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01.09.2022 - 16:21
Aggiornamento: 17:16

Reati societari alla palestra luganese, due condanne

La Corte ha inflitto 13 mesi sospesi per l’imprenditore e una pena pecuniaria sospesa per l’amministratrice. Accertato un danno di 398mila franchi

di Guido Grilli
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Ti-Press
Il giudice Marco Villa

Si è concluso con due condanne sospese il processo durato tre giorni alle Assise correzionali di Lugano per reati societari in seno a una palestra del Luganese, segnatamente nella società anonima che ne gestiva le sorti finanziarie, cagionando un danno di 398mila franchi ai danni dei debitori, ha accertato il giudice, Marco Villa. Questo nell’ambito del rinnovo della palestra avvenuto nel 2017 con un investimento di circa 10 milioni di franchi e concluso nel tempo record di soli sei mesi.

La posizione più grave, ha stabilito la Corte, è quella dell’imprenditore 62enne italiano, il quale ha ricoperto il ruolo di amministratore e "deus ex machina" della società anonima. L’uomo è stato tuttavia prosciolto dal reato più pesante contenuto nell’atto d’accusa, quello di amministrazione infedele. Condannato invece per il reato di cattiva gestione: tra i rimproveri – insufficiente dotazione del capitale proprio, utilizzato e non più ricostituito, ciò che pertanto costituisce una grave negligenza a mente del giudice. Non solo: la Corte ha rimproverato al dirigente di aver mancato di depositare i bilanci all’Ufficio fallimenti, nel momento in cui la società aveva accusato una situazione debitoria. Accertata pure la situazione di sovra-indebitamento della società anonima. Il giudice ha inoltre confermato il reato di omissione della contabilità, nonché quello di infrazione alla Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (Avs). Il 62enne è stato condannato a una pena di 13 mesi di detenzione, posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni. «Egoistico» – ha definito il giudice l’agire dell’imprenditore: «Si è preoccupato solo di aprire al più presto possibile la palestra dopo il suo rinnovo che ha cagionato danni ai debitori».

‘Anche la 37enne doveva assolvere doveri di legge all’interno della società’

Più lieve la colpa della amministratrice unica della società di gestione della palestra: è stata prosciolta dal reato di cattiva gestione, soprattutto dal profilo soggettivo: aveva un ruolo di ‘uomo di paglia’, non ha fatto nulla, nessuna attività – ha detto il giudice, Marco Villa. Colpevole, invece, per omissione di contabilità, segnatamente per non aver presentato i bilanci relativi agli anni 2018 e 2019 (c’erano solo, ancorché incompleti, invece per il periodo 2017), un dovere di legge che doveva assolvere. Per quanto attiene all’infrazione alla legge federale sull’Avs, invece, la Corte ha optato per il proscioglimento. La 37enne è stata condannata a una pena pecuniaria: 30 aliquote per 30 franchi cadauna, ossia complessivi 900 franchi, sospese con la condizionale per un periodo di prova di due anni.

La pubblica accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Daniele Galliano, ieri al termine della sua requisitoria aveva proposto 18 mesi di detenzione, al beneficio della sospensione condizionale, per l’imprenditore e 6 mesi, pure sospesi, per l’amministratrice unica. Gli avvocati difensori, Costantino Castelli, legale del 62enne e Giovanni Molo, patrocinatore della donna, avevano invocato la piena assoluzione. I due legali non escludono di ricorrere in Appello contro la sentenza. Del caso, pertanto, si potrebbe tornare a parlare nei prossimi mesi.

Leggi anche:

Palestra e cattiva gestione, l’accusa chiede due condanne

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