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27.07.2021 - 20:290
Aggiornamento : 23:34

L'allerta maltempo tiene in scacco il Mendrisiotto

Lo stato maggiore di condotta è entrato in servizio. Le testimonianze di chi è stato evacuato e di chi ha lavorato sul campo per garantire la sicurezza

Un fiume Breggia così grosso in pochi lo avevano visto. È forse questa l'immagine principale che resterà nella memoria dei cittadini del Mendrisiotto dopo le due giornate di maltempo che si sono abbattute sulla regione. L'allerta resta alta – quella diramata da MeteoSvizzera per il Mendrisiotto di grado 3 terminerà domani alle 18, con la fase più intensa annunciata tra le 11 e le 16 –, al punto che è stato istituito uno Stato maggiore di condotta. “Dal momento che vi è ancora pericolo per quanto riguarda l'ingrossamento repentino dei fiumi e possibili franamenti – si legge in una nota della Polizia cantonale – si invita la popolazione a continuare a prestare attenzione e in particolare limitare gli spostamenti allo stretto necessario nelle zone colpite dalle precipitazioni; non sostare sui ponti o in prossimità dei corsi d'acqua ed evitare di avvicinarsi alle zone a rischio di scoscendimenti e di caduta di alberi”. L'eccezionalità delle precipitazioni ha portato anche a un record: come riferito dalla Rsi, le dieci stazioni meteorologiche che hanno registrato la maggiore quantità di acqua sono tutte in Ticino e il primato è stato raggiunto a Coldrerio, con 330,3 litri, dei quali 174,2 in 24 ore. Una quantità che non si vedeva dall'ottobre del 1951 quando, stando alle serie storiche della stazione di Coldrerio, si era arrivati a 306 litri in due giorni.

La conta dei danni

Per i militi del Centro di soccorso cantonale Pompieri del Mendrisiotto, quella odierna è stata una «giornata molto intensa». Il vicecomandante Alberto Ceronetti spiega che ci sono stati 130 interventi e che i militi impegnati sul territorio sono stati 55. La tregua concessa nel pomeriggio ha permesso di risolverne più della metà, e anche i livelli dei fiumi si sono abbassati già nel pomeriggio. Ma l'allerta non è finita. «Ci stiamo preparando per le prossime chiamate, abbiamo parlato con MeteoSvizzera e sappiamo che ci saranno altre precipitazioni», spiega il vicecomandante. Gli interventi sono stati effettuati in tutto il comprensorio, e in particolare in Valle di Muggio, Morbio Inferiore, Novazzano, Genestrerio, Chiasso e Vacallo. Pompieri e Polizia cantonale, coadiuvati della Comunale di Chiasso e di Mendrisio, sono intervenuti per allagamenti, scoscendimenti, colate di detriti, cedimenti di muri (due muri di contenimento sono caduti a Vacallo e a Morbio Superiore, finendo addosso a un'abitazione) e alberi caduti che hanno richiesto la chiusura di alcuni dei tratti di strada interessati. Una palazzina di sei appartamenti di Chiasso è invece stata evacuata a causa dell'allagamento della cantina. Non si registrano feriti. La lista di danni e disagi è molto lunga. Tra i vari ci sono la chiusura, almeno fino a domani, della Ferrovia Monte Generoso e il cedimento della via alle Cascine di Vacallo. Nel Comune alcune abitazioni hanno dovuto essere evacuate.

Breggia: ‘Non uscite’

Il maltempo ha colpito in modo particolare il Basso Mendrisiotto, senza risparmiare il Comune di Breggia. Nelle prime ore di oggi una colata di fango e detriti ha invaso la strada cantonale a Caneggio e poche ore dopo si è riproposta la medesima situazione più a valle, all’altezza del Ponte di Sagno, rendendo la circolazione difficoltosa. «Questa mattina la situazione era preoccupante al punto da dover diramare un comunicato che invitata la popolazione a uscire di casa solo per le urgenze – spiega, raggiunto da ‘laRegione’, il sindaco Sebastiano Gaffuri –. Questa raccomandazione, che segue quelle della Polizia, resta valida». Nel Comune sono stati registrati smottamenti, colate di materiale ed esondazioni di riali. Sull'arco della giornata si è proceduto con la pulizia delle strade e delle abitazioni raggiunte da materiale. A impegnare particolarmente il Comune è stato il riale Bregno di Caneggio che, racconta il sindaco, si è gonfiato in modo veloce e preoccupante. «Il riale scorre proprio dove è in corso il cantiere della strada. Dopo essere uscito dagli argini, ha deviato il suo corso naturale e ha ‘mangiato’ una scarpata. Abbiamo dovuto riportarlo nel suo argine naturale e togliere il materiale». Il livello di allerta resta alto. «Sono eventi periodici e abbastanza frequenti in Valle – conclude Gaffuri –. È stata l'intensità delle precipitazioni a essere eccezionale». L'Azienda acqua potabile di Breggia ha diramato un avviso di limitazione dell'utilizzo dell'acqua. Fino a nuovo avviso sono vietati irrigazione di campi, prati o giardini, lavaggio di veicoli e riempimento di piscine. “Limitazioni necessarie per garantire a tutti i cittadini la fornitura minima di acqua potabile per il normale fabbisogno personale”.

‘Mai visto il fiume così, che paura!’

Tra chi ha dovuto subire maggiormente i disagi causati dal maltempo ci sono anche le quattro persone che si trovavano a lavorare presso la Casa del Vino Ticino, a pochi passi dal Centro Breggia. A loro è infatti stato ordinato di evacuare rapidamente l'edificio poco prima di mezzogiorno. «La paura è stata davvero tanta. Ci è stato ordinato dalla polizia di abbandonare immediatamente l'ufficio», racconta Monica Thaler, impiegata presso Ticinowine che ha la sua sede proprio negli spazi dell'ex Mulino del Ghitello. «Dalla nostra postazione di lavoro non avevamo percepito la gravità della situazione, dalla finestra non vediamo infatti il fiume anche se è a pochi passi e il rumore dell'acqua non pareva particolarmente diverso dal solito». Una percezione che è rapidamente cambiata con il sopraggiungere degli agenti, «Già dalla loro espressione e dal tono della loro voce si capiva che la situazione era particolarmente seria. Una volta giunti all'esterno ho visto la portata del corso d'acqua, era davvero impressionante. Mi tremavano le gambe. In vita mia non mi era mai capitato di vedere il Breggia così rabbioso», ha affermato ancora con una certa agitazione Monica. Per motivi di sicurezza le quattro persone, una volta raggiunto il parcheggio posteriore del centro commerciale, hanno dovuto percorrere la strada opposta a quella che corre lungo il torrente, solitamente riservata solo ai fornitori. «La mattina, appena arrivata, mi sono detta che il pomeriggio avrei potuto lavorare da casa. Una scelta che alla fine si è rivelata obbligata». Sempre per quanto riguarda la zone del Parco gole della Breggia è al momento impraticabile l'intera rete di sentieri.  

‘Le nuove ove hanno salvato l'A2’

A fare alle da contraltare alle tante notizie negative ‘piovute’ nella giornata di oggi c'è il perfetto funzionamento fornito dalle ove di Capolago. I riali che scendono lungo il Monte Generoso sono stati negli ultimi anni sottoposti a importanti lavori di messa in sicurezza, terminati all'inizio dell'estate. «Possiamo dire che gli ammodernamenti alle vasche di contenimento hanno funzionato, le ove sono state sufficienti – ha affermato l'ingegnere Giovanni Pedrozzi, consulente per il Consorzio manutenzione arginature medio Mendrisiotto –. Senza gli ammodernamenti appena ultimati avremmo avuto delle colate di fango sull'autostrada sottostante come avvenuto a più riprese nel luglio del 2011». Un evento che avrebbe senza dubbio causato disagi molto importanti, con il forte traffico di questo periodo che sarebbe rimasto bloccato per diverso tempo costringendo i Pompieri a intervenire immediatamente. «Contro i pericoli naturali una sicurezza totale non si può mai avere. Bisogna quindi calcolare il rapporto tra costi e benefici quando si opera per arginare questo genere di fenomeni, nel nostro caso il calcolo si è rivelato esatto. Non è però sempre facile, si tratta comunque di stime e l'entità di un fenomeno di maltempo la si può misurare solo quando si avvera». Le ove sarebbero infatti potute essere rivestite interamente in cemento, una scelta che è stata scartata per gli alti costi. Ciò nonostante gli ammodernamenti hanno raggiunto completamente il loro scopo, proteggendo l'A2 dalle grandi colate di fango. «Negli anni si è investito per ridurre i danni causati dalla natura, un processo che ha dato sicuramente i suoi frutti». Ad aver retto, non rendendo così necessarie delle riparazioni, sono anche state tutte le strutture in legno che compongo il sistema di sicurezza. «Ora faremo dei calcoli, per i nostri committenti, per capire se conviene costruire nuove strutture così da poter abbattere i costi di manutenzione annui. Questo tenendo conto che eventi del genere possono ripetersi a cadenza regolare», ha concluso Pedrozzi. 

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