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01.09.2022 - 10:32
Aggiornamento: 15:29

Accoltellamento alla Manor, chiesti quattordici anni

La procuratrice federale Elisabetta Tizzoni: ‘L’imputata ha portato a casa nostra il terrorismo. Voleva assassinare in nome di un’ideologia estremista’

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Ti-Press
I fatti risalgono al 24 novembre 2020

«Voleva uccidere senza pietà né scrupoli, voleva assassinare non una ma più vittime. In nome di un’ideologia estremista, violenta, che nega alla nostra società il diritto di esistere, per diffondere paura tra la popolazione». La procuratrice federale Elisabetta Tizzoni non ha dubbi: l’autrice del duplice accoltellamento alla Manor di Lugano era «ben consapevole delle sue azioni, nonostante le sue psicosi e la semplicità di pensiero». Al terzo giorno di processo al Tribunale penale federale di Bellinzona, la pubblica accusa ha chiesto dunque quattordici anni di reclusione per ripetuto tentato assassinio e violazione della Legge federale che vieta al-Qaida e Stato Islamico, nonché le organizzazioni associate, e una multa di 200 franchi per ripetuto esercizio illecito della prostituzione. Pena sospesa a favore del trattamento stazionario in una struttura chiusa.

‘Voleva tagliarle la testa così come fa lo Stato Islamico’

Durante la sua requisitoria, Tizzoni ha ripercorso dapprima velocemente fatti ormai già noti: la difficile biografia dell’imputata, la conversione all’islam, la radicalizzazione e il legame con due jihadisti siriani. La sequenza di azioni compiute quel 24 novembre 2020, fino all’aggressione al quinto piano dei Grandi Magazzini: «La prima vittima era indifesa, al telefono col proprio compagno, da dietro le taglia il collo procurandole una ferita profonda e lunga dieci centimetri. Quando la vittima cade a terra, si scaraventa sopra di lei infliggendole altri colpi: voleva tagliarle la testa, così come fa lo Stato Islamico. Poi si dirige verso la seconda vittima, che fortunatamente ferisce solo leggermente».

‘Voleva mostrare al mondo la propria ideologia estrema’

«Fatti che hanno scosso tutti noi, con una forte risonanza mediatica. Anche internazionale. La popolazione impaurita, fra terrore e incredulità, attende il verdetto. Fatti che oscillano fra atto terroristico e follia. Le due ipotesi non si escludono. È quel che è successo: sono pienamente convinta che quel 24 novembre l’imputata abbia commesso un atto terroristico all’arma bianca. L’imputata ha portato il terrorismo a casa nostra», ha aggiunto la procuratrice, per poi continuare: «Si tratta di un caso dall’elevato valore simbolico per il nostro Paese. Sgozzando delle persone, voleva mostrare al mondo intero la propria ideologia estrema, per sostenere lo Stato Islamico. Ed è quel che ha fatto».

‘Non ha lasciato niente al caso’

Tizzoni ha poi ricordato che la 29enne «aveva chiari il luogo, l’arma, l’obiettivo. Neanche la data è scelta a casa, esattamente un mese prima della Vigilia di Natale, altamente simbolica. Non ha lasciato niente al caso, cancellando i dati dal pc con un programma specifico. Così squilibrata, non è. Cambia versione, ma non per mancanza di lucidità: non è confusione, ma contraddittorietà, fenomeno inerente alla sua psicopatologia. Non si pente e questa è una circostanza spaventosa e agghiacciante». La procuratrice ha poi ricordato che l’omicidio, quando motivato da fanatismo religioso o politico è particolarmente riprovevole: «Ha dimostrato freddezza, impiegare un’arma bianca implica indubbia e maggiore brutalità. Ha mostrato un’efferatezza inaudita».

I radicalizzati in Occidente, ‘persone labili’

La procuratrice si è poi soffermata lungamente sull’identikit dei radicalizzati in Occidente e sulla valenza giuridica dell’atto terroristico. «È pacifico che abbia commesso un atto terroristico. Il jihadismo in Occidente non mobilita le masse ma recluta ai margini. Giovani adulti, spesso privi di educazione religiosa ma con un recente percorso di conversione spesso tramite internet o amici, di seconda generazione o convertiti. Non sono utopisti ma nichilisti: è solo la radicalizzazione ad attirarli. Ad aver compiuto atti terroristici jihadisti in Europa spesso sono state persone labili. Tuttavia, la violenza femminile resta un’eccezione: spesso si tratta di donne che non sono riuscite a raggiungere la Siria o altri Paesi in guerra».

‘Lavaggio del cervello’

Per Tizzoni, quel 24 novembre 2020 l’imputata «si è sentita finalmente forte, forse per la prima volta nella sua vita. Decidendo di non voler più essere vittima bensì carnefice. Il suo percorso di radicalizzazione è stato un crescendo e analogo a molti di altri islamisti già visti. La frustrazione di non essere riuscita a entrare in Siria ha alimentato la sua radicalizzazione. È vero, sa poco dello Stato Islamico, ma come molti altri radicalizzati in Europa. Si attaccano a quest’ideologia tramite un vero e proprio lavaggio del cervello. Li affascina non tanto l’ideologia ma l’estremismo, oltre al fatto di far parte di un gruppo. Si tratta spesso di persone emarginate, che per mostrare la propria adesione compiono un atto estremo dimostrando un egoismo massimo». La procuratrice ha infine sottolineato come in Svizzera non vi sia una specifica norma antiterrorismo e che manchi una definizione universale di terrorismo, ma che diversi elementi siano comuni alle varie definizioni e che l’atto terroristico sia dato. Come è pacifico che volesse sostenere economicamente queste associazioni (l’imputata ha inviato circa 18’000 franchi in Siria, ndr)».

‘Spregio per l’esistenza altrui’

Pronunciandosi sulla richiesta di pena, Tizzoni ha sottolineato che una pena che altrimenti sarebbe grave viene considerata media a causa della media scemata imputabilità riscontrata dalle perizie psichiatriche. «Ha tuttavia dimostrato spregio dell’esistenza altrui per suo fanatismo religioso, ricordiamoci che la vita umana è il più importante bene giuridico protetto dal nostro Codice penale. L’unica attenuante, il fatto che i tentati assassinii siano stati solo tentati, fatto relativo in quanto ha fatto tutto quel che era in suo possesso per uccidere. Si è dimostrata orgogliosa del proprio gesto, irritata dal mancato risultato». Ai quattordici anni di reclusione, sospesi a discrezione della Corte in favore di un trattamento stazionario chiuso a tempo indeterminato, la procuratrice ha chiesto anche una multa di 200 franchi per ripetuto esercizio illecito della prostituzione.

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