Luganese

Cornaredo, ‘compiti chiari tra Cantone e partner locali’

È l’auspicio di Filippo Lombardi, per il post Zali, riguardo al Nuovo Quartiere Cornaredo: ‘L’Agenzia Nqc e la sua convenzione rimangano centrali’

Cornaredo, ‘compiti chiari tra Cantone e partner locali’
Un comparto in trasformazione, ma a singhiozzo
(Ti-Press)
2 ottobre 2026
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Più coinvolgimento, ma compiti ben chiari. Queste le aspettative dei partner locali nei confronti del Cantone e del Dipartimento del territorio (Dt) in particolare, in vista dei cambiamenti al vertice dopo l’uscita di scena di Claudio Zali, riguardo al futuro del Nuovo Quartiere Cornaredo (Nqc). Un futuro quanto mai incerto, dopo che un anno fa il Tribunale federale (Tf) ha accolto parzialmente il ricorso dell’Associazione traffico e ambiente (Ata), cassando la grande rotonda prevista da anni sul fiume Cassarate. L’occasione per parlarne con Filippo Lombardi – attivo a vario titolo sia nell’Agenzia Nqc, sia in Municipio a Lugano, sia nella Commissione regionale dei trasporti del Luganese (Crtl) – è data dalla recente risposta del Consiglio di Stato (CdS) a un’interrogazione dei Verdi liberali sul tema.

Nella risposta, il governo coglie l’occasione per ripetere il lungo iter che, fin dal masterplan del 2004, prevedeva una rotatoria sul fiume. Un progetto stradale che si è poi concretizzato nel 2017 e che prevedeva una maxirotonda: ubicata più o meno all’altezza dell’uscita della galleria Vedeggio-Cassarate, avrebbe dovuto gestire flussi veicolari superiori ai 33’000 veicoli al giorno. A quattro bracci (uno dei quali di servizio), con un diametro esterno di 61 metri e uno interno di 43, l’infrastruttura avrebbe dovuto contare due corsie su un anello stradale largo 9 metri e si caratterizzava per essere sopraelevata al fiume. A completare l’opera vi era una passerella ciclopedonale che sormontava la rotonda, larga 3,5 metri. A causa di motivi procedurali il Tf tuttavia ha bloccato l’opera. Il Dt infatti avrebbe dovuto consultare l’Ufficio federale dell’ambiente riguardo alla copertura del corso d’acqua, una nuova norma – della quale peraltro Lombardi è stato padrino politico ai tempi della presidenza della Commissione energia, ambiente e territorio del Consiglio degli Stati a Berna – entrata in vigore strada facendo.

‘Rispettiamo la convenzione originaria’

Il Tf ha rinviato l’incarto al Tribunale amministrativo cantonale (Tram), affinché interpellasse l’Ufam. Tuttavia, prima che questo potesse capitare, il CdS ha deciso di ritirare l’incarto e ripartire da (quasi) zero con la progettazione, come auspicato peraltro dall’Ata, ma non dai partner istituzionali locali, frustrati dal già tanto tempo trascorso. «Ripartire da zero significa aspettare almeno altri cinque-dieci anni – ribadisce Lombardi –. È una decisione che è stata presa senza consultare l’Agenzia Nqc...». Proprio i rapporti tra le parti e la governance in generale sembravano essere, prima delle dimissioni di Zali, al primo posto dell’ordine del giorno sul tema. «Un accenno di discussione c’è stato – conferma il capodicastero dello Sviluppo territoriale di Lugano –. Ora tutti aspettiamo di capire con chi questa discussione riprenderà (ovvero chi prenderà il posto dell’ex consigliere di Stato leghista alla guida del Dt, ndr)». Nell’attesa, il presidente della Crtl e vicepresidente dell’Agenzia ha le idee chiare su quel che si aspetta: «C’è un discorso di principio da chiarire prima di ripartire a pieno regime. L’Agenzia è stata costituita sulla base di una convenzione, che diceva che il Cantone si sarebbe occupato della viabilità superiore e l’Agenzia di quella locale. E noi riteniamo corretto che la divisione delle competenze rimanga questa, restando naturalmente partner attivi da un punto di vista consultivo. Non bisogna invertire i termini della convenzione originaria, che non è mai stata contestata».

Incognite anche sulla mobilità dolce

Rispondendo ai granconsiglieri Verdi liberali, il CdS precisa che il ritiro del progetto è “una misura di prudenza istituzionale e di economia procedurale. Una scelta volta a ristabilire condizioni di piena sicurezza giuridica e di affidabilità decisionale”. Si spiega anche il perché si sia deciso di abbandonare la rotonda: “Allo stato attuale è stata fortemente ridimensionata l’esigenza di disporre di un collegamento viario fra le due sponde per garantire lo sbocco verso Gandria”. Nelle intenzioni originarie, infatti, era prevista anche la costruzione di una galleria che dall’uscita della Vedeggio-Cassarate portasse direttamente a Gandria e al confine con l’Italia, per sgravare interamente la città dal traffico dei pendolari italiani. Un’idea ormai caduta da tempo. L’uscita dal tunnel così com’è rimane tuttavia temporanea e, soprattutto per i Comuni di Porza e Canobbio, è importante capire come il CdS intenderà ora ridisegnare quell’area. Mistero anche su come si svilupperà la rete di mobilità dolce. «Noi siamo intenzionati a proseguire con la parte di nostra competenza» rassicura Lombardi, sottolineando però che la ciclopedonale che avrebbe dovuto sovrastare la rotonda avrebbe dovuto essere la componente principale del sistema e che ora anche su quell’aspetto bisognerà aspettare e capire cosa capiterà, in quanto la continuità verso Sonvico non è data non essendo previsto un attraversamento sul fiume.

Ci vorrà, verosimilmente, un credito supplementare

In ogni caso, informa ancora il CdS nella risposta, non si tratta di ripartire effettivamente da zero. “Una solida base per il nuovo progetto” esiste già ed è costituita dalle analisi del traffico, dagli studi territoriali, dalle verifiche tecniche, dai dati ambientali e dagli approfondimenti elaborati nel corso degli anni. Sul fronte soldi, infine, dare indicazioni è prematuro ma è altamente probabile che si debba richiedere un credito supplementare rispetto agli 84 milioni di franchi approvati dal Gran Consiglio nel 2016 e, in una parte non quantificata dal CdS, già utilizzati in questi ultimi dieci anni.

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