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Ultimo aggiornamento: 22.09.2019 12:06
Mendrisiotto
05.08.2019 - 17:050

La sedia è vuota, ma la condanna arriva comunque

Pena pecuniaria al 22enne somalo che picchiò due persone fuori da un locale pubblico di Chiasso. Prosciolto, per contro, da tutta una serie di furti

La sedia dell’aula penale minore riservata all’imputato, questa mattina, era ancora vuota. Stesso copione, dunque, di quanto avvenuto lo scorso luglio. Davanti alla Corte delle assise correzionali sarebbe dovuto comparire un 22enne cittadino somalo residente a Chiasso, ma di lui non s’è vista traccia, dando così il la a un processo effettuato per via contumaciale. E malgrado l’assenza – affidandosi così all’avvocato Massimo de’ Sena senza potersi difendere – il 22enne si è visto infliggere una pena minore rispetto a quanto prospettato dalla pubblica accusa sostenuta dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier. Dai sei mesi di detenzione (sospesi per un periodo di prova di 3 anni) – frutto ripetuta aggressione, ripetuto furto, ripetuto danneggiamento, minaccia, violazione di domicilio, contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti e contravvenzione alla Legge federale sul trasporto viaggiatori – si è passati alla pena pecuniaria: 150 aliquote di 30 franchi (sospese per due anni). Questo anche in virtù del fatto che la Corte – presieduta dal giudice Marco Villa – oltre all’incensuratezza del 22enne ha riconosciuto solo parzialmente il decreto d’accusa. In sostanza per la Corte, la quale ha evidenziato alcune lacune durante l’inchiesta, sono cadute diverse accuse. A partire dal reato di ripetuta aggressione. Il 22enne, infatti, si sarebbe macchiato di più azioni, tra l’agosto del 2014 e il febbraio del 2016: due pestaggi a Vacallo e uno a Chiasso dove, all’esterno di un locale pubblico (dal quale era diffidato) ha preso a pedate, spintoni e colpito con un cestino-posacenere due persone (procurando a una vittima un trauma cranico lieve). Il giudice, basandosi sui confronti effettuati in fase d’inchiesta, non ha potuto convalidare la tesi della pp, riconoscendo nel primo caso il reato di vie di fatto – quindi caduto in prescrizione – e nel secondo le lesioni semplici qualificate. A Vacallo, inoltre, «un testimone – ha spiegato il giudice – dice di aver visto che era un ‘bianco’ a picchiare», non evidentemente l’imputato. Prosciolto anche da ogni furto e danneggiamento (come ad esempio al chiosco della piscina comunale di Chiasso): in questo caso, ha ravvisato il giudice, i vari confronti con i presunti correi – unitamente ai loro decreti d’accusa – hanno evidenziato «discrepanze». Condannato, per contro, per minaccia anche in considerazione del fatto che la frase «io ti ammazzo, io ti uccido» lascia poco spazio a dubbi. Colpevole, infine, anche di violazione di domicilio, essendosi recato in un locale pubblico della cittadina malgrado fosse diffidato, nonché contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti per aver consumato un imprecisato quantitativo di marijuana.

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