Mendrisiotto
24.07.2019 - 19:190
Aggiornamento : 22:24

Due anni ed espulsione perché non era un semplice corriere

Condannato il 28enne albanese con più di 20 viaggi (con la droga) all’attivo tra i boschi del Varesotto e Campione d'Italia

Per l’accusa, ovvero stando alla procuratrice pubblica Pamela Pedretti, «non era un mero corriere della droga». Per la difesa – rappresentata dall’avvocato Patrick Fini e dall’MLaw Carlotta Battaglioni –, era soltanto «l’ultima anello» dell’organizzazione criminale. Nel mezzo, lui, 28enne cittadino albanese, colpevole di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. Uomo che, ha ammesso quest'oggi davanti alla Corte delle assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, tra il marzo del 2018 e il gennaio di quest’anno (ovvero al momento del suo arresto), ha effettuato almeno 20 viaggi con la cocaina nell’auto, dall’Italia a Campione d’Italia.

Ventinove trasporti per un totale di oltre mezzo chilo di cocaina con un elevato grado di purezza, secondo la Corte, la quale, in definitiva, gli ha imputato un «importante coinvolgimento che va al di là del semplice corriere». Una conferma, quella relativa al suo ‘grado’ all’interno dell’organizzazione criminale che è arrivata direttamente dal... carcere e che gli è valsa una condanna a 24 mesi (sospesi per un periodo di prova di due anni) e all’espulsione dalla Svizzera per 5 anni.

Del carcere s’è detto. Già, perché mentre era alla Stampa, le videocamere della sorveglianza interna lo hanno immortalato mentre parlava con un altro detenuto durante il passeggio. Detenuto che, interrogato, ha vuotato il sacco. L’imputato condannato oggi, è emerso, riceveva le chiamate e «gli mandava i suoi ragazzi». Due uomini di origine albanese (arrestati a dicembre) i quali, oltre ad aver fatto da ‘staffetta’ durante i viaggi attraverso i valichi doganali, consegnavano lo stupefacente («anche davanti al Municipio di Mendrisio»). Imputato che, trinceratosi dietro un «non me lo so spiegare», è stato tradito anche dal proprio corpo.

Sull’involucro delle bolas che trasportava da un bosco del Varesotto sino in Svizzera e nell’enclave, infatti, gli inquirenti hanno trovato «tracce papillari». Insomma, su quello stupefacente lui ci ha effettivamente messo le mani, non si è limitato a trasportarla e basta. Per la pp, in sostanza, «le ha confezionate lui, non si è limitato a prenderle in consegna». Anche da qui, dunque, la richiesta di una condanna a 2 anni e 10 mesi di detenzione (10 mesi da espiare e il rimanente sospeso per un periodo di prova di 3 anni) oltre all’espulsione per 7 anni. Di diverso avviso la difesa, che si è battuta – ribadendo il suo ruolo marginale nel traffico, senza «sfuggire alle sue colpe, ammettendo l’attività illecita» – per una «riduzione della pena che ammonti al massimo a 20 mesi», interamente sospesa (e all’espulsione per un massimo di 5 anni).

Due anni sospesi, come detto, il verdetto della Corte. Lui che «ha partecipato al confezionamento (dello stupefacente, ndr)» e che aveva «persone che consegnavano per suo conto». Lui che, ancora, ha agito «per facile e semplice guadagno senza curarsi della salute pubblica».

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