Al termine si procederà con il risanamento del fabbricato rimessa veicoli e con la posa di un impianto fotovoltaico

Non passa inosservato con i suoi oltre 35 metri di altezza, ma lo sarà ancora per poco tempo. È infatti iniziata la demolizione del camino dell’ex inceneritore di Bioggio. Sebbene l’impianto di estrazione dei fumi derivanti dall’incenerimento dei fanghi di depurazione sia inattivo e fuori servizio da circa vent’anni, “continua a essere percepito dalla popolazione come una potenziale fonte di inquinamento”, sottolinea il Consorzio Depurazione Acque Lugano e Dintorni (Cdaled) in un comunicato. Oltre alla percezione ambientale e alla qualità del paesaggio, lo smantellamento comporterà anche altri vantaggi: migliorare la sicurezza dell’aeroporto, “l’immagine del Cdaled” ed evitare costi futuri di manutenzione e risanamento, considerata l’età del manufatto in calcestruzzo, costruito nel 1976.
Come spiegato nel messaggio relativo alla richiesta di credito di 1,35 milioni di franchi – 406mila per la demolizione e il resto per successivi lavori di risanamento – il Consorzio “non prevede in futuro il ripristino del camino dal momento che l’impianto di incenerimento è stato integralmente smantellato” e “la riutilizzazione non rientra nei ragionamenti attualmente in corso per il progetto di centrale termica”. I lavori sono potuti iniziare dopo gli interventi di bonifica, in particolare per la presenza di tracce di amianto nelle guarnizioni della vecchia canna fumaria. L’intervento avviene tramite demolizione controllata, necessaria per il contesto complesso in cui si trova la struttura, in particolare per la vicinanza all’autostrada e alla linea ferroviaria FLP. Il camino verrà progressivamente smontato attraverso il sezionamento in più parti, poi calate a terra in sicurezza.
I vantaggi riguardano anche le operazioni di volo. L’impianto di depurazione si trova a soli 250 metri dall’aeroporto di Lugano-Agno e l’area circostante “è considerato parte integrante dello stesso, poiché il terreno e i manufatti al suo interno possono costituire importanti fattori limitanti rendendo particolari le operazioni di decollo, di avvicinamento o di transizione”. Il camino, stando ai piani delle zone di sicurezza “rientra negli ostacoli artificiali della superficie conica e della superficie di avvicinamento dell’aerodromo, limitando le operazioni di volo ‘a vista’ secondo i necessari canoni”. Nonostante i benefici della demolizione, il Cdaled ha dovuto ottenere specifici permessi, poiché la gru utilizzata raggiunge i 46 metri di altezza, un metro oltre i limiti fissati dall’Ufficio federale dell’aviazione civile.
La demolizione rappresenta solo una parte di un intervento più ampio di riqualificazione. Al termine dei lavori inizierà il risanamento del tetto della rimessa veicoli, necessario a causa di infiltrazioni e degrado della copertura. L’intervento prevede il rinnovo del tetto e l’adeguamento alle normative di sicurezza, con l’installazione di sistemi di accesso, parapetti e otto lucernari, migliorando così le condizioni operative e la sicurezza del personale. Successivamente sarà possibile posare un impianto fotovoltaico sulla copertura: sono previsti 276 pannelli per una potenza totale di 124 kWp, capaci di produrre circa 128’500 kWh annui, interamente utilizzati dall’impianto di depurazione, con un risparmio stimato di circa 40mila franchi all’anno.
I lavori programmati porteranno a una prima trasformazione dell’area a nord-est dell’aeroporto. Questo però non è l’unico progetto in programma in quanto è prevista anche l’introduzione di una nuova fase di trattamento per la rimozione dei microinquinanti, sostanze oggi non trattenute dagli impianti tradizionali. Grazie a tecnologie come il carbone attivo in polvere, sarà possibile eliminarne fino ad almeno l’80%, riducendo in modo significativo l’impatto sulle acque del fiume Vedeggio e del golfo di Agno. Questo progetto, dal valore di 75 milioni di franchi, è però attualmente bloccato a causa di divergenze tecniche tra lo studio d’ingegneria e il Consorzio. Per uscire da questo stallo, nell’ultima riunione del consiglio consortile i rappresentanti dei 30 comuni membri del Cdaled hanno deciso all’unanimità di affidarsi a un perito esterno per chiarire le responsabilità e verificare il grado di maturità del progetto definitivo. A questo scopo è stato approvato un credito di 250mila franchi, destinato a coprire i costi della perizia e di eventuali procedure legali. Il perito, affiancato da altri specialisti, avrà il compito di stabilire se le divergenze riguardano lacune progettuali o richieste legittime legate alla fase esecutiva, definendo così anche l’eventuale ripartizione delle responsabilità. Solo dopo queste verifiche sarà possibile sbloccare il progetto e procedere con le fasi successive, evitando il rischio di ulteriori ritardi o costi supplementari durante la realizzazione.