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Chiasso
01.08.2015 - 21:000
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

Manuele Bertoli: le sfide della Svizzera libera e indipendente

Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ancora una volta ha invitato la platea del Primo agosto – riunita a Chiasso – a riflettere sulla Svizzera di oggi e sulle sfide da cogliere. Ricordando che non possiamo isolarci dagli altri. Ecco il suo discorso.

Egregio signor Sindaco, Egregi municipali
Gentili signore ed egregi signori,

è con grande piacere che ho accolto l’invito dell’autorità comunale, che ringrazio, a tenere un’allocuzione pubblica in occasione della Festa nazionale svizzera in questo luogo, in questo distretto che è anche la regione dove sono nato e ho trascorso gran parte della mia gioventù. E affinché il piacere sia anche vostro, vi prometto di non rubarvi troppo tempo.

La Festa nazionale risponde a una ritualità consolidata, è una bella tradizione del nostro Paese ed è un’occasione privilegiata per riflettere sui valori profondi legati al concetto di Patria e di identità nazionale.
L’esperienza mi porta a dire che usualmente le riflessioni come quella che vi sto proponendo stasera sono di due tipi diversi. Da un lato i discorsi di natura celebrativa, piuttosto autoreferenziali, carichi di riferimenti ai valori fondamentali di appartenenza a questo Paese e al loro rispetto sempiterno. Dall’altro quelli più indagatori sullo stato attuale effettivo dei valori nazionali, nell’intento di capire come essi si coniughino o meno con la realtà odierna, per sua natura sempre mutevole e nuova. Non sarà certamente per voi una novità scoprire che a me piacciono più i secondi, perché più inclini a riflettere su come stiamo o non stiamo applicando i buoni principi ai quali siamo tutti molto attaccati nel contesto del 2015, quindi nel tempo in cui stiamo vivendo e non in quello nel quale i valori nazionali sono stati posti a fondamento della Svizzera. E’ quindi su questo tema che mi concentrerò nei prossimi minuti, sperando che tra i valori praticati in questo Paese possa continuare a sussistere la libertà di espressione e che, se il mio dire non piacerà a tutti, in nome di questo principio profondamente democratico si possa evitare quel che è accaduto l’anno scorso dopo il mio discorso a Locarno.

Indipendenza e libertà, conquistata dai Cantoni primitivi affrancandosi dall’occupazione asburgica, multiculturalità e multireligiosità, delle quali la storia del nostro Paese narra come nel tempo siano divenute elemento integrante della Svizzera, solidarietà, come quella affermata nel patto del Rütli, democrazia, della quale la Svizzera può ergersi ad esempio. Ecco i valori che questa festa intende onorare anno dopo anno

Indipendenza e libertà sono concetti cari a tutti, e non potrebbe essere altrimenti. Ma in un mondo sempre più interconnesso, sempre più globale, anche per i Paesi indipendenti e liberi si pone la questione strategica a sapere se, per garantirsi sviluppo e benessere per il futuro, non sia necessario avere relazioni stabili con altri Paesi, con i quali si condividono valori e interessi. Anche gli uomini liberi decidono di quando in quando di scendere a patti con altri, per esempio vincolandosi a prestare un certo lavoro in cambio di un certo salario, vincolandosi a prendere alloggio per un certo periodo nella casa di qualcun altro e pagandone il relativo costo. Non vendono la loro anima o la loro indipendenza, ma si accordano con altri allo scopo di migliorare il proprio benessere, sapendo di fare al tempo stesso anche quello della controparte.

Quali sono i nostri interessi nel contesto attuale e come possiamo difenderli al meglio per consolidare la miglior prospettiva di benessere futuro? E’ questo il punto dal quale dobbiamo partire quando per il nostro Paese si pone la questione delle sue relazioni con gli altri. Siamo un Paese che vive di esportazione di prodotti di alta qualità, siamo un Paese che fornisce servizi globali, siamo un Paese dove ricerca e innovazione hanno un ruolo di tutto rilievo. Queste attività hanno però bisogno di forti connessioni con i loro mercati naturali, con le reti internazionali che possono valorizzarle. Senza queste forti connessioni esse arrischiano di non potersi sviluppare o addirittura di non poter sopravvivere.

Esattamente come noi, anche gli altri Paesi, o conglomerati di Paesi, fanno valere i loro interessi e cercano di tutelarli, pur sapendo anch’essi che in questo mondo così interconnesso vivere isolati risulta controproducente. La sfida per la Svizzera libera e indipendente è quindi quella di costruire rapporti forti con gli altri, primariamente con quell’Unione europea che fisicamente ci attornia, facendo valere il nostro interesse nazionale in armonia con le sue legittime aspirazioni, poiché solo il reciproco riconoscimento dei rispettivi interessi porta a,una stabilità vera, durevole e fruttuosa per tutti. E’ un lavoro lungo, anche disseminato di ostacoli, ma necessario.

Oggi, soprattutto dopo il voto del 9 febbraio 2014, il valore assoluto della nostra indipendenza si traduce primariamente nella nostra totale libertà di scegliere che tipo di relazioni vogliamo con l’Europa. Se relazioni non ne vogliamo affatto possiamo isolarci, ma in questo caso gli economisti ci avvertono del fatto che le nostre prospettive economiche future arrischiano fortemente di essere difficili. Se immaginiamo di poter convincere l’Europa a stabilire con noi relazioni che siano solo nel nostro interesse possiamo provarci, ma è molto probabile che questo si scontrerà con la libertà dell’Europa di dirci semplicemente di no.
E allora, senza vendere la nostra anima e la nostra indipendenza, ma con il pragmatismo che ci ha sempre contraddistinto, dobbiamo saper trovare il giusto compromesso tra i nostri interessi nazionali e i principi ai quali non possiamo e non vogliamo rinunciare e quelli espressi dall’Europa, che possiamo anche non condividere, ma che nei negoziati in corso essa farà valere esattamente come noi facciamo valere i nostri. Tra questi sappiamo che c’è anche la libera circolazione delle persone, una delle 4 libertà fondamentali dell’Unione europea, che può anche non piacerci, ma sulla quale difficilmente l’Europa negozierà, come noi non intendiamo ad esempio negoziare sul principio della democrazia diretta. Tocca poi a noi semmai evitare con misure interne che la libera circolazione ponga i problemi che pone. E’ una cosa fattibile, se lo si vuole, ma su questo punto purtroppo le forze politiche a Berna sono divise e il significativo rafforzamento delle misure di accompagnamento di cui il Ticino ha grande bisogno non arriva. Non per colpa degli europei, ma perché una maggioranza politica svizzera non è pronta a sostenerlo.

Anche la solidarietà è un valore elvetico fortemente ancorato nella nostra storia. Solidarietà tra Cantoni e tra regioni, solidarietà tra le generazioni, ma anche solidarietà con chi purtroppo scappa dalla violenza e dalla fame in cerca di un futuro. Chiasso sa bene di cosa sto parlando, essendo una delle porte d’entrata in Svizzera per tanta gente disperata. Non possiamo accogliere tutti, è chiaro; a volte la convivenza con questa immigrazione può anche non essere facile, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle tragedie immani che si svolgono poco lontano da noi. Anche nel Comune dove abito, Losone, è stato recentemente aperto un centro per persone che chiedono asilo. Ci sono state molte discussioni, in parte generate da timori comprensibili e in parte montate ad arte, ma alla fine le cose funzionano bene, il centro fa la sua parte, problemi particolari non ve ne sono e credo si possa dire che è anche così che si concretizza il valore della solidarietà, che tutti riconosciamo come importante.

Tralascio qui, per brevità, di approfondire gli altri valori nazionali e avviandomi alla conclusione vorrei ribadire come la Svizzera che oggi festeggiamo, oltre a riaffermare questi valori, deve accettare la sfida di saperli coniugare con il contesto attuale, senza rifuggire nella nostalgia di un tempo passato, spesso abbellito dai ricordi e quindi poco realistico.
Nessuna sbandierata indipendenza ci metterà al riparo dal confronto con gli altri Paesi, dalla necessità di coniugare i nostri e i loro interessi, che dobbiamo saper riconoscere affinché essi riconoscano i nostri.
Nessuna sbandierata solidarietà nazionale ci deve impedire di essere solidali con chi scappa dalla guerra e dalla miseria in cerca di una prospettiva dignitosa per sé e per la propria famiglia.

Oggi abbiamo buone ragioni per festeggiare il 1° agosto con orgoglio, ma con altrettanto realismo dobbiamo continuare ad aggiornare i nostri valori nazionali fondamentali, dobbiamo curarne l’effettiva realizzazione, perché questo piccolo grande Paese, un po’ complicato, rimane un modello unico di convivenza pacifica. A esso vadano i miei auguri di tanta prosperità futura e tanta saggezza nell’affrontare le sfide che ci riserveranno i prossimi anni.

A tutte e tutti voi i ringraziamenti per l’attenzione e gli auguri per una buona gioiosa fraterna Festa nazionale.

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