Da un incontro informale parte un nuovo appello al Municipio di Lugano a favore della creazione di spazi che favoriscano la cultura proveniente dal basso

Viene ribadita forte a chiara la richiesta rivolta al Municipio di Lugano di rinunciare alla via del partenariato pubblico-privato a lungo termine per la futura gestione del Lido San Domenico (Lsd). La richiesta si è levata, di nuovo, nell’incontro odierno, che si è tenuto alla struttura balneare di proprietà pubblica. Un incontro a cui hanno partecipato numerosi cittadini, non solo frequentatori e fruitori. La loro presenza ha testimoniato il valore sociale di luoghi unici come l’Lsd che rispondono a reali bisogni della popolazione, come altri spazi di aggregazione in cui si sperimentano forme artistiche e culturali che garantiscono pluralità di espressione e scambi professionali al di fuori delle grandi istituzioni.
Proprio perché mancano pochi giorni alla scadenza dei due concorsi indetti dal Municipio cittadino, nell’incontro è stato ricordato che la petizione popolare ha già raccolto oltre 4’000 firme tra adesioni online e moduli cartacei e verrà consegnata alla Cancelleria di Lugano. L’auspicio, come del resto è stato richiesto dall’atto parlamentare presentato nei giorni scorsi, è che il Municipio di Lugano torni sui propri passi e scelga la strada di un solo bando pubblico di gerenza ordinaria, includendo quale condizione per la prossima gestione dell'Lsd, quella di presentare proposte culturali e aggregative concrete. La difficoltà di promuovere spazi aggregativi e sociali nella Città è emersa nuovamente in maniera importante anche oggi all’Lsd.
Tragli interventi, spicca quello di Olmo Cerri, a nome dell’associazione Idra, che ha sottolineato come nei giorni scorsi, c’è stata «la chiusura di due luoghi importanti per la scena: lo spazio Love, in via agli Orti a Viganello, e la magnifica Casa Azul di Gordola. Sono spazi messi a disposizione da privati, regolarmente affittati e pagati da associazioni e collettivi, che da anni offrivano luoghi per la musica, la creazione artistica, la fotografia e la socialità. Luoghi informali, a bassa soglia, dove era possibile sperimentare, creare, incontrarsi, entrare in contatto con progetti sociali e culturali che spesso non trovano spazio altrove». Ma questi, ha continuato Cerri, erano spazi frequentati da diverse generazioni ed erano «a disposizione dei quartieri e, più in generale, di tutta la comunità. Spazi dove era possibile anche costruire un percorso professionale nel mondo della cultura. Con la loro chiusura perdiamo moltissimo. È interessante anche notare che, in entrambi i casi, le autorità competenti non si sono mobilitate per garantire la sopravvivenza di questi spazi, e nemmeno per facilitare la ricerca di alternative. Anzi, soprattutto a Lugano che è il caso che conosco meglio, le autorità hanno spesso reso la vita difficile allo spazio Love inviando polizia, diffide e multe».
La questione, ha ricordato Cerri, «ha radici più profonde, che possiamo far risalire almeno agli anni Settanta, quando a Lugano cominciarono le prime rivendicazioni per un centro giovanile. Poi c'è stata l’occupazione dei Molini Bernasconi nel 1996 che ha obbligato il Municipio a occuparsi della questione aprendo un ‘dicastero giovani’. Più recentemente, la chiusura di luoghi storici, vitali e fondamentali per la città: il Morel, il Living Room, il Mat, il Casotto. E naturalmente l’abbattimento, scriteriato, del Macello, che ospitava il Csoa il Molino». Il rappresentante di Idra ha ricordato la nascita della Carta della Gerra, «sottoscritta da oltre settecento realtà, che chiede più spazi, più finanziamenti e nuove regole per il sostegno alla cultura indipendente. Sono stati creati tavoli di lavoro. Sono stati fatti progetti, studi, mappature, incontri. Nessuno può quindi dire che il mondo della cultura indipendente abbia rifiutato il dialogo. Il problema è che, alla fine, i risultati sono scarsi. Se non nulli».
Lo stato attuale della situazione in questo ambito è stato fotografato da una recente indagine, che «ha analizzato nel dettaglio come sei grandi città svizzere abbiano finanziato la produzione musicale nel 2024. Non serve nemmeno dire che Lugano si trova all’ultimo posto. È interessante però guardare anche a come vengono distribuiti questi soldi. A Lugano, su cento franchi destinati alla musica, 91 vanno alla musica classica, 2 franchi e 60 alla musica contemporanea e 5 franchi e 30 a tutti gli altri generi. Significa che la musica classica assorbe circa il 92 per cento dei finanziamenti» ha aggiunto Cerri.