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Dallo spettacolo 'Cava' (foto Luca Piffaretti)
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29.04.2019 - 06:000

Teatro in... ‘Cava’ tra memoria e sogno

All'anfiteatro di Arzo torna lo spettacolo della compagnia Onyrikon che ha conquistato un paese. Juri Cainero: ‘Un bell'incontro fra passato e futuro’

Ad Arzo la memoria dei luoghi e delle persone è scolpita anche nella pietra. Le cave di marmo fanno parte della vita della gente del posto. Ne raccontano il passato, ma sono anche tela di fondo del presente e del futuro. Non stupitevi, quindi, se là dove si cavava la macchiavecchia o il broccatello oggi ci si lascia abbracciare da un anfiteatro a cielo aperto. E non sorprendetevi neppure se gli abitanti di questo paese-quartiere (di Mendrisio) non ci hanno pensato un attimo a lasciarsi trasportare in un sogno... teatrale. Merito anche di Juri Cainero, che alle rocce di Arzo ha legato il suo immaginario infantile, fonte ora di ispirazione per ‘Cava’. In paese già ci si prepara al nuovo debutto: dopo la ‘prima’ nel maggio dell’anno scorso, lo spettacolo torna in scena, infatti, i prossimi 6, 7, 8 e 9 giugno (dalle 21). E a sentire l’ansia per il ‘sipario’ che sta per alzarsi non sono solo gli artisti della Compagnia Onyrikon, ma pure le decine di volontari e figuranti che prendono parte (davanti e dietro le quinte) alla rappresentazione, oltre ai giovani di ‘Cavaviva’, determinati a far risvegliare le cave.

Non potete proprio stare lontani dalle cave di Arzo. «Per me il legame con le cave nasce fin da bambino: sono cresciuto ad Arzo e ho sempre trovato questi luoghi magici – ci confessa Juri Cainero, regista di ‘Cava’ e tra i fondatori di Onyrikon –. Portare lì il mio spettacolo è dunque fantastico (torno nei ‘miei’ luoghi: da 15 anni vivo all’estero, dove ho sviluppato il mio universo artistico). Tanto più che è il frutto di un impegno che mi ha preso un anno e mezzo di lavoro intenso, coinvolgendo un centinaio di persone. Riproporre ‘Cava’ è quindi un piacere, e dà modo di valorizzare quello che è uno sforzo corale». Del resto, a questo spettacolo va riconosciuto un merito: quello di riuscire a ridare vita e voce ai luoghi nel rispetto della memoria. «Le generazioni di scalpellini che hanno lavorato per secoli nelle cave ci hanno lasciato, senza saperlo, due regali – ci fa notare –. Il primo è quello dei fossili, portati alla luce assieme alla storia geologica di questo mare preistorico – divenuto poi patrimonio Unesco, ndr –; il secondo è questo anfiteatro, creato cavando la pietra e che ha un’acustica eccezionale e un fascino particolare e che si presta ad accogliere un pubblico numeroso». Legare al territorio l’arte (in questo caso il teatro) è venuto, insomma, naturale. Come raccontare la memoria popolare. «Il nostro modo di raccontare è piuttosto onirico, ma ci ispiriamo alle tante storie che sono nella memoria della pietra. È un tentativo anche di rendere omaggio a questo posto – tiene a ribadire Cainero –. Beatriz Navarro, la nostra coreografa, ama dire che il lavoro delle persone che hanno scavato la montagna è una danza con la natura. La cava, in fondo, ha una duplice dimensione: una legata alla sua bellezza e all’estro dell’uomo, l’altra alla ferita procurata nel tempo. Da parte nostra abbiamo cercato di renderle visibili a tutti».

Un incontro fra il teatro e la gente

In questo progetto creativo siete poi riusciti a coinvolgere la comunità locale. E qui dicono molto anche i numeri dello spettacolo: 10 attori della compagnia e altri artisti locali – oltre alla partecipazione straordinaria di Gardi Hutter –, un’ottantina fra musicanti e voci, 14 figuranti e i tecnici; senza trascurare la trentina di volontari che a ogni spettacolo, e a turno, assicura l’accoglienza, si mette alla biglietteria e ai fornelli. Quest’anno, infatti, dalle 18 sarà prevista pure una ‘Lounge Cava’ per ristorarsi. Ciascuno avrà il suo piccolo grande ruolo. «Per noi è molto importante che lo spettacolo sia partecipato, che coinvolga la popolazione locale e in vari modi – conferma –. Grazie a ‘Cavaviva’ ad Annamaria Lupi e a Valentina Rossi abbiamo raccolto, infatti, una quarantina di interviste, in particolare di persone anziane, che custodiscono una memoria viva delle cave, quando funzionavano a pieno ritmo, ricordano il lavoro degli scalpellini e aneddoti legati al luogo. Testimonianze che sono state integrate nella rappresentazione come documenti o fonte di libera ispirazione e che hanno permesso di dare la parola agli abitanti. Un altro momento significativo – sottolinea Cainero – è stata la collaborazione con la Musica Aurora, la banda di Arzo, con noi in scena. Un’occasione forte di incontro tra un gruppo di giovani che fanno un teatro ‘site specific’ – scritto e costruito sul posto – e un universo artistico lontano dal nostro. In questo modo il paese si è sentito davvero protagonista». Un’esperienza, quella con la filarmonica locale, che non potrà essere ripetuta quest’anno per la concomitanza con la Festa cantonale della musica – che sarà a Mendrisio–, ma che apre alla realtà di frontiera. «Abbiamo fatto di necessità virtù e ci siamo rivolti all’altro versante del San Giorgio, coinvolgendo i Corpi musicali della Valceresio e di Brenno Useria, che affiancheranno il coro ticinese Goccia di Voci. Una presenza che ha un senso: la storia degli scalpellini è sempre stata transfrontaliera».

Con questo progetto avete riannodato il cordone ombelicale fra la gente del posto e le cave. «Sicuramente. Ed è stato molto bello – ci dice il regista –. La popolazione di Arzo è molto legata alle cave, anche sul piano delle emozioni: la storia del paese nasce attorno alla pietra fin dal 1300. Di conseguenza, quando ha cominciato a girare la voce che ci sarebbe stato uno spettacolo d’inaugurazione, c’è stata molta curiosità e tante persone sono venute da noi, anche chi non è vicino alla nostra arte e al nostro ambiente e normalmente non avrebbe assistito a un nostro spettacolo. C’è stato un incontro fra generazioni. Anche chi non mi aveva mai rivolto la parola si è congratulato con me. Un aspetto importante – aggiunge – è dato poi dal fatto che ‘Cava’ guarda sia al passato che al futuro: onora il passato del lavoro degli scalpellini e al contempo è creato da giovani e porta elementi di novità, come un progetto ‘site specific’, il teatro danza, il video mapping nelle cave. Si valorizza ciò che è stato attraverso una proposta nuova».

Si può dire che avete abbattuto delle barriere. «In un certo senso sì. Nella nostra proposta c’è un aspetto pienamente locale, con personaggi di Arzo, ma allo stesso tempo è nata una collaborazione con una compagnia internazionale. E tutto ha funzionato. È stato bello sapere di avere emozionato tante persone del paese, che si sono sentite prese in considerazione. Del resto, il personaggio principale dello spettacolo sono le cave, quindi Arzo».

Adesso non resta che attendere che si vada in scena. Un consiglio agli spettatori: indossare vestiti caldi e scarpe comode (per saperne di più scrivere a cava@cavaviva.ch o telefonare allo 076 616 55 51, dalle 14 alle 16). E chi può tenda l’orecchio, potrebbe sentire il mare. Juri Cainero ci è riuscito.

 

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