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25.10.2021 - 21:04
Aggiornamento : 22:33

Concorsi in Polizia a Chiasso, ‘andava seguita la prassi’

Il Consiglio di Stato dà ragione a una ventina di dipendenti. A essere contestati erano due bandi interni. La capo dicastero: ‘Ne prendiamo atto’

Uomini in divisa, sentivano di avere fatto la cosa giusta. Ora a dare ragione alla ventina di dipendenti della Polizia comunale di Chiasso c’è anche una decisione messa nero su bianco dal Consiglio di Stato (CdS). Un verdetto che non solo accoglie il ricorso depositato dalle divise blu, ma annulla altresì i due concorsi comunali - per altrettante figure dirigenziali - finiti in questi mesi nella bufera. E c’è di più: se la risoluzione cantonale diverrà definitiva - è aperta la possibilità di appellarsi al Tribunale cantonale amministrativo, il Tram -, il Comune dovrà versare ai ricorrenti 800 franchi a titolo di ripetibili. Morale: se la cittadina vorrà assumere un aiutante capo - percepito dagli agenti come un vice comandante, un sostituto - e un sergente capo, chiamato nelle intenzioni a fare da supporto al capogruppo del servizio esterno, dovrà seguire la prassi e pubblicare dei bandi ad hoc per mano del Municipio locale. Che è ciò che i firmatari dapprima di una istanza agli Enti locali, poi di una censura al Cantone chiedevano. Ed è, in parte, quello che ha fatto di recente l’esecutivo, lanciando questa volta (era giugno) un concorso pubblico e designando di fatto il nuovo sergente capo.

’Galeotta’ fu una mail del Comando

In realtà un anno fa le cose non erano andate proprio così, ovvero secondo l’iter di rito. A innescare la querelle fra il Corpo e parte dell’organico e a vivacizzare, al contempo, il Consiglio comunale del dicembre scorso - con un confronto serrato tra il consigliere comunale della Lega Stefano Tonini e la capo dicastero Sicurezza pubblica Sonia Colombo-Regazzoni - era stata infatti una mail interna alla Polizia, indirizzata dal comandante ai suoi uomini operativi sul campo. Il messaggio? Una circolare con la quale si formalizzava l’apertura di un duplice concorso interno, senza peraltro fare cenno alla possibilità di un eventuale ricorso, ci fanno notare. Una procedura apparsa inusuale - che oggi sappiamo non essere corretta - che aveva subito messo sul chi va là il personale. Cosa stava succedendo? Ma soprattutto, per quale motivo questa sorta di ‘bando à la carte’? Come emerge da nostre informazioni, a suo tempo i dipendenti della Polizia avevano esternato tutte le loro perplessità ai superiori. Come dire che prima di imbarcarsi in un ricorso ci hanno pensato bene: nessuno voleva mettere in cattiva luce il Corpo.

‘Tante scuse’

Alla fine, però, ha prevalso l’urgenza di fare chiarezza, che ha portato i ricorrenti a rivolgersi alla Federazione di Polizia, la quale ha poi assicurato loro l’assistenza legale. Certo la firma apposta in calce al documento inviato al Consiglio di Stato, stando alle testimonianze raccolte, sembra essere costata convocazioni, ramanzine e qualche pressione, pur essendo la prima volta che un simile numero di agenti intenta causa al proprio datore di lavoro per una questione di nomine. A un certo momento il gruppo dei ricorrenti è stato sollecitato anche a scusarsi con il Municipio. Chiedendo per tutta risposta (e ottenendo) un incontro con l’esecutivo in corpore. Sta di fatto che la tensione è salita a tal punto da attendere con ansia che il governo si pronunciasse sulla vicenda. Semmai, si fa capire, oggi le scuse andrebbero fatte a i dipendenti.

Nei bandi valgono le regole

Il CdS in ogni caso la sua l’ha detta, ribadendo che i Regolamenti vanno rispettati. A cominciare dallo stesso Regolamento organico dei dipendenti del Comune (Rod). Evocando gli articoli del Rod - il 5 e il 6 in particolare -, il governo conferma che “la procedura di pubblicazione dei concorsi - un atto amministrativo, ndr - sarebbe dovuta avvenire tramite pubblicazione di un formale bando di concorso da parte della competente autorità comunale, che di regola è il Municipio”. E il Consiglio di Stato qui non ha dubbi: spettava “esclusivamente” all’esecutivo promuovere l’iter per le nuove assunzioni. A quanto pare, però, l’autorità cittadina è scivolata sul Rugras, il Regolamento concernente l’uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di Polizia che, ribadisce il Cantone, ha l’unico scopo di “definire condizioni armonizzanti in materia di gradi e stipendi tra le varie Polizie comunali e quella Cantonale”. Quindi non fa riferimento ad aspetti di natura procedurale e in caso di concorsi non fa testo.

‘In futuro ci atterremo alla prassi’

Posti di fronte all’esigenza di introdurre una nuova figura - quella dell’aiutante capo - non prevista dall’organico comunale, a Chiasso si pensava invece di poter proprio far leva sul Rugras. «Adesso - commenta a ‘laRegione’ la capo dicastero Sonia Colombo-Regazzoni - la procedura da seguire è stata chiarita e in futuro ci atterremo a quanto indicato». La decisione del governo, in effetti, richiama al Rod. «Ne prendiamo atto serenamente. Del resto, chi lavora sbaglia. In ogni caso, lo confermo: credevamo che il Regolamento sull’uniformazione dei gradi e degli stipendi ci desse questa facoltà. Resta quindi la perplessità sul campo di applicazione del Rugras. Non trascuriamo il fatto che la decisione formale sarebbe spettata al Municipio». Il sindaco Bruno Arrigoni, dal canto, suo, ammette che quello è stato un po’ il punto debole dell’iter seguito. Si farà appello al Tram? «Personalmente non ne vedo i motivi. Rifaremo il concorso».

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