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26.08.2019 - 05:50

Una selva di antenne in città

A Chiasso fa discutere il progetto di posare un impianto di telefonia mobile sul tetto di un palazzo del centro

di Daniela Carugati
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Camminando, il naso sul telefono cellulare, è difficile rendersene conto. Ma basta alzare lo sguardo, verso i tetti dei centri urbani, per scoprire che, in questi anni, la selva di antenne si è infittita. Oggi nel Mendrisiotto se ne contano più di una cinquantina: e la contabilità è in divenire. Cartina alla mano, zoomando sui due poli – la mappa fornita dal Dipartimento del territorio sul sito del Cantone, www.ti.ch, in tal senso è illuminante – la concentrazione di impianti è evidente. Se ne sono accorti pure i chiassesi, che nel corso dell’estate si sono messi a fare la conta delle domande di costruzione (quattro al momento) che annunciano l’intenzione delle maggiori aziende, titolate per la diffusione della telefonia mobile, di issare nuove stazioni o di potenziare le esistenti. L’ultima in ordine di tempo, in pubblicazione fino a venerdì 30 agosto, oltre a far rizzare... le antenne (è il caso di dirlo) a proprietari confinanti e inquilini ha iniziato, poi, a far muovere pure le acque della politica locale. Ma come, ci si è chiesti, ancora un’antenna in pieno centro? E le radiazioni non ionizzanti che effetto avranno su chi vive e lavora nel quartiere?

Il progetto firmato da Swisscom, del resto, non lascia dubbi. L’obiettivo è quello di posare un nuovo impianto “radio base per la ricetrasmissione dei segnali di telefonia mobile” in cima al palazzo City, al numero 25 di Corso San Gottardo. Ovvero non distante da altre infrastrutture simili. Per taluni si tratta di nove metri di antenna di troppo. Tant’è che, fra chi abita nel raggio dei 679 metri entro il quale ci si può mettere di traverso, sta già circolando l’idea di presentare un’opposizione collettiva. Così come è già successo a Pedrinate per l’impianto in zona Pignolo o per quelli di via Bossi 54 o in via Odescalchi 15, che hanno sollevato censure a decine. Gli argomenti a cui si pensa di appellarsi? Innanzitutto il principio di precauzione e la tutela della salute dei cittadini. La popolazione, insomma, ha fame di certezze scientifiche sulla questione dell’elettrosmog. E qui potrebbe venire in soccorso lo studio commissionato dall’Ufficio federale dell’ambiente, annunciato a Berna per la fine dell’anno. Sino ad allora, suggeriscono i contrari, perché non soprassedere?

La Città fissa le regole

Di sicuro a Chiasso le recenti domande di costruzione resteranno, di fatto, nel limbo (quindi in sospeso), in attesa di concludere la procedura che accompagna l’introduzione di una nuova variante di Piano regolatore, determinata a disciplinare la posa delle antenne per la telefonia mobile. Il Municipio l’ha messa a punto (in verità l’ha ri-presentata) a fine luglio, consegnandola all’esame commissionale. E a breve, ci fa sapere il capodicastero Pianificazione di Chiasso Davide Lurati, «sarò convocato per discuterne nei dettagli». Poi la parola passerà al Consiglio comunale. La cittadina di confine, al pari di altri cinque Comuni, ha deciso di far leva sulla pianificazione proprio per mettere ordine nella selva di impianti e, soprattutto, per salvaguardare le zone sensibili del territorio. Un criterio invocato, a suo tempo (era l’ottobre del 2015), dal gruppo Plr, autore di una mozione condivisa, nel marzo del 2016, anche dal legislativo. Ecco perché l’esecutivo ha stabilito un ordine di priorità nella scelta dei comparti dove collocare gli impianti, applicando così il ‘modello a cascata’, su cui, peraltro, è stato messo il sigillo federale. L’approccio, d’altro canto, ha già trovato il consenso del Dipartimento del territorio, il quale ha staccato un preavviso favorevole sulle varianti di Pr. In buona sostanza, le aziende di telefonia potranno operare, a scalare, solo nelle ‘zone per il lavoro’ (per prime), nelle ‘zone miste’, nelle ‘zone residenziali e miste’ e, unicamente in ultima ratio, nelle ‘aree delimitate dal raggio di 150 metri da locali dove soggiornano persone particolarmente sensibili, quali scuole, case anziani, strutture ospedaliere e simili’. Non solo, le norme prevedono che i gestori delle antenne devono “di volta in volta dimostrare che non sono disponibili ubicazioni nelle zone con priorità più alta”. Come hanno reagito Sunrise, Salt e Swisscom? Recapitando una presa di posizione congiunta. Ma la partita è tutt’altro che chiusa.

La situazione: questione di norme

Per il Cantone ciò che conta è far rispettare le regole. Un’applicazione “accorta e rigorosa” delle norme federali e cantonali oggi è la sola via percorribile, nel rispetto “sia del cittadino che degli operatori di comunicazione mobile”. Il Consiglio di Stato lo ha messo, una volta di più, nero su bianco di recente, rispondendo agli interrogativi della deputata dei Verdi Claudia Crivelli Barella. La bussola per districarsi nel dedalo delle antenne – sullo sfondo i timori per i possibili effetti dell’elettrosmog sulla salute – è data dall’Ordinanza federale sulla protezione da radiazioni non ionizzanti (Orni), che stabilisce i valori limite di esposizione. Per gli impianti di telefonia mobile si è introdotta una soglia inferiore a quella prevista a livello internazionale e riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità. Non solo, al momento, come si ricorda nella ‘Statistica ticinese dell’ambiente e delle risorse naturali’ del 2017, “si applica un principio di precauzione, vale a dire che si incoraggiano le tecnologie a bassa emissione e si mira a ridurre, per quanto possibile, l’esposizione della popolazione alle Rni”, le radiazioni non ionizzanti. Radiazioni emesse, richiama lo stesso documento, dalle “linee per il trasporto dell’energia elettrica, i telefoni cellulari e le loro antenne, le stazioni emittenti per radio e tv, gli impianti radar e molti apparecchi elettrici di uso comune (televisione, radio, computer, forno a microonde, apparecchi wi-fi ecc.)”. La rassicurazione cantonale unita alla verifica che l’83 per cento delle stazioni non superano i limiti (i dati sono stati controllati fra il 2000 e il 2008) e al fatto (accertato) che “la maggior parte della popolazione è esposta a intensità di Rni giudicate deboli” non sembrano bastare, però, a tranquillizzare chi si ritrova a tu per tu con un impianto. Nel frattempo, il Cantone continua a tenere sotto osservazione la situazione (dal 2000 le misurazioni sono regolari). Anche a Chiasso si sono posate otto antenne di monitoraggio. Per alcuni da controllare ci sarebbero pure i compensi versati ai proprietari degli stabili dove si issano le antenne. In luglio, a margine della querelle nata attorno a un impianto a Pollegio, si è saputo che Swisscom avrebbe offerto 100mila franchi per posare le sue apparecchiature in un giardino privato.

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