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22.09.2022 - 18:12
Aggiornamento: 18:45

Lugano, la musica genera oltre 28 milioni di indotto

Sorprendenti i risultati del primo studio d’analisi del settore della Divisione cultura. I dati mostrano che il sostegno principale proviene da privati

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Ti-Press/Archivio
Al Lac le matinées musicali

Nel 2019 sono stati venduti oltre 30’000 biglietti, per le stagioni concertistiche e sono state coinvolte più di 7’000 persone nell’ambito musicale, compresi tutti gli operatori del settore. Sono numeri importanti quelli che emergono dall’analisi e dal monitoraggio dei settori che compongono le industrie culturali e creative del Luganese. Numeri snocciolati da Roberto Badaracco, vicesindaco di Lugano e titolare del Dicastero cultura sport ed eventi, e da Luigi Di Corato, direttore della Divisione cultura.

I ricavi maggiori derivano da sponsor

L’obiettivo dello studio è stato quello di dare impulso a una politica culturale che possa, finalmente, contare su strumenti quantitativi e qualitativi per poter comprendere le necessità e le aspettative presenti e future degli operatori culturali attivi in città, così come l’evoluzione di ogni singolo settore e dei suoi impatti culturali, sociali ed economici. In soldoni, il totale dei costi e dei ricavi degli operatori che hanno partecipato (32 su 78) è rispettivamente di 28’254’000 e 28’152’000 franchi, per un disavanzo d’esercizio totale di poco più di 100’000 franchi. Cifre considerevoli e per certi sorprendenti che bastano per sconfessare i detrattori della cultura. Rispetto ai costi del personale, questi, in media pesano per il 36% su un operatore, mentre il 24% riguardano spese d’esercizio (26% costi d’attività, l’8% per strutture). Quanti ai ricavi, in media, il 25% deriva da proventi, il 24% da finanziamento pubblico, il 29% da sponsor, il 15% da membership e il 7% da altri ricavi. Pertanto, in media, i ricavi maggiori derivano dagli sponsor e da proventi legati all’attività svolta e non dall’ente pubblico, come si tenta di veicolare, dalla parte destra dell’emiciclo.

Badaracco: ‘Il settore è trainante’

La campagna di indagini conoscitive è partita dai settori che compongono il complesso culturale sistema cittadino. Dapprima, è stato approfondito quello musicale e il segmento della musica colta e di tradizione. Come? Attraverso un questionario specifico inviato tra il 2 luglio e il 24 agosto 2020. Hanno risposto in 78 e Roberto Badaracco, si è detto soddisfatto del lavoro intrapreso: «È importante che anche il settore culturale venga osservato con strumenti che permettano la comprensione e la quantificazione del suo impatto sulla città. Che la musica fosse uno degli ambiti trainanti dell’offerta culturale cittadina lo si intuiva; questo studio conferma e quantifica in maniera oggettiva e quantitativa l’importante coinvolgimento della popolazione in questo settore». In altre parole, i risultati sono rilevanti e, continua Badaracco «meritano di essere presi in considerazione anche per quel che riguarda le future strategie culturali della Città». Occorre dunque continuare il monitoraggio, mantenere il sostegno pubblico e il canale di dialogo aperto con i singoli operatori.

La maggioranza tiene casa in città

Passiamo ai dati: la maggioranza tiene casa a Lugano (61%), seguono gli operatori con sede nel distretto (19%) e nel resto del cantone ma attivi prevalentemente a Lugano (14%); la maggior parte fa parte di un’organizzazione non-profit (61%) o è una persona fisica (32%), i restanti sono aziende o enti pubblici (4% e 3%); amatori e professionisti rappresentano rispettivamente il 41% e il 47%, meno presenti invece gli operatori a livello semi-professionale. La più antica organizzazione che ha risposto al questionario è nata nel 1830, quella più recente nel 2019. Si evince che le entità fondate fino al 1980 sono in prevalenza amatoriali (14 su 17), mentre le organizzazioni fondate dopo gli Ottanta sono in prevalenza professionali (22 su 33). La ripartizione geografica delle attività professionali si concentra a Besso (presenza di Conservatorio, Fonoteca Nazionale svizzera e Rsi).

Nel 2019 oltre 2’000 attività

Il settore comprende pure 2’436 soci di organizzazioni non-profit, il 43% di non-profit professionali, il 57% per quelle amatoriali; il totale di collaboratori rilevati sale a 1’137, di questi il 71% sono volontari e il 29% salariati. Sono stati censiti 328 addetti (che percepiscono un salario), questi sono in maggioranza impiegati nelle non-profit (68% con circa 224 persone), una quarantina di persone lavorano invece in società registrate. La ricerca ha messo in evidenza come gran parte degli operatori che hanno risposto siano impegnati parzialmente, o esclusivamente, nell’organizzazione di festival, rassegne ed eventi. Rispetto ai generi, nello studio la musica colta (classica o antica) è quella più rappresentata per i professionisti (scelta 31 volte), seguono la musica d’insieme (17) e il jazz (15), gli amatori sono invece attivi maggiormente nel canto corale (14) e nella musica d’insieme. Si nota, inoltre, come la formazione musicale sia un ambito portante, che coinvolge be 3’272 allievi e 325 docenti. Non solo. Il numero di attività annue dichiarato (per il 2019) è notevole: sono oltre 2’000, per la maggior parte concerti. Nel 2019, le entità professioniste hanno organizzano in media 49 attività, mentre quelle amatoriali 12.

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