Tra fine ’800 e metà ’900 l'omonima conceria impiegava fino a 350 persone. È stato anche sindaco di Viganello e membro del Gran Consiglio

Lugano dedichi “uno spazio pubblico significativo” alla memoria di Battista Beretta Piccoli (1902-1955), “imprenditore, uomo politico e filantropo”. La richiesta torna sui banchi del Municipio con un'interpellanza di Luca Campana (Centro) e Carola Barchi (Plr-Pvl). Quella di Battista Beretta Piccoli “è una figura di grande rilievo per la storia economica, sociale e civile della nostra città”. Dalla documentazione storica riportata nell'interrogazione risulta infatti come già nel 1736 la famiglia Beretta avesse fondato a Lugano una conceria di pelli, attività che, attraverso l’unione con la famiglia Piccoli, diede origine alla dinastia Beretta Piccoli. Per oltre due secoli, questa impresa ha rappresentato un pilastro dello sviluppo produttivo locale, contribuendo in modo determinante alla crescita economica della città e della valle del Cassarate.
Tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, con il trasferimento degli stabilimenti da Lugano centro (zona Piccionaia) a Viganello, la Conceria Beretta Piccoli si inserì in un contesto industriale dinamico, diventando uno dei principali poli occupazionali della città e della regione che, nei periodi di massima attività, impiegava fino a 350 tra operaie e operai. “La conceria rappresentò anche un esempio di responsabilità sociale: non vi furono mai licenziamenti nemmeno nei momenti difficili, e i rapporti con le maestranze furono improntati a rispetto, solidarietà e senso di comunità”. Beretta Piccoli è stato anche sindaco di Viganello, municipale e membro del Gran Consiglio.
Al Municipio viene chiesto se sia a conoscenza del valore storico, economico e sociale rappresentato dalla figura di Battista Beretta Piccoli e dalla Conceria Beretta Piccoli per la città di Lugano; se intenda riconoscere questo contributo attraverso l’intitolazione di una via, una piazza o un altro spazio pubblico e con quali tempi e modalità questo possa avvenire. In caso negativo, gli interpellanti ne chiedono le motivazioni.