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15.03.2021 - 16:35
Aggiornamento: 17:08

Pompieri del Mendrisiotto, consolidamento e nuove sfide

Il bilancio 2020 indica che gli interventi d'urgenza sono stati 550. Il coronavirus non ha compromesso l'attività

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L'incendio dello scorso dicembre al deposito di pneumatici di Mendrisio (archivio Ti-Press)

È stato l'anno della pandemia, oltre che al secondo di attività a pieno regime, ma anche l'anno del consolidamento per il Centro soccorso cantonale pompieri del Mendrisiotto. A livello d'interventi, il 2020 verrà in modo particolare ricordato per l'incendio al Mulino di Maroggia e per il rogo che ha interessato un deposito di pneumatici di Mendrisio. Lo scorso anno i pompieri del Mendrisiotto hanno effettuato 550 interventi d'urgenza (-9 rispetto al 2019), 194 servizi a terzi (-15). Nonostante la pandemia e il lockdown della corsa primavera abbiano ridotto tutte le attività, i numeri sono di poco inferiori rispetti al 2019 e hanno interessato tutti i Comuni del comprensorio. «La pandemia ha influenzato in modo non indifferente la situazione per interventi e formazione – commenta il comandante Corrado Tettamanti, dallo scorso mese di luglio anche Presidente del Consiglio direttivo della Federazione Pompieri Ticino –. Lo Stato Maggiore ha preso in mano la situazione in modo molto professionale, e lo sta facendo ancora oggi, introducendo cambiamenti non indifferenti: se prima per un intervento bastava salire sul mezzo e partire, oggi bisogna sapere a cosa si va incontro e tutte le misure di sicurezza da applicare per far fronte alla anomala con cui conviviamo». Il coronavirus non ha compromesso l'attività del Corpo. «La situazione è stata tranquilla e gestibile – conferma il comandante –. Abbiamo avuto un massimo di quattro militi o in quarantena o toccati dall'infezione». Alcune attività – come un ciclo completo di guardie festive, formazioni e servizi di prevenzione e polizia ausiliaria – hanno dovuto essere annullate e sono almeno in parte riprese nella seconda metà dell'anno.

Assunto il terzo professionista

Lo scorso anno, si diceva in apertura, è stato l'anno del consolidamento che nel 2019 ha portato alla nascita del centro di soccorso. «Dopo un anno in cui la delegazione consortile si è chinata soprattutto sulla stesura dei documenti necessari al funzionamento del Consorzio, nel 2020 l'attività si è potuta maggiormente indirizzare al funzionamento quotidiano del Centro – spiega Samuel Maffi, presidente della Delegazione consortile e capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio –. Un primo importante traguardo è stata l'assunzione dei primi due pompieri permanenti». Dopo Michele Aramini e Davide Chiesa, a inizio marzo si è aggiunto Silvio Fraschini che si occupa della gestione degli oltre 40 veicoli in dotazione. «Il milite permanente è una necessità forte – ammette il comandante Tettamanti – ma deve essere introdotta in modo consono anche per gli aspetti finanziari legati ai comuni consorziati». L'ideale, aggiunge Tettamanti, «è avere 5 figure professionali che garantiscono la partenza nei canonici due minuti durante l'orario lavorativo».

Preoccupa la fascia diurna

Questi traguardi, uniti all'entrata in funzione della nuova centrale d'allarme presso la Cecal di Bellinzona, mettono le basi per le prossime tappe di consolidamento e le sfide che il Centro di soccorso dovrà affrontare in futuro. Tra queste ce n'è una ormai annosa. «Bisognerà chinarsi sulle sempre maggiori difficoltà nel reperire pompieri volontari nelle fasce diurne feriali: nel privato si fa sempre più fatica a distaccare i militi – continua Samuel Maffi –. Oggi la copertura di questi picchetti è quasi completamente garantita da dipendenti comunali di Chiasso e Mendrisio che interrompono il loro lavoro e si recano in urgenza in una delle due sedi – il Centro di pronto intervento di Mendrisio o la sede distaccata di Chiasso – per garantire l'interventistica». Atra sfida è l'arrivo della nuova Legge cantonale sui pompieri qual strumento al passo coi tempi per la gestione di un Ente di pronto intervento. «Purtroppo non è ancora in vigore – ammette con un certo rammarico Maffi –. Se ne discute ormai da 20 anni, speriamo che la situazione si sblocchi nei prossimi mesi». Nel secondo semestre dello scorso anno, alcuni mandati operativi distribuiti dal Comando agli Ufficiali per la riorganizzazione dei gruppi di allarme e delle sezioni hanno voluto consolidare il corpo unico del Mendrisiotto. Il comandante ha voluto ringraziare la Delegazione consortile – Maffi è affiancato dalla vicepresidente Sonia Colombo-Regazzoni e dai membri Claudia Canova, Fabio Canevascini e Luca Binzoni – «per il sostegno dato a questa riorganizzazione: senza il loro supporto non sarebbe stato possibile».

Il ringraziamento al pompiere

Il Centro di soccorso cantonale del Mendrisiotto conta attualmente 148 militi. Tra loro ci sono quattro donne «in prima linea con picchetti e attività di primo intervento – conclude il comandante Tettamanti –. Questo per me è una soddisfazione non indifferente». A nome della delegazione, Samuel Maffi ha voluto ringraziare «un pompiere». La sera dell'incendio al deposito di copertoni, questo milite era di terza uscita (un gruppo di intervento che raramente viene sollecitato) e si trovava a cena, quando gli è suonato il pager. «Mi ha raccontato che non ha mai smesso di lavorare, che in quella notte ha utilizzato dieci bombole di ossigeno e che al mattino, quando ha fatto la doccia, era tutto nero – racconta e conclude Samuel Maffi –. Voglio ringraziare proprio lui per l'impegno e il sacrificio. Il suo intervento, e quello di tutto il Corpo, ha permesso di evitare danni ambientali che potevano essere importantissimi ma che sembrano essere abbastanza limitati».

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