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26.01.2022 - 22:56
Aggiornamento: 23:17

Droni e galline fra i vigneti. Viticoltori ecosostenibili

Tanti esempi nel Mendrisiotto. Andrea Conconi, direttore di Interprofessione della vite e del vino ticinese: ’Progressi nella produzione biologica’

di Guido Grilli
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Ti-Press
Il raccolto

Oche, galline, capre stanno sempre più soccorrendo i viticoltori nel loro paziente lavoro di produzione di vino e all’insegna dell’ecosostenibilità. Il Mendrisiotto, in particolare, si sta distinguendo in questa via, nel solco degli obiettivi dell’Agenda 2030. Andrea Conconi, direttore di Interprofessione della vite e del vino ticinese-Commissione Ticinowine, dal suo osservatorio dichiara: «Sicuramente il viticoltore, come pure l’agricoltore, è sensibile alla biodiversità e soprattutto a una produzione ecosostenibile. Perché sappiamo che esiste un solo territorio e una sola natura. C’è chi sta compiendo delle prove, inoltre va evidenziato che negli ultimi dieci anni l’utilizzo di erbicidi è diminuito di oltre il 50%, così pure come i prodotti sistemici. Si sono fatti grandi progressi per la produzione biologica, prestando attenzione ai trattamenti delle malattie: non dimentichiamo che la vigna è una pianta molto sensibile e richiede pertanto di essere curata con trattamenti mirati».

E al posto dei diserbanti si fa strada... la natura animale, in grado di tradursi in un concreto aiuto ai viticoltori, nel segno appunto della sostenibilità ambientale. «C’è chi ha iniziato ad affidare il lavoro di ‘pulizia’ dei vigneti alle pecore, chi alle capre, chi alle galline. Ci sono inoltre alcuni viticoltori che si sono convertiti alla produzione biologica. Negli ultimi anni molti giovani si stanno distinguendo per una mentalità più verde. Quindi mi sembra di poter dire che si va senz’altro in questa direzione, anche se ad oggi il numero delle aziende certificate bio rimane ancora basso, seppure comunque in crescita. Il grande problema è che tutti questi cambiamenti, a livello pratico, richiedono molto tempo. Senza contare il clima, che muta tutti gli anni».

All’orizzonte un progetto regionale con gli aiuti dell’Ufficio federale dell’agricoltura

Intanto, a livello regionale qualcosa si sta muovendo nel panorama ticinese, che nell’intero Ticino annovera oltre 2500 viticoltori. Parliamo del progetto “Viso - Viticoltura sostenibile” che intende coinvolgere una quindicina di aziende. Spiega Conconi: «Si tratta di un progetto partito dalla base, sostenuto da Interprofessione, Federviti, piccoli produttori e negozianti di vino - quindi da tutta la filiera - e dalla Sezione dell’agricoltura del Canton Ticino, la quale sta portando avanti l’iniziativa davanti all’Ufficio federale dell’agricoltura. Il progetto si prefigge di trovare soluzioni improntate all’ecosostenibilità, dalla lavorazione del terreno ai trattamenti, garantendo naturalmente la sopravvivenza economica delle singole aziende. Un progetto che si svilupperà sull’arco dei prossimi sette anni, a partire dal 2023. Saranno elargiti sostegni economici da parte della Confederazione, a vantaggio dei singoli viticoltori che metteranno a disposizione le loro singole parcelle di terreno, ciò che richiederà metodi di lavoro meticolosi e precisi nonché scientifici metodi di trattamento». E tra le novità, questa volta di natura tecnologica, si sta facendo strada l’uso di droni, ai quali vengono delegati i lavori di trattamento delle piante, grazie a dei piccoli serbatoi applicati ai velivoli. L’elettronica consente una maggiore precisione sulle superfici interessate, ma oggi ancora non mancano tuttavia aspetti negativi, come il trattamento sul grappolo, non ancora ottimale, e la dispersione del prodotto sul suolo. I droni potranno tuttavia dimezzare i tempi di trattamento». EnricoTrapletti, dell’omonima Tenuta vitivinicola biologica di Coldrerio, è il primo in Ticino ad avere sperimentato i droni per dodici mesi interi, lo scorso anno. Da 1 a 10 qual è il riscontro? «Dieci - risponde il nostro interlocutore. «Il drone non inquina, funziona infatti a batteria e neppure a livello fonico, rispetto al trattore che rimane oltretutto più caro. La velocità di esecuzione del lavoro è inoltre maggiore e il drone si presta per i terreni in pendenza». Enrico Trapletti si dice ora pronto per i prossimi trattamenti di fine aprile, quando rimetterà in moto il velivolo, programmato al centimetro, e assicura di aver trovato un accordo con altri viticoltori desiderosi di condividere l’avveniristica tecnologia.

Il fotovoltaico per energia

Ma se c‘è una cantina che pone al primo posto la sostenibilità ambientale questa è certamente quella a conduzione familiare di Luciano e Grazia Cavallini a Cabbio. I proprietari ci illustrano l’essenza della loro filosofia: «Nel vigneto di Morbio Inferiore abbiamo avviato da un paio d’anni una collaborazione con dei giovani agronomi della start up, ’Future Farmers’: si tratta di un progetto di gestione agricola integrata nella viticoltura. Con loro è il secondo inverno che mettiamo 100 galline in vigna. Dal punto di vista sociale è un’iniziativa molto bella, perché il vigneto si apre alle visite delle persone interessate a comprare le uova fresche sul posto, in fattoria. È un modello già affermato da molto tempo in Svizzera tedesca». Ma quali sono i vantaggi di far razzolare le galline tra i vigneti? «Sono molteplici. Il primo è senz’altro quello di tener pulita la vigna, cosicché risparmiamo il primo sfalcio d’erba primaverile. Le galline inoltre mangiano molte larve d’insetto e questo significa una minor pressione l’estate d’ insetti. Le nostre ospiti d’inverno rilasciano le piume, ciò che costituisce un significativo apporto di minerali al terreno. Non da ultimo, concimano, e producono le uova, offrendo dunque un valore aggiunto all’azienda. Ai nostri abbonati alle uova, il primo anno abbiamo donato loro le galline. Invece quest’anno andranno in un pascolo estivo, precisamente in un bosco, dunque proseguono la loro attività in un altro ambiente agricolo».
Ma l’azienda Cavallini, al suo secondo anno di conversione bio, ha avviato un altro progetto ecosostenibile nel vigneto di Pedrinate, gestito dalla figlia, Marta, ingegnere agronomo. «Si tratta di un progetto di agro-forestazione viticola che persegue lo scopo di avere un impianto viticolo resiliente ai cambiamenti climatici, quindi contro le penurie d’acqua, resistente, chiaramente biologico». Senza contare che la stessa produzione del vino avviene nel pieno rispetto dell’ambiente: «la cantina è alimentata esclusivamente facendo capo all’energia fotovoltaica. E quando c’è una minore produzione utilizziamo l’energia idroelettrica ticinese. L’intera nostra produzione del vino è sostenibile». Pecore e oche sono invece l‘aiuto e al contempo la mentalità in uso all’Azienda vitivinicola Bianchi di Arogno che vanta il prestigioso marchio ’Bio Suisse’. Un’azienda a conduzione familiare, fondata nel 1998 da Marcy e Alberto Bianchi e che ora vedono nei figli due giovani leve, Martino e Gabriele Banchi, rispettivamente 27 e 30 anni. «Lo spirito rimane biologico - assicura da noi interpellata l’azienda. «Tra i vigneti, per mantenerli puliti abbiamo reclutate 10 oche, purtroppo scese a 6 dopo che durante le vacanze natalizie abbiamo ricevuto la sgradita visita di una volpe. Tre-quattro sono invece le pecore alle quali facciamo capo». Insomma, un vero e proprio inno alla natura.

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