Francesca Agosta
Mendrisiotto
24.11.2017 - 16:220
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Il giudice rinvia l'incarto alla Procura

«Questa è una sentenza che non è una sentenza». Ha esordito così, poco fa, il giudice della Pretura penale di Bellinzona Siro Quadri nel leggere il suo dispositivo. Davanti a sé quattro medici della Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio – due capiservizio e altrettanti assistenti – chiamati a rispondere di omicidio colposo per la morte, nel maggio del 2014, di un giovane paziente stroncato da un eccesso di psicofarmaci.

Tanto gli imputati (e le difese) che il procuratore pubblico Zaccaria Akbas (e con lui, soprattutto, i genitori della vittima, un 28enne) attendevano di conoscere il verdetto. Invece, il giudice ha «rimandato l'inchiesta nel campo dell'accusa». La motivazione che regge la decisione di Quadri poggia, come lui stessi ha ribadito, sugli stessi principi accusatori ancorati al Codice. La Procura dovrà, insomma, precisare meglio i capi di imputazione rivolti ai quattro professionisti – tre dei quali ormai non più alle dipendenze dell'Osc –, contestando le singole responsabilità nell'ambito dell'errore medico che, agli occhi del pp, è costato la vita al paziente. La questione, ha insistito, il pretore, «va vista ad ampio raggio». Allungando lo sguardo al metodo e ai mezzi a disposizione all'epoca della struttura sanitaria.

La sentenza ha sorpreso un po' i genitori del giovane. Che ora temono che il loro «calvario» possa prolungarsi. Il procuratore pubblico Akbas, da noi interpellato, ha però confermato che per lui completare questa inchiesta rappresenta «una priorità». Precisando altresì di essere «tranquillo».  

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