Luganese

Nuovo Quartiere Cornaredo, Ata presenta ricorso

L’Associazione traffico ambiente si è rivolta al Consiglio di Stato contro la licenza edilizia per il nodo intermodale e le torri con contenuti misti

Il comparto oggetto del ricorso
(Afry Svizzera Sa)
8 giugno 2026
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Torna sui tavoli del Consiglio di Stato il Nuovo Quartiere Cornaredo (Nqc). Agli infiniti capitoli che stanno cercando, a onor del vero molto faticosamente, di ridisegnare l’area a nord di Lugano, se ne aggiunge uno. L’Associazione traffico e ambiente (Ata) ha infatti presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la licenza edilizia concessa un paio di mesi fa dai Comuni di Lugano e Porza per il Piano di quartiere per il cosiddetto comparto B1a. Una sigla che ai più dice poco, ma di fatto si tratta del cuore del futuro Nqc: il nodo intermodale e gli edifici a uso misto. Tra questi tre torri di notevole dimensione, la più alta supererebbe le vicine torri del Polo sportivo e degli eventi, contribuendo a ridefinire la skyline cittadina.

Che Ata non vedesse di buon occhio il progetto non è una novità. Già nel 2022, quando era stata presentata la domanda di costruzione del Piano di quartiere, Ata – e con lei la Società ticinese per l’arte e la natura (Stan) – aveva presentato formale opposizione. Ora lo scenario si ripete, alzandosi di livello, dopo che i due Municipi hanno approvato a inizio marzo la licenza concessa a Res Building Sa. Ad affiancare Ata, un’altra associazione: i Cittadini per il territorio del Luganese, che pur non essendo legittimata a ricorrere le fornisce sostegno. Il ricorso, presentato il 21 aprile, si articola in una ventina di pagine, riassumibili in alcuni punti cardine.

Il primo punto contestato è il fabbisogno di posteggi. Il Piano di quartiere ne prevede 1’200 in un autosilo interrato su tre piani. Numero eccessivo secondo i ricorrenti e in contrasto “con quanto previsto dal Piano regolatore del Nqc e con la situazione viaria critica di questo comparto”. Il Pr, ricordano i ricorrenti, prevede la realizzazione del nodo intermodale con un parcheggio d’interscambio di 600 posti e “al massimo altri 400 posti auto per il quartiere, che devono però essere giustificati in base al Regolamento cantonale dei posteggi privati”. Ata contesta i 600 posti “perché il posteggio d’interscambio esistente ora, che ne contiene 400, è occupato solo al 20%”. A ciò si aggiungono il prospettato potenziamento del trasporto pubblico e il fatto che già il centro sia ben servito dai parcheggi, rendendo meno appetibile lasciare l’auto in periferia. In totale comunque sarebbero 400 i parcheggi non giustificati che si vorrebbero costruire e che eccederebbero le disposizioni regolamentari.

Altro tema di rilievo per Ata è la superficie verde. Il Piano di quartiere non rispetterebbe infatti la percentuale minima prescritta dal Pr, ovvero al minimo il 15% della superficie edificabile del fondo, “perché – si legge nella nota – calcola come ‘verde’ anche il tetto della terrazza soprelevata, che si trova a otto metri di altezza, e altri piccoli scampoli lungo la strada”. Infine, l’indice di sfruttamento. Il Piano di quartiere, si rimarca, sfrutta quasi interamente l’indice massimo previsto, pari a 2.5. Questo comporta un’altezza massima delle torri non indifferente, ovvero di 60 metri. “Ma le condizioni per ottenere questo massimo (impatto sulla mobilità minore o equivalente rispetto ai parametri ordinari e vantaggi d’interesse generale per la qualità urbanistica e la fruizione pubblica, ndr) non sono adempiute o, in ogni caso, non sono state sufficientemente dimostrate”, lamenta il ricorso. Vi sono poi altri aspetti minori. Palla dunque ora al governo. Ma, visti i procedenti, non è da escludere che possa essere solo una tappa dell’iter ricorsuale.

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