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Busto Arsizio (archivio Ti-Press)
18.05.2021 - 16:070

Il 2020 di Hupac ha chiuso nelle cifre rosse

A pesare nel bilancio della società con sede a Chiasso sono stati il crollo del traffico marittimo d'oltremare e il lockdown economico in Europa

Hupac archivia il 2020 in rosso: la società con sede a Chiasso, principale operatore europeo del traffico intermodale (strada/ferrovia), ha subito una perdita di 2,5 milioni di franchi, su un fatturato di 597 milioni. Sono state trasportate 1'913'000 TEU (twenty-foot equivalent unit: è l'unità di misura del ramo, equivalente in pratica alla grandezza standard di un container, circa 38 metri cubi di ingombro totale), un volume in calo dello 0,9% rispetto al 2019, emerge dalle informazioni pubblicate oggi.

Hanno pesato il crollo del traffico marittimo d'oltremare e il lockdown economico in Europa come conseguenza diretta della pandemia nella prima metà dell'anno. La domanda si è poi ripresa nel secondo semestre, raggiungendo il livello del 2019 a fine anno.

Per l'esercizio in corso Hupac prevede una crescita del traffico a una cifra percentuale e un risultato d'esercizio positivo. Ancora più interessanti si fanno però le prospettive a medio termine: Nei prossimi anni Hupac stima che vi sarà un'ulteriore significativa crescita del trasporto combinato: oltre alla politica attiva di trasferimento modale della Svizzera, ora anche il Green Deal europeo ha fissato obiettivi definiti ambiziosi: Le emissioni di gas serra del settore dei trasporti dovranno infatti essere ridotte del 90% entro il 2050 e il trasporto ferroviario delle merci dovrà raddoppiare.

Fondata nel 1967, Hupac può contare oggi su un organico di 560 persone che operano in 14 sedi (Basilea, Baden, Aarau, Busto Arsizio, Piacenza, Pordenone, Singen, Colonia, Amburgo, Rotterdam, Anversa, Varsavia, Mosca, Shanghai) con 21 locomotive e circa 7'300 moduli carro. La rete del gruppo comprende 150 treni al giorno con collegamenti tra le principali aree economiche europee, la Russia e l'Estremo Oriente. Il 72% delle azioni è in mano ad aziende della logistica, il 28% a compagnie ferroviarie.

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