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Il 9 ottobre si manifesta a Mendrisio
28.09.2021 - 16:30
Aggiornamento: 17:13

Mendrisio, in piazza contro il dumping salariale

Il Ps del Mendrisiotto e Basso Ceresio si mobilita al fianco dei sindacati storici. Il presidente: ‘Questo modo di agire non è accettabile’

“In questa battaglia i lavoratori non sono soli”. Il Partito socialista del Mendrisiotto e Basso Ceresio il 9 ottobre prossimo sarà al Mercato Coperto a Mendrisio per levare “il nostro grido di indignazione” e difendere l’applicazione del salario minimo, che scatterà a dicembre, e contrastare il dumping salariale. E l’invito rivolto a cittadine e cittadini è a partecipare “in massa” alla manifestazione indetta dai sindacati Ocst e Unia. Quanto accaduto in tre industrie manifatturiere del Distretto, si fa capire a chiare lettere, non può passare sotto silenzio. Così come resta sotto ‘osservazione’ l’operato dello “pseudo sindacato” TiSin, in cui siedono anche esponenti di spicco della Lega dei ticinesi.

“La nostra regione – annota il presidente del Ps regionale Marco D’Erchie – è da anni vittima di aziende irresponsabili che si insediano sul nostro territorio, deturpandolo e offrendo salari che talvolta sono addirittura inferiori agli importi delle prestazioni assistenziali. Questo modo d’intendere e di fare economia non solo non porta alcun beneficio, ma distrugge il nostro tessuto sociale e rende invivibile il nostro territorio”. Di conseguenza, si fa memoria, “il salario minimo approvato dal popolo qualche anno fa è quindi una delle misure concrete attuabili (seppur perfettibile) a difesa e a tutela dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici residenti”, il tutto a vantaggio anche dei giovani in cerca di un impiego. D’altro canto, sottolinea ancora D’Erchie, “solo ponendo delle basi retributive solide potremo interrompere quel gioco al ribasso che è in atto oggi nel mercato del lavoro ticinese”.

Ecco che l’azione di TiSin ha lasciato basiti a Sinistra (ma non solo). “Mai ci saremmo immaginati, dopo tutti questi anni di discussioni, scandali e soprusi, che qualcuno potesse anche solo immaginare che in Ticino si possa vivere con meno di 19 franchi orari”. Ed è a questo che si reagisce. “Nel nostro modo di intendere la società questo non è accettabile – conclude D’Erchie –. Per questo ci batteremo con tutti i mezzi possibili per impedire che lo sfruttamento di alcuni ai danni di altre persone abbia campo libero”.

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