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12.01.2019 - 07:03

'Chiudo con la politica. Non fa più per me'

Piermaria Calderari dall'8 gennaio non è più municipale di Mendrisio. 'Ma ho già tanti altri progetti'. Un successo? Il Piano direttore comunale

di Daniela Carugati
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Piermaria Calderari (foto Ti-Press/D. Agosta)

Martedì è stata la sua ultima riunione di Municipio. Poche ore, poi per Piermaria Calderari si è chiuso il capitolo della politica attiva. «Perché quando si dice basta – puntualizza –, è basta». Eppure, per metabolizzare questa decisione (quella di lasciare l’esecutivo di Mendrisio) ci vorrà del tempo. «Sono sicuro che quando passerò da Palazzo municipale di martedì, e mi capita, mi verrà naturale pensare che sino a qualche tempo fa, lì al tavolo delle sedute, c’ero anch’io». A richiamarlo alla realtà è l’agenda che, come ci mostra, d’un tratto (e solo per ora) si è assottigliata. «Prima, in effetti, non avevo una giornata libera da impegni di Municipio, che scandivano, di fatto, i miei ritmi di vita, e senza possibilità di deroga». Ora Calderari passa il testimone alla collega di partito (il Ppd) Francesca Luisoni, che giusto lunedì si insedierà ufficialmente: prima donna nell’esecutivo della nuova Città.

Adesso, allora, si volta pagina?

È stato bello, ma ora torno a essere un cittadino a pieno titolo e potrò dedicarmi alla famiglia e al lavoro; i progetti per il futuro non mi mancano. Ad esempio riprenderò in mano le mie passioni umanistiche. Mi sono già riservato tre serate per un corso sui codici miniati. Poi ci sono la cornamusa (amo la musica antica), i libri, la storia dell’architettura, i miei impegni anche sociali e a favore della cultura.

Anche da municipale, però, ha avuto una passione, diciamolo: la Pianificazione, che ha diretto con le Finanze. Ed è stata una sfida; vinta?

La pianificazione è qualcosa di molto delicato. Non basta tracciare delle righe su una mappa. Devi avere il coraggio di portare avanti determinate proposte. Nella mia legislatura e mezzo da municipale non mi sono mai preoccupato di capire se favorivo o sfavorivo l’una o l’altra parte; ho cercato di avere come obiettivo il futuro della Città, immaginando uno sviluppo economico interessante e una crescita qualitativa sul piano paesaggistico.

L’essere un costruttore nella vita non l’ha influenzata?

Certo, vengo dal settore delle costruzioni. Ma costruire non ha solo un significato fisico, anche ideale. Fa parte della mia formazione e del mio modo di essere, chi mi conosce lo sa. Non a caso sono sempre stato critico verso una impostazione finanziaria dell’economia, difendendo l’economia reale. Anche sul piano dei rapporti umani, per me è sempre stato importante relazionarsi e costruire qualcosa insieme, più dell’appartenenza politica e partitica.

A proposito di ciò che si è ‘costruito’ a Mendrisio: un risultato di sicuro è stato mettere le basi per il Piano direttore comunale.

È stato un bellissimo lavoro. Il prossimo passo per il Municipio, e chi mi succederà al dicastero, sarà dare il mandato di accompagnamento allo studio romando premiato dalla giuria (Lrs architectes e l’Atelier Descombes Rampini di Ginevra autore della proposta ‘Una Città in riva al fiume’, ndr). L’incarico indica già i punti essenziali di quanto elaborato e apre alla fase che definirà la vera e propria strategia territoriale, che approderà poi davanti al legislativo.

Si riuscirà a cambiare il volto di Mendrisio e far passare il messaggio in Consiglio comunale? La pianificazione è un tema che anima il confronto tra le forze politiche.

Lo scontro è tra chi vorrebbe salire sul Generoso e vedere solo verde, manifestando così le proprie sensibilità ambientali, e chi rende attenti sul fatto che dezonare ha un costo per le finanze comunali. Non è così semplice. È una questione di ponderazione degli interessi: occorre cercare la soluzione ottimale, e non è facile. Si può cambiare qualcosa? Sì, è possibile apportare dei cambiamenti in determinate zone della Città. Certo ci vorrà una generazione intera, non sarà un processo immediato. Il Piano direttore darà modo di indicare la via: non muterà radicalmente il territorio, ma lo migliorerà dal profilo paesaggistico, naturalistico e della qualità della vita; e porterà altresì sensibili miglioramenti a livello delle attività presenti e dell’attrattività della Città quale ‘luogo economico’. Questo strumento, però, dovrà essere gestito bene e seriamente (come si è gestito seriamente il Piano finanziario); e non finire in preda ai venti e agli umori. In questo modo diventerà davvero un punto di riferimento per ogni decisione presa all’interno del Comune, avendo ben presenti le conseguenze a livello di politica economica e finanziaria.

Il dibattito consiliare più volte ha rilanciato il tema di un Piano regolatore unico per la Città (in particolare dai banchi dei Verdi): ci si arriverà?

Probabilmente il Piano direttore porterà a una armonizzazione delle norme, dunque a un Piano regolatore unico. Quello odierno, però, è il passo che alimenterà una riflessione sul futuro del territorio, permettendo di lavorare e approfondire il dossier. Prima bisogna riflettere sul territorio, poi si parte con le norme. Ecco che il Piano direttore potrà esprimere una chiara indicazione sui nuclei dei quartieri e, partendo da piazza del Ponte, dire cosa dovranno diventare le altre varie piazze cittadine. Non trascuriamo poi il fatto che Mendrisio dovrà misurarsi con un buon numero di Piani di utilizzazione cantonale (Puc). A Capolago con tutta probabilità la passeggiata a lago rientrerà in un Puc, il Monte Generoso già vi fa capo, quindi arriverà la pianificazione cantonale su Valera (data per imminente, ndr), senza contare il San Giorgio, targato Unesco, per restare nei nostri confini. Il dialogo con il Cantone sarà, quindi, fondamentale, e dovrà essere costruttivo e non in balia degli umori del tempo e delle varie ambizioni elettorali.

Insomma, la linea non dovrà cambiare a dipendenza di chi dirige il Dipartimento del territorio. Troppi Puc?

No, non è quello. I Puc servono e ne dobbiamo tenere conto. Chiaro, l’autonomia comunale va difesa nel campo della pianificazione, nel limite del possibile. Dobbiamo collaborare con l’autorità superiore, come già accade per il Generoso.

L’ha evocato: al centro di un Piano di utilizzazione cantonale ci sarà pure il comparto di Valera, che divide e ha mobilitato a sua difesa associazioni e cittadini. Come finirà?

Mendrisio subisce la pianificazione di Valera: dobbiamo adeguarci. Sgombriamo il campo, condivido pienamente la scelta del Municipio di fronte alla decisione superiore: la Città doveva salvaguardare la sua situazione finanziaria e ora toccherà al Cantone farsi carico del Puc e di quanto ciò comporta (incluse le richieste di indennizzo milionarie dei due maggiori proprietari, salvo partecipazioni locali, ndr). Dal mio punto di vista (già espresso in occasione dell’ultima campagna elettorale), Valera forse è stata un’occasione persa per creare qualcosa di altamente qualitativo. La mia visione? Sono sempre stato dell’idea che il comparto non dovesse perdere completamente la sua importanza strategica di polo di sviluppo. E in tal senso penso alla ricerca applicata; per capirci, niente ciminiere o capannoni. Avrebbe potuto ospitare, come detto, filiere di ricerca applicata, creando dei centri direzionali, il tutto entro il perimetro previsto e sposando una urbanistica rispettosa dell’ambiente con contenuti forti e qualificati e, soprattutto, con lo svago e l’agricoltura. Del resto, a Valera occorre misurarsi con una costellazione di interessi (privati, associazioni, cittadini, forze politiche e Cantone). Vedremo se la soluzione trovata a lungo termine si rivelerà la migliore.

A proposito di visioni, come si immagina altri comparti della Città (come San Martino)?

Auspico che il comparto di San Martino sia in grado di sostenere finanziariamente la Città con delle attività interessanti, e che venga riqualificato in alcuni suoi ambiti. La anticipo: non vedo un ampliamento della sua zona industriale (di più sull’ultimo faccia a faccia con il Dt e il suo direttore Zali, Calderari non dice, ndr). Quanto alla stazione sarà il nuovo fulcro del Comune, con attività formative e del terziario: per me è la pianificazione più significativa in ottica di sviluppo futuro della Città. Spero, infine, in una certa consistenza a livello del settore secondario: i marchi di moda vanno e vengono.

A conclusione dell’esperienza cosa tiene caro e cosa si butta alle spalle?

È stata un’esperienza indimenticabile, che mi ha dato modo di crescere ulteriormente, anche sul piano umano. Ci ho investito il 50-60 per cento del mio tempo (grazie a dei bravi collaboratori aziendali), ma mi ha permesso di capire meglio la nostra gente e le dinamiche interne alla regione. E non da ultimo mi è parso di aver dato un contributo interessante. Non è sempre stato facile, portando avanti, ad esempio, le diverse varianti di Piano regolatore: non ho solo dovuto convincere gli interlocutori degli altri partiti, ma anche i miei stessi colleghi di gruppo. Certo, ho raccolto dei successi (come la pianificazione di Villa Argentina, che ho fortemente voluto e difeso) e patito alcune delusioni. O meglio vi sono dei dossier che metto fra le occasioni perse. Esempi? Le Aziende industriali potevano diventare una Sa, peraltro in mani comunali. Forse la popolazione non ha capito che, se adesso il Comune volesse cedere le Aim, lo potrebbe fare. Senza trascurare che il passaggio rappresentava una operazione finanziaria vantaggiosa. Detto ciò, pieno rispetto per la decisione popolare. Molte volte dimentichiamo che il popolo è sovrano in Svizzera e che il lavoro del municipale è un lavoro di governo ma anche di umiltà. Si è al servizio del Paese.

E piazza del Ponte?

È stata un’altra delusione, per così dire (ma anche qui hanno scelto i cittadini). La demolizione dell’ex Jelmoli ora permette di prendere visione di uno spazio vuoto (anche se penso sia la piazza più vuota del Mendrisiotto). Però, la mia visione, condivisa del tutto dal Municipio, è passata. Ovvero: prima valutiamo a livello urbanistico quello che potrebbe essere la piazza e l’affaccio sulla piazza; poi partiamo con la pianificazione. Una linea approvata pure a livello consiliare; e questo mi ha fatto piacere. Abbattuto il palazzo, si apre il campo alle visioni più disparate: interessante. Sarà importante, comunque, che non rimanga così. Prima o poi si dovrà dare dignità a quello spazio, come a piazza Baraini a Genestrerio, oggi un passaggio di auto. E se il Cantone si sbilancerà sulla Pinacoteca Züst, si farà strada pure al recupero urbanistico della piazza di Rancate. Ma a ogni quartiere dovrà essere data una priorità. Mendrisio deve crearsi una identità di Città.

Alla fine, nessun rammarico?

No. Idealmente nel 2013 ho preso il posto di Mario Rusca (già sindaco di Rancate), che ricordo con affetto. Ma quella odierna non è più una politica che fa per me. Nel 2020 Mendrisio avrà un Municipio più giovane, nel segno del cambiamento.

Previsioni elettorali?

Preferisco non farne.

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