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laR
 
13.10.2022 - 05:30
Aggiornamento: 09:21

Lugano, non diagnostica il tumore al seno: a processo

Alle Assise correzionali lunedì prossimo una radiologa colpevole, per l’accusa, di non aver riconosciuto la malattia durante un esame medico

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Ti-Press/Archivio
Una diagnosi precoce salva la vita

Un errore medico? Se ne saprà di più al processo in programma per lunedì 17 ottobre alle Assise correzionali di Lugano. Imputata è una dottoressa radiologa, accusata di lesioni colpose gravi. La sua presunta colpa risale al 2019: avrebbe mal interpretato dei risultati di esami radiologici che, ripetuti l’anno successivo, hanno poi portato alla diagnosi di tumore al seno nella vittima. Tuttavia, un esame retrospettivo avrebbe dimostrato che già dalla mammografia del 2019 si sarebbe potuto diagnosticare il tumore. Da qui, le presunte responsabilità dell’imputata.

Nel 2019 nessuna diagnosi

Un tema sanitario dunque delicato: quello del tumore al seno. Un tema che tocca numerose donne. E di estrema attualità. Siamo infatti nel mese dell’Ottobre rosa, internazionalmente riconosciuto per la prevenzione di questa malattia. E proprio nell’ambito di uno screening di routine sarebbero da contestualizzare i fatti che dovrà giudicare la Corte presieduta dal giudice Siro Quadri. La parte lesa, una donna di oltre 60 anni e sposata con un medico, si sottopone a un esame radiologico in una clinica privata del Luganese. A effettuare l’esame è la dottoressa imputata, che oggi non è più dipendente della clinica in questione ma lavora presso un’altra struttura privata: si tratterebbe di un centro medico. Il responso alla paziente è rassicurante: non c’è tumore.

Ma nel 2020 c’erano già le metastasi

Tuttavia, e siamo nel 2020, un altro medico specialista di una terza struttura privata, effettua la diagnosi di tumore al seno. Una malattia che nel frattempo si è espansa in maniera importante, al punto da aver sviluppato metastasi in diverse parti del corpo. E conseguentemente, anche l’intervento medico per cercare di arginare il tumore è stato molto più invasivo di quanto lo sarebbe stato un anno prima. La paziente dunque cerca di comprendere se non si fosse potuto intervenire prima, partendo proprio da quegli esami del 2019. E delle analisi retrospettive sembrano confermare proprio quello: il tumore si sarebbe potuto vedere già prima. Un errore dunque, che secondo l’accusa implica la responsabilità di chi l’avrebbe commesso in quanto non avrebbe fatto qualcosa che avrebbe dovuto fare. Viene perciò effettuata una segnalazione al Ministero pubblico, che promuove d’ufficio l’inchiesta.

Un decreto d’accusa impugnato

A occuparsi del caso è il procuratore pubblico Zaccaria Akbas, che la scorsa primavera ha emanato un decreto d’accusa che proponeva una pena pecuniaria quantificata in 120 aliquote. Il decreto è stato poi impugnato dall’imputata.

La parte lesa, costituitasi accusatrice privata, è rappresentata dall’avvocato Renzo Galfetti. Parte lesa che, da nostre informazioni, sostiene che l’errore sarebbe stato compiuto a causa di un agire ritenuto veloce e sbrigativo, inadeguato, perché il tumore sarebbe stato chiaramente visibile già nel 2019. Ipotesi tuttavia contestata dall’imputata, difesa dall’avvocato Filippo Ferrari, secondo cui invece si tratterebbe – stando alla letteratura medica – in un’importante percentuale di casi di un errore possibile.

Più perizie

Di segno diverso le risultanze delle perizie, una giudiziaria e le altre private, commissionate: attesterebbero che il tumore sarebbe stato visibile già l’anno precedente alla diagnosi. Sempre da nostre informazioni, tuttavia, la difesa sarebbe pronta in aula a contestare la forza probatoria di queste perizie, per chiedere infine il proscioglimento dell’imputata. Oltre al procedimento penale in programma lunedì prossimo, nel delicato caso vi sarebbero anche delle pendenze civili che saranno evidentemente rinviate al foro civile relative alle richieste di risarcimento danni.

Caso segnalato all’Ufficio del medico cantonale lo scorso anno

Infine, di interesse pubblico è un’ultima questione. Durante l’estate del 2021 il procuratore pubblico ha segnalato all’Ufficio del medico cantonale il caso. Eventuali provvedimenti d’ordine amministrativo da parte della Commissione di vigilanza sanitaria nei confronti dell’imputata dipenderanno ovviamente dall’esito del processo. Si attende dunque la sentenza.

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