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Mendrisiotto
12.03.2019 - 15:550
Aggiornamento 16:28

Ladri per amore (della droga)

Condannata dalle Assise correzionali la coppia che, la scorsa estate, ha rubato in abitazioni ticinesi e svizzero francesi gioielli per un valore denunciato di 271mila franchi

Ventisei anni lui, diciannove lei, la presenza quotidiana degli stupefacenti e una storia d’amore nata propria in una comunità di recupero. Sono questi gli antefatti della vicenda approdata questa mattina davanti alla Corte delle assise correzionali di Mendrisio presieduta dalla giudice Manuela Frequin Taminelli. Una coppia che, soprattutto per finanziarsi l’uso delle droghe, ha cominciato a rubare negli appartamenti. Azioni che sono valse loro una condanna per ripetuto furto aggravato, ripetuto danneggiamento e ripetuta violazione di domicilio. Il ruolo di ‘apripista’ è toccato all’uomo – cittadino italiano residente a Milano – il quale, essendo pregiudicato in Italia anche per reati analoghi, ha deciso di varcare il confine per svaligiare le abitazioni. Il primo furto, nella notte tra il 26 e il 27 maggio scorsi, in una casa di Morbio Inferiore. Incursioni seguite da altre, nel mese di luglio, a Gravesano, Cadempino e Cureglia. Ad agosto 2018, la diciannovenne – cittadina ucraina residente ad Arcore – si aggrega alle missioni transfrontaliere del partner, facendogli da ‘palo’: in coppia colpiscono abitazioni di Pregassona, Arbedo, Castagnola, Coldrerio, Morcote, Mendrisio e Savosa. «Ci spostavamo in treno, in un paio di occasioni anche con l’autobus – ha raccontato il condannato in aula –. Ci arrangiavamo, senza perlustrazioni o sopralluoghi. Agivamo di giorno – ha continuato –, suonavamo il campanello per accertarci che non ci fosse nessuno». Di pianificato, insomma, v’era ben poco. Accertata l’assenza dei proprietari, entravano scassinando porte o finestre, senza badare a coprirsi il volto, indossare guanti o verificare la presenza di sistemi di videosorveglianza. «Non ho fatto i furti da ladro professionista – ha ribadito l’uomo difeso dall’avvocato Chiara Buzzi –. Era come se avessi una fame dentro, pensavo solo a sfamarmi (riferendosi al consumo di stupefacenti, ndr)». Scarsa ‘professionalità’ che porta anche agli errori: durante un furto in Ticino, infatti, la coppia perde uno dei propri cellulari. E allora ecco il nuovo piano: continuare il proprio ‘lavoro’ in Svizzera francese. Tra l’11 e il 12 settembre la coppia emigra quindi nel Canton Vaud dove mette a segno due colpi. Il terzo, dopo esser stati visti da alcuni vicini di casa, viene interrotto dalla polizia. Vista la perdita del cellulare, «perché non avete smesso?» ha chiesto loro la giudice in aula. «Forse è stato meglio così – ha per contro risposto il condannato –. Quando ho perso il cellulare avevamo 7-800 euro a disposizione. In due giorni li abbiamo usati per la droga. Non vedevo altra via d’uscita se non quella di commettere i furti»: 15 in tre mesi per lui, 11 in due per lei – difesa dall’avvocato Letizia Ghilardi – che in aula, a precisa domanda – ha detto d’aver accettato di rubare «per soldi e per amore». Scorribande che hanno portato a una refurtiva totale denunciata di oltre 271mila franchi  e composta da orologi, profumi, anelli, denaro contante, ciondoli, lingotti, marenghi, eccetera. Bottino che, però, rivenduto «ai compro oro di Milano o agli zingari» fruttava solamente una minima parte del valore effettivo. Rapida la requisitoria del procuratore pubblico Nicola Respini il quale – considerando le ammissioni dei condannati, la recidiva dell’uomo, l’incensuratezza della donna e la giovane età di entrambi – ha proposto una pena di 20 mesi (8 dei quali da espiare e gli altri sospesi per 4 anni), oltre all’espulsione dalla Svizzera per 8 anni per il 26enne. Quindici mesi interamente sospesi (per 2 anni) e l’espulsione per 5 alla 19enne. Richieste di pena condivise dalle rispettive difese e giudicate eque dalla Corte che ha integralmente confermato l’atto d’accusa.

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