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06.06.2020 - 11:20

Promesse di altre gru a Mendrisio. Stabili residenziali in vista

Accanto al Centro di pronto intervento spuntano le 'modine' che annunciano un nuovo complesso. Mentre si rilancia il progetto di Genestrerio

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Occhi puntati sul vecchio grotto Valera (Ti-Press)

Allentate le misure anti coronavirus e riaperti i cantieri, si sono risvegliate anche le iniziative immobiliari. A Mendrisio ce n'è già qualche segnale... ben visibile. In effetti, c'è chi ripesca dal cassetto un progetto che, a Genestrerio (nell'area di Valera), si era scontrato con le opposizioni del vicinato e delle Associazioni ambientaliste, oltre che con il preavviso negativo del Cantone, non riuscendo a superare la prova della licenza edilizia. E vi è chi si lancia in una avventura del tutto nuova. Ad annunciarla le modine comparse, di recente, accanto al Centro di pronto intervento (Cpi), lì all'ingresso della Città, e che tratteggiano un insediamento imponente. Se ne saprà di più da lunedì prossimo, quando i promotori privati depositeranno in via ufficiale la domanda di costruzione. Ciò che appare, sin d'ora, una certezza è che, in entrambi i casi, le discussioni non mancheranno, dentro e fuori la politica locale. Con una differenza: la prima proposta, determinata a realizzare sulle macerie del vecchio grotto Valera un complesso abitativo, rilancia da una soluzione che dovrebbe dare delle risposte alle censure originarie; la seconda iniziativa prefigura un altro intervento residenziale che va a incidere su un territorio al centro, negli ultimi anni, del moltiplicarsi di stabili, appartamenti e locali sfitti.

Altri appartamenti (ma non solo) all'ingresso di Mendrisio

Per ora dei piani immaginati nelle adiacenze del Cpi si sa poco. Spuntati i pali in legno che, da prassi, delimitano il volume dell'operazione - che si prefigura ragguardevole (a occhio) - e precedono la pubblicazione del dossier vero e proprio, nel capoluogo si sono rincorse le voci, che parlano di un complesso destinato a fare posto ad altri alloggi, ma altresì a un polo congressuale. Tutto ciò in una zona ad alto potenziale quanto a sfruttamento degli indici (si tratta di un'area R5). Rimangono da svelare i contorni (e i contenuti) dell'operazione, che ancorché abbozzati stanno sollevando non pochi interrogativi all'interno delle istituzioni comunali.

Un progetto al posto dell'ex grotto Valera

Non si prospetta ancora una data, invece, per l'ufficializzazione della variante che, nelle intenzioni dei fautori - la Cdl Sa di Lugano -, dovrebbe abbattere tutte le resistenze alla costruzione immaginata in via Vallera a Genestrerio. In origine i cinque edifici e i ventotto appartamenti ai quali dava concretezza la domanda di costruzione presentata nel dicembre del 2018, in effetti, non avevano convinto per il loro impatto sul paesaggio circostante, per l''invasione' di campo dello spazio occupato dal fiume Laveggio e la distanza dal bosco. Tant'è che con il vicinato erano insorti pure Pro Natura e i 'Cittadini per il territorio'.

Un incontro con i vicini

Ora per aprire la strada alla nuova soluzione architettonica i promotori hanno chiesto (e ottenuto) di incontrare chi si era messo di traverso, in particolare fra i confinanti. Sui contenuti di dettaglio della proposta i rappresentanti delle parti coinvolte mantengono il riserbo, ma da quanto abbiamo potuto appurare l'intervento, una volta rimesso mano al progetto di partenza, è stato ridimensionato nei volumi. Gli ambiti su cui far leva sono, soprattutto, le superfici occupate dagli appartamenti e l'autorimessa. Resta da chiarire ancora la tipologia delle abitazioni previste (quanto a locali e dimensioni) e dei potenziali inquilini futuri (famiglie o studenti?). Infine, l'opera restituirà una visione globale visto il panorama circostante? Per dare delle risposte puntuali occorre attendere la nuova richiesta edilizia.

Il nodo del Laveggio

Viene, per contro, da pensare che la società privata decisa a investire sul terreno dell'ex grotto - che si pianifica di demolire - abbia sciolto i nodi portati alla luce dai servizi cantonali, a tal punto da convincere, nel gennaio del 2019, il Dipartimento del territorio a bocciare il primo progetto e chiudergli la strada verso la licenza edilizia. In quel frangente il giudizio dipartimentale era stato alquanto severo. Il complesso residenziale? Ritenuto fuori contesto, anzi, persino in conflitto con l'ambiente locale. Per i tecnici del Cantone costruire (così come si prospettava all'epoca) delle palazzine dove il fiume scorre libero, fra Genestrerio e Ligornetto, si pone in 'netto contrasto' con il corridoio riservato alle acque (come stabilito dalla leggi federali). Il richiamo era stato, quindi, netto: quel comparto, si scandiva nel preavviso, 'esige' un approccio attento alle sue caratteristiche paesaggistiche, di pregio, e ai suoi contenuti naturalistici. Una linea guida alla quale non sarà possibile derogare.

 

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