza: inaccettabile’

C’è, pero, un altro aspetto, questo di carattere giuridico e procedurale, a risultare indigesto all’Upris. I due percorsi, infatti, vengono omologati anche da questo profilo, facendo leva, richiama l’attenzione l’associazione, su uno strumento come il Piano di utilizzazione cantonale. Oggi, si esplicita, per tracciare un sentiero pedonale non necessita una licenza edilizia. La prassi cambia quando si tratta di un itinerario ciclistico. In quel caso, si fa memoria, l’intervento viene considerato un’opera. Di conseguenza occorre “una licenza edilizia comunale (in area edificabile)” e se fuori zona un “vincolo del Cantone (come tuttora)”. Morale, tira le somme l’associazione, “la proposta di inserire in un piano cantonale sentieri e ciclovie, che evita per queste ultime (per analogia con i sentieri) l’obbligo della licenza di costruzione, non è accettabile”.

E ai proprietari di rustici non va giù nemmeno il fatto che, con la valenza sovracomunale di un Puc, questo approccio abbia il sapore di una “scorciatoia“. Una modalità "non accettabile da parte dello Stato, che presiede alle norme alle quali tutti i cittadini devono sottostare”. In buona sostanza, si annota nelle osservazioni, si "sottrae ai Comuni e ai rispettivi legislativi la gestione di importanti infrastrutture sul proprio territorio, che dovrà essere vincolate nei propri Piani regolatori e che poi saranno costretti a finanziare”. E a essere limitati nel loro agire, si insiste, saranno altresì i proprietari toccati, i Patriziati, senza trascurare le associazioni che si dedicano al rispetto della natura.

‘Finanziare con la tassa forfait è discriminante’

Infine, l’Upris torna alla carica con quello che è un po’ il suo cavallo di battaglia: le tasse forfait applicate ai proprietari di case secondarie. Anche in questo caso, si fa notare al Dipartimento, “l’attribuzione dei costi alle Otr - a cui saranno assegnate sistemazione e manutenzione delle ciclovie, ndr - e il relativo finanziamento con la tassa è improprio e discriminante". In altre parole, si sottolinea, i proprietari "pagano da soli la manutenzione di un’opera cantonale pubblica”.

L’associazione chiude il suo scritto con due proposte. La prima chiede di sottoporre la proposta pianificatoria ai singoli Consigli comunali; la seconda domanda di non attingere alle tasse forfait.

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In mountain bike sul San Giorgio. Ma l’idea non piace a tutti

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