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10.11.2022 - 18:28
Aggiornamento: 21:20

Lugano, decreto d’accusa contestato per l’avvocato Grandini

Lo ha detto la pp Chiara Borelli nel processo a carico di un 42enne, che deve mezzo milione di franchi all’ex presidente della sezione Plr cittadina

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Ti-Press/Archivio
L’avvocato luganese Giorgio Grandini è tra le vittime del truffatore comparso in aula penale oggi

La notizia del decreto d’accusa spiccato nei confronti dell’avvocato luganese Giorgio Grandini è emersa oggi nel processo a carico di Alessandro Cipollini, un 42enne attivo nella finanza che ha coinvolto il legale in un tentativo di truffa. Lo ha detto la procuratrice pubblica Chiara Borelli durante il dibattimento odierno. Il legale figura però tra le vittime del raggiro orchestrato dall’imputato che avrebbe ingannato Grandini facendogli credere una storia inverosimile, basata su documenti fotocopiati invece degli originali. Tanto che l’avvocato Luca Trisconi, patrocinatore di Grandini, oltre a confermare la contestazione del decreto d’accusa, ha presentato alla Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Mauro Ermani, un’istanza di risarcimento di circa poco più di mezzo milione di franchi. Tutti soldi che Grandini rivendica per aver anticipato spese del 42enne. Trisconi ha pure annunciato che il suo assistito rivendicherà in sede civile la contropartita delle prestazioni rese, pari a un milione di franchi.

L’accusa riguarda una compravendita

Il procedimento penale a carico di Giorgio Grandini è, per certi versi, però, legato alla vicenda processuale odierna. Vediamo come. Sono il frutto di una segnalazione di una importante banca le accuse della procuratrice nei confronti dell’avvocato luganese (e di un altro notaio). Segnalazioni che riguardano la vendita di una casa a Montagnola, intestata a un conoscente di Grandini. Il rogito di compravendita che venne sottoscritto tra le parti indicava chiaramente che la cessione dell’abitazione avrebbe dovuto avvenire senza l’ipoteca pendente (circa un milione e mezzo di franchi). La proprietaria aveva però messo a pegno, in cambio di un prestito, la cartella ipotecaria al portatore. Grandini era convinto di riuscire a onorare gli impegni grazie alle prestazioni professionali dovutegli dal 42enne a processo oggi, per diverse prestazioni e anticipazioni di spese per oltre 400’000 franchi. Somma da aggiungere agli onorari, di oltre un milione, mai pagati a Grandini.

Un permesso B concesso senza controlli

Come anticipato dalla Rsi nel gennaio scorso, il 68enne avvocato luganese ha rinunciato volontariamente all’iscrizione nel Registro cantonale degli avvocati e all’esercizio del notariato. Al notariato ha rinunciato anche l’altro indagato. Personaggio noto in città e in Ticino, avendo rivestito diverse cariche pubbliche in qualità di consigliere comunale a Lugano, deputato in Gran Consiglio e presidente della sezione Plr di Lugano, Giorgio Grandini, secondo la procuratrice pubblica Borelli, è stato usato come ‘testa di ponte’ dal 42enne, che ha potuto così ottenere, tra l’altro, rapidamente, dopo il suo arrivo in Ticino nel giugno 2020, facilmente e senza alcun controllo, da parte delle autorità cantonali, un permesso B. Grandini, ha sottolineato Trisconi, è stato «distrutto da questa vicenda, sia moralmente che fisicamente, oltre che finanziariamente». L’avvocato luganese, che è console onorario della Repubblica di Croazia, fa parte di vari enti e Consigli di amministrazione, aveva creduto al 42enne, altrimenti non si sarebbe mai esposto, con il nome del suo studio, verso istituti bancari e addirittura lo Stato Vaticano.

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