Luganese

Pene più miti per denunciante e denunciato

Gli avvocati hanno cercato di ridimensionare le accuse prospettate ai due imputati ritenuti responsabili di aver dissipato il patrimonio di una vittima

Sono andati in fumo oltre quattro milioni di euro della vittima
(Ti-Press)
27 maggio 2026
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«Rimettiamo la chiesa al centro del villaggio»: nella sua arringa pronunciata oggi, Stefano Camponovo, legale del 59enne, ha cercato di ribaltare l’immagine negativa fornita ieri dal procuratore pubblico Claudio Luraschi, che ha definito l’imprenditore alla sbarra «un truffatore nato», proponendo per lui una pena più dura rispetto a quella dell’altro imputato (cinque anni di reclusione più l’espulsione dalla Svizzera per otto). La tesi difensiva ha cercato di fare breccia nella Corte delle assise Criminali di Lugano (composta del presidente Paolo Bordoli e dai giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli) nell’ambito del processo nei confronti di due imputati, che devono rispondere di varie imputazioni, tra le quali spicca quella di aver dissipato il patrimonio di oltre 4 milioni di euro di una vittima. La sentenza è annunciata per domani pomeriggio.

Truffatore nato? Mai stato condannato

Camponovo ha sottolineato che «il mio cliente non ha precedenti per truffa e non è mai stato ufficialmente condannato. Dire che è un truffatore nato è un falso storico». Il legale ha contestato la proposta di pena del procuratore quella indicata «a carico del mio cliente non è giustificata, è sproporzionata. Gli importi malversati dell’altro imputato sono superiori». L’avvocato ha sostenuto che il suo cliente non ha danneggiato il patrimonio della vittima volontariamente. Inoltre, gli investimenti fatti dal 59enne potevano essere credibili e teoricamente buoni, oltre che diversificati: «Dove sono le certezze che quello che aveva messo in piedi non avrebbe fruttato nel 2030?». Secondo Camponovo, l’uomo credeva in quei progetti. Il presunto salto di qualità negli investimenti era stato suggerito dall'imputato più giovane, che ha avuto accesso all’eredità della vittima, che aveva conosciuto in una clinica di riabilitazione, dopo che entrambi avevano subito un ictus. Il legale ha chiesto alla Corte di assolvere il suo assistito dal capo di imputazione principale, ovvero la ripetuta amministrazione infedele aggravata. Camponovo ha chiesto una condanna a una pena pecuniaria sospesa con la condizionale per due anni, di massimo 160 aliquote giornaliere. Di conseguenza, nessuna espulsione dalla Svizzera.

‘Era il 59enne a voler sfruttare la situazione’

Dal canto suo, Fabio Creazzo, avvocato del 52enne anch'esso di nazionalità italiana (e svedese) e residente nella regione, ha ricordato che il suo assistito si è avvicinato alla vittima in un momento in cui era estremamente fragile ed emotivo. Tra i due sarebbe nata, prima che l’anziano ricevesse il lascito testamentario, un’amicizia sincera e incondizionata. «Ci siamo scoperti spiriti affini», aveva dichiarato il 52enne. Il legale dell’imprenditore più giovane, nei confronti del quale Luraschi ha chiesto una pena di 4 anni e mezzo di prigione e l’espulsione facoltativa per tre anni, ha cercato di sconfessare la tesi in base alla quale il 52enne fosse artefice di tutto: «Era semmai il suo socio ad aver bisogno di lui, non il contrario. Se il 52enne avesse voluto spolpare la vittima l’avrebbe fatto senza l’aiuto del suo socio. Era il 59enne a voler sfruttare la situazione». L’avvocato ha chiesto alla corte: «Può la persona truffata avere intenzione di truffare? Il reato non c’è se il presunto autore viene truffato». Secondo il legale, occorre tener conto delle pressioni esercitate sul suo cliente dall’altro imputato e delle truffe messe in atto nei suoi confronti, oltre che del grave stato di salute che l’ha reso più fragile e vulnerabile. Rilevante è anche l’importante collaborazione dimostrata dal 52enne durante tutta l’inchiesta: «Se oggi abbiamo fermato l’altro imputato, lo dobbiamo al mio cliente che l’ha denunciato». Pertanto, Creazzo ha chiesto il proscioglimento dell’imputato. In caso di condanna, tuttavia, l'avvocato ha invocato una pena non superiore ai 36 mesi di prigione, parzialmente sospesa con la condizionale e niente espulsione dal Paese nei confronti del 52enne.

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