Il Municipio vieta l’iniziativa antagonista a tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico e perché teme che si possano innescare scontri

Mostra i muscoli il Municipio di Lugano e stavolta annuncia di non voler tollerare il presidio antifascista programmato sabato 21 febbraio alle 16 in zona stazione Ffs. Lo ha annunciato oggi in una nota lo stesso Esecutivo, che ha ribadito la sua intenzione di “privilegiare la tutela della sicurezza pubblica, della convivenza e della regolare vita cittadina”. In aggiunta, il comunicato parla di una decisione presa “sulla base di una valutazione dei profili di rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica, anche considerato che era stata preannunciata un’iniziativa di segno contrario quale contromanifestazione”. Non è stato possibile parlare e chiedere spiegazioni supplementari al sindaco di Lugano Michele Foletti e alla titolare del Dicastero sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi. Avremmo voluto domandare cosa potrebbe succedere se, come verosimile, il presidio andrà in scena malgrado il divieto.
Secondo nostre informazioni, il Municipio ha preso la decisione a maggioranza di quattro favorevoli (Karin Valenzano Rossi, Lorenzo Quadri, Marco Chiesa e il sindaco Michele Foletti) e tre contrari. Nella nota l’Esecutivo ricorda che nella seduta del 12 febbraio scorso ha deciso di non autorizzare la manifestazione prevista per sabato 21 febbraio richiesta dal Fronte nazionale elvetico. Dopo essere venuta a conoscenza del mantenimento dell’iniziativa denominata “Presidio antifascista”, annunciata per sabato 21 febbraio alle 16, ha optato per la tolleranza zero. Motivo? “Non essendo pervenuta alcuna domanda formale, il Municipio constata l’assenza delle condizioni per autorizzare l’utilizzo accresciuto dello spazio pubblico e dichiara che lo svolgimento dell’iniziativa nelle modalità annunciate non sarà tollerato. I diritti fondamentali di espressione e riunione sono garantiti e si esercitano nel rispetto delle procedure previste e delle condizioni poste a tutela della sicurezza e dei diritti di terzi”. Questa è la sostanza della comunicazione ufficiale. Una comunicazione seguita dalla laconica frase: “Non verranno rilasciate ulteriori informazioni”. La nota non illustra i motivi del diniego, se non per la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, ma non si capiscono le ragioni del rifiuto, visto che la manifestazione delle tre sigle di estrema destra non è stata autorizzata. Inoltre, gli stessi promotori del presidio antifascista hanno manifestato innumerevoli volte a Lugano senza chiedere il permesso e le iniziative sono sempre state tollerate.
Si può unicamente ipotizzare che il Municipio abbia considerato quella del prossimo sabato, che era stata preannunciata come contromanifestazione del corteo richiesto Fronte nazionale elvetico (poi non autorizzato), comporti i medesimi rischi di ordine pubblico. Rischi legati in particolare ai possibili scontri tra i due fronti. Da qui la decisione di negare anche il presidio. Tuttavia, il diniego municipale potrebbe alimentare la partecipazione e incrementare di molto il rischio di scontri, stavolta con le forze dell’ordine (probabilmente con l’ausilio di agenti della Polizia cantonale), che presumibilmente verranno schierate massicciamente. Intanto, sempre ieri, l’Mps ha annunciato di aderisce alla mobilitazione del 21 febbraio a Lugano e invitando “tutte e tutti coloro che rifiutano il razzismo, il fascismo e ogni forma di discriminazione a partecipare”. Il movimento spiega la sua adesione, esprimendo preoccupazione rispetto alla “decisione del Municipio di vietare la manifestazione antifascista, appellandosi a non meglio precisate ragioni di sicurezza. Una scelta grave, che finisce per mettere sullo stesso piano chi promuove idee di odio e discriminazione e chi le contrasta in nome dei valori di democrazia, tolleranza, solidarietà e giustizia sociale. Manifestare liberamente è un diritto che non può essere sottoposto ad alcuna autorizzazione e le questioni di organizzazione del traffico non possono essere utilizzate come pretesti per negare il diritto di manifestare”.
L’Mps critica anche la decisione del Municipio di Lugano di negare il permesso al Fronte nazionale elvetico “per ragioni di ordine pubblico, dimostrando ancora una volta debolezza e un colpevole rifiuto di prendere chiaramente le distanze da gruppi di orientamento fascista. Le autorità avrebbero dovuto assumere una posizione ben più netta, fondata non tanto su valutazioni di ordine pubblico, ma su una chiara condanna dei valori reazionari, razzisti e fascisti espressi da questi gruppi, in coerenza con i principi costituzionali e con le convenzioni internazionali sottoscritte dalla Svizzera”. Non solo. Il movimento ritiene “le idee di esclusione, razzismo e violenza non costituiscano una semplice ‘opinione’, ma rappresentino un attacco diretto alla convivenza democratica. Contrastarle pubblicamente è quindi una responsabilità politica e civile”. Nel comunicato, viene richiamato l’art. 4 della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale delle Nazioni Unite, ratificata dalla Svizzera ed entrata in vigore a fine 1994 un articolo che prevede, tra le altre cose, che gli Stati contraenti si impegnano, “a dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonché ogni atto di violenza, o incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, come ogni aiuto apportato ad attività razzistiche, compreso il loro finanziamento” e, ancora, “a dichiarare illegali e a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate e ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni o a tali attività”.