(foto Ti-Press)
Mendrisiotto
08.12.2018 - 17:150

Trote morte per il cloro nel Faloppia. ‘Serve una tutela'

Scoperta la causa dell’inquinamento che a luglio ha provocato una moria nel corso d'acqua. Resta sconosciuto l’autore del gesto

È stata tutta colpa del cloro attivo; anzi, della candeggina. I risultati delle analisi condotte dal Dipartimento del territorio non lasciano dubbi: ora si sa che a provocare la moria di trote e avannotti nel Faloppia, il 13 luglio scorso, è stata una immissione (abbondante) di acqua... clorata a monte del depuratore di Ronago (scagionato definitivamente), appena oltre il confine. Sono passati alcuni mesi ma a Matteo Muschietti, capodicastero Ambiente a Coldrerio – che mercoledì ha reso noto il responso del laboratorio –, brucia ancora. Non fosse altro, scandisce, perché nel 2018, solo nel periodo fra maggio e luglio, gli episodi «incresciosi» sono stati tre. Tre inquinamenti le cui responsabilità sono venute a galla solo in una occasione: quando l’impianto di depurazione patì gli effetti di un black-out. L’impegno a indagare sulla mano, sinora ignota, che ha gettato il cloro è preso, assicura ancora Muschietti. Ma non basta. Non per garantire a un fiume come il Faloppia, peraltro transfrontaliero – nasce a Faloppio, scorre su suolo svizzero, poi si getta nella Breggia e va ad alimentare il lago di Como –, una qualità delle acque «accettabile». Anche a vantaggio dei pescatori e di quanti, ad esempio a Seseglio, al parco giochi, vivono il torrente, anche bagnandosi. In realtà, una risposta istituzionale a quelli che Muschietti definisce addirittura «atti criminali» c’è stata. La Regio Insubrica, sollecitata dalle stesse autorità locali, ha istituito un tavolo tecnico di monitoraggio (che sarà operativo a tutti gli effetti dal 2019) e attiverà, sui due versanti del valico, delle ‘sentinelle’ di riferimento. «L’iniziativa – commenta il capodicastero – è lodevole, ma forse non sufficiente». Non avete fiducia? «L’impressione – ci fa notare il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni –è che all’interno della Comunità di lavoro ora vi sia stato un cambio di passo; si avverte la voglia di prendere in mano la situazione». Su questo fronte, però, fa capire ancora Arrigoni, la problematica sin qui sembra essere stata un po’ sottovalutata: «E la frontiera non facilita un intervento coordinato».

Chiasso è ‘preoccupato’

In effetti, il sindaco non nasconde che il Comune è «preoccupato». Il torrente costeggia il quartiere di via Soldini, «in fase di riqualifica», e non a caso è stato oggetto di un progetto di rinaturazione cantonale e federale. Ma senza la volontà politica di risolvere il problema degli inquinamenti, si lascia intendere sottotraccia, gli investimenti fatti rischiano di essere vanificati. Ecco perché, al di là delle misure insubriche, Muschietti ha deciso di passare al ‘porta a porta’. «Ho intenzione – ci dice – di visitare personalmente tutti i Municipi dei Comuni lungo il fiume e parlare con le autorità, affinché si facciano garanti della protezione delle acque del Faloppia». I problema, ribadisce, è sul lato italiano. «Bisogna, quindi, che tutta la popolazione, e questo è compito dei Municipi dei Comuni italiani, sia informata in modo capillare, per renderla consapevole che l’acqua ricopre un ruolo essenziale per la vita di tutti noi». Mercoledì a Coldrerio, va detto, di interlocutori d’oltreconfine non ne erano presenti. Da noi contattato, il vicesindaco del Comune di Uggiate-Trevano, nonché consigliere provinciale delegato della Provincia di Como, Mirko Baruffini, non avendo informazioni di prima mano ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Riservandosi la facoltà, ci ha fatto sapere, di far convocare le parti al tavolo ambiente di prossima istituzione alla Regio Insubrica. La partita istituzionale la si giocherà lì. Sul fiume, però, gli occhi restano aperti. Come quelli di Giuseppe Giussani: è stato lui, la mattina del 13 luglio, a lanciare l’sos. «Dal 2000 sono pensionato – racconta – e con il mio cane passeggio ogni giorno lungo il Faloppia: controllo sempre e se è il caso segnalo a chi di dovere. Quel giorno ho visto galleggiare dei pesci morti e mi sono attivato subito. Non era la prima volta, comunque. Ricordo ancora i tempi in cui le acque si tingevano di vari colori per la presenza delle tintorie». Del resto, fa memoria Arrigoni, quella degli inquinamenti fluviali nel Mendrisiotto è una «storia lunga».

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