laR+ Luganese

La procuratrice pubblica Lanzillo ricusa il giudice Ermani

L'Accusa vorrebbe un altro presidente della Corte delle Assise Criminali per il dibattimento sulla vicenda del padre che sparò al figlio

Una brutta grana da dirimere per la Camera dei ricorsi penali
(Infografica laRegione)
17 gennaio 2024
|

Il giudice ha mostrato di essere prevenuto nei miei confronti. È, in estrema sintesi, il motivo per il quale la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo chiede la ricusa di Mauro Ermani. L’istanza è tuttora pendente alla Corte dei reclami penali. Lanzillo vorrebbe che non fosse Ermani a presiedere la Corte delle Assise Criminali di Lugano in un processo che verrà celebrato a inizio febbraio e nel quale lei rappresenta l’Accusa. Una richiesta, quella della procuratrice, che affonda le radici nel tormentato rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico, avvenuto nel 2020. Un rinnovo che aveva visto la rielezione, da parte del legislativo cantonale, anche dei cinque pp, tra cui la stessa Lanzillo, inizialmente ‘bocciati’ dal Consiglio della magistratura di allora, il cui operato era stato però sconfessato dalla Commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, dal Gran Consiglio e successivamente anche dal Tribunale d’appello.

Verso il processo sul caso di Agno

Andiamo con ordine. Il caso oggetto del dibattimento è quello che ha come imputato il 50enne che, il 7 agosto del 2022, ad Agno, ferì il figlio, all’epoca 22enne, sparandogli con un fucile a canna mozza, un calibro 22 che possedeva illegalmente. L’uomo è in detenzione in regime di espiazione anticipata della pena e al processo dovrà rispondere dell’accusa principale di tentato assassinio, in via subordinata tentato omicidio, nonché di infrazione alla Legge federale sulle armi. Un dibattimento importante, per il quale la procuratrice ha chiuso l’inchiesta l’estate scorsa, mentre la composizione della Corte è stata comunicata alle parti oltre un mese e mezzo fa, con Ermani, come detto, presidente. La richiesta di ricusa ruota infatti attorno ad alcuni momenti di quella fase delicata (la rielezione dei procuratori pubblici, ndr.) durante la quale il giudice aveva denigrato, anche pubblicamente, il lavoro della pp. Una richiesta che non è riconducibile all’incompatibilità di carattere tra i due. Tale richiesta è da collegare, piuttosto, al parere del Consiglio della magistratura, che era stato espresso negativamente, oltre tre anni fa, nei confronti di Lanzillo e di altri quattro procuratori nell’ambito della procedura di rinnovo decennale dei magistrati.

Quel messaggio inopportuno

Di sicuro, il giudice Ermani ci ha messo del suo, contribuendo a più riprese a creare cattivo sangue in Procura, in particolare nei confronti dei cinque procuratori che ha pubblicamente sconfessato. Come non ricordare il caso del messaggio whatsapp inviato al procuratore generale Andrea Pagani. In particolare quello in cui il giudice informava il pg che una vicecancelliera del Tribunale penale cantonale, candidatasi alla carica di procuratore e in quei giorni sentita dalla Commissione di esperti, “pare sia andata bene. Se me la rubi trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi”, ovvero del Ministero pubblico. Interpellato dalla ‘Regione’, il pg Pagani aveva a suo tempo dichiarato di non aver risposto all’sms e di averlo collegato “al fatto che da tempo insistevo con Ermani ad aver rispetto dell’attività del Ministero pubblico”. Una vicenda che aveva fatto discutere il Gran Consiglio e, su segnalazione di Matteo Pronzini, a nome del Gruppo Mps-Pop-Indipendenti, fatto partire un’inchiesta, per un “possibile reato penale da parte del presidente del Tribunale penale cantonale (Tpc), Mauro Ermani”, che era stata chiusa con un ‘non luogo a procedere’ dal procuratore generale sostituto Andrea Maria Balerna.

Commenti sessisti sul conto della pp

Tanto e vero che la stessa Lanzillo, a supporto della sua istanza, parla proprio della procedura di rielezione dei magistrati e del parere negativo espresso dal Consiglio della magistratura nei confronti di cinque procuratori pubblici. Inoltre la procuratrice ricorda che, negli ultimi tre anni, Ermani ha evitato di essere coinvolto come giudice in dibattimenti nei quali Lanzillo sosteneva l’accusa. Non solo. L’istanza di ricusa delle procuratrice poggia anche su alcune dichiarazioni pubbliche ritenute pretestuose e dal tenore rancoroso, che sono state rilasciate dallo stesso giudice Ermani ad alcuni media. Parole ritenute gravi quanto inopportune, quelle espresse dal giudice, che secondo Lanzillo sarebbero sufficienti a confermare il pregiudizio nei confronti della pp. La procuratrice ricorda pure di essere stata oggetto di alcuni pesanti commenti sessisti, anch’essi resi pubblici dal giudice sul conto di Lanzillo, la quale richiama l’articolo 56 del Codice di procedura penale. Un articolo che definisce i motivi di ricusazione. Tra questi ultimi figurano proprio “i rapporti di amicizia o di inimicizia con una parte o con il suo patrocinatore, che potrebbe avere una prevenzione nella causa”.

Critiche soggettive e opinioni personali

La procuratrice pubblica ha pure sostenuto che le esternazioni pubbliche del giudice sono il frutto di sue opinioni personali e non riguardano la valutazione oggettiva del lavoro della pp. Opinioni che suonano come critiche soggettive che Ermani avrebbe potuto evitare di esprimere, perlomeno pubblicamente, nei confronti di una magistrata. Insomma, Lanzillo ritiene che le impressioni del giudice Ermani possano compromettere l’andamento del processo che si terrà il prossimo mese e quindi potenzialmente anche influenzare negativamente il giudizio finale. Nell’istanza di ricusa, la procuratrice parla espressamente della fermezza di Ermani nel tentativo di delegittimare l’operato della pp. Ermani lo avrebbe fatto attraverso la sua intromissione nella competenza di altri, in particolare quelle del procuratore generale, trasgredendo in questo modo i capisaldi della giustizia: l’autonomia, l’indipendenza, la diligenza e l’imparzialità.

Marisa Alfier aveva ottenuto ragione

Tra i precedenti, ricordiamo la richiesta di ricusa avanzata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier nei confronti di tutto l’organo di vigilanza. Una richiesta che è stata accolta, nel novembre 2021, dal Tribunale d’appello in corpore, che ha attribuito al Consiglio della magistratura un atteggiamento “suscettibile di destare l’apparenza di una prevenzione nei confronti dell’istante”. Non solo. I giudici del Tribunale d’appello avevano riconosciuto l’acredine dimostrata, le esternazioni lesive, non corrette, gratuite e pretestuose nei confronti di Marisa Alfier, che figurava tra i 5 procuratori pubblici che lo stesso Consiglio nel settembre del 2020 aveva preavvisato negativamente al Parlamento per la rielezione. Alfier, a tal proposito, ha ravvisato nella condotta dell’organo di vigilanza, presieduto dal giudice Werner Walser, un pregiudizio nei suoi confronti tale da presentare istanza di ricusa per tutti i membri, nessuno dei quali ha riconosciuto i motivi di ricusazione avanzati dalla procuratrice.

Leggi anche:
Resta connesso con la tua comunità leggendo laRegione: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔