Luganese

Lugano Marittima rimanga uno spazio pubblico e accessibile

Giuoventù Comunista lancia una petizione contro il divieto adottato dal Municipio di portare alla foce del Cassarate bevande acquistate dall’esterno

Nato come luogo di aggregazione, non si vuole che diventi esclusivo
(Ti-Press)
24 giugno 2026
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“Inopportuno e fuori luogo”: Gioventù Comunista giudica così la decisione del Municipio di Lugano di impedire agli utenti di Lugano Marittima di portare bevande acquistate dall’esterno e ha lanciato una petizione online per chiedere all’Esecutivo cittadino di fare un passo indietro.

“Che per garantire la sicurezza possa essere necessario vietare oggetti potenzialmente lesivi all’integrità fisica di altre persone siamo d’accordo, ma non vediamo come ciò possa comportare il divieto di portare con sé bevande provenienti dall’esterno di Lugano Marittima. Oltre a non avere alcun nesso con la protezione della cittadinanza, tale divieto risulta problematico sul piano sociale”, scrive il movimento politico, secondo cui “la manifestazione è sempre stata caratterizzata da un’accessibilità che includeva tutta la popolazione, indipendentemente dalle capacità finanziarie dei singoli individui. Questo importante principio viene ora a cadere poiché non tutti hanno un potere d’acquisto tale da potersi permettere regolarmente drink e bibite ai bar nella zona”.

Lugano Marittima è uno spazio pubblico ribadisce Gioventù Comunista che non accetta il divieto e le misure imposte “per favorire il profitto di poche attività di privati a discapito dello spirito di aggregazione e di socialità che il luogo ha sempre garantito ai cittadini luganesi e ticinesi; e in particolar modo ai giovani, che sono le prime vittime di tale misura dato il loro scarso potere d’acquisto generale”. Il Municipio ha preso tali provvedimenti per ridurre i potenziali rischi per la sicurezza pubblica, lo ricordiamo, dopo alcuni episodi di violenza capitati a Lugano Marittima. Tra questi provvedimenti, c'è il divieto di portare bevande acquistate dall’esterno. Gioventù Comunista contesta quest’ultimo divieto.

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