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11.05.2022 - 16:39
Aggiornamento: 17:44

Truffe e falsificazioni per oltre 450mila franchi, condannato

Le Assise criminali di Lugano hanno inflitto 30 mesi parzialmente sospesi a un 34enne. La somma è stata racimolata in cinque anni

truffe-e-falsificazioni-per-oltre-450mila-franchi-condannato
archivio Ti-Press
Ha utilizzato anche i nomi di membri della sua famiglia

In cinque anni si è impossessato di oltre 450mila franchi grazie a truffe per mestiere, falsità in documenti e certificati e altri reati strettamente collegati, a cui si aggiunge anche il furto di un pacco contenente due telefonini da una bucalettere. Reati che il 34enne del Luganese comparso stamattina davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano ha ammesso. Tenendo conto della scemata imputabilità di grado lieve stabilita dalla perizia psichiatrica, il giudice Amos Pagnamenta lo ha condannato a 30 mesi di detenzione, di cui 22 sospesi per un periodo di prova di 4 anni. L’uomo, in carcere dal 15 dicembre scorso, torna quindi in libertà e dovrà seguire una misura ambulatoriale a seguito del pericolo di recidiva accertato dal perito.

‘Una sorta di dipendenza’

Perché, ha chiesto il giudice all’imputato, ha commesso questi reati? «Ho iniziato senza un motivo esplicito – è stata la risposta –. Poi è diventato un turbine, una sorta di dipendenza per dimostrare quello che non ero e che potevo dare quello che non potevo». I soldi, ha continuato il 34enne, sono stati utilizzati «in modo non proprio intelligente». Tra gli esempi portati il «buco tappa buco con alcune fatture e cose superflue come discoteche, vestiti da regalare e vizi e bisogni delle persone che mi affiancavano». Proprio il contatto con queste persone, sempre a detta dell’imputato, lo avrebbero portato a ricadere nei reati dopo una prima scarcerazione (avvenuta nel dicembre 2020). «Non mi ero reso conto della gravità della situazione e ci sono ricaduto». Facendo uso dell’identità di 27 persone (amici, parenti e conoscenti) ha cercato di ottenere l’erogazione di carte di credito o servizi. Come riportato nell’atto d’accusa, 153 occasioni sono andate a buon fine (per complessivi 451’518 franchi), mentre altre 393 sono rimaste dei tentativi. «Era diventato un esperto – sono state le parole del procuratore pubblico Andrea Gianini – al punto che gli ho chiesto se non poteva andare a lavorare per le carte di credito e scoprire queste truffe». La Corte lo ha prosciolto da quattro furti di lieve entità. Tra questi anche la sottrazione della casella delle lettere di una vicina – la donna era ricoverata in ospedale, dove è in seguito deceduta – di documentazione riferita al suo conto bancario (che gli ha permesso di ottenere una carta di credito). Il numero e la reiterazione dei reati, così come la somma totale sottratta, hanno portato il giudice Pagnamenta a sottolineare la «particolare propensione a delinquere» del 34enne, la cui colpa è stata ritenuta «grave» sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo.

‘Un lavoro a tempo pieno’

Nella sua requisitoria, Gianini non ha esitato a definire l’attività illecita dell’imputato come «un lavoro a tempo pieno» visto che in cinque anni ci sono stati 450 episodi (tentati e andati a buon fine), pari a «due dossier alla settimana» che hanno portato a un guadagno di 90mila franchi all’anno, «superiore al reddito medio in Svizzera». Il 34enne «non è una persona cattiva, ma è pericoloso per sé stesso è per la società: non fosse stato arrestato nel dicembre scorso, non avrebbe avuto intenzione di fermarsi». Nei computer sequestrati, ha fatto sapere il pp prima di chiedere una condanna a 30 mesi, senza opporsi a una sospensione condizionale per un periodo di prova di almeno tre anni e a una misura ambulatoriale da iniziare quanto prima, «c’erano documenti appena prodotti».

Inchiesta ‘in continua evoluzione’

L’avvocato Fabiola Malnati si è invece battuta per una pena contenuta rispetto alla proposta dell’accusa e sospesa a favore delle cure. «Questa è stata un’inchiesta in continua evoluzione – ha spiegato la legale –. Un crescendo di atti illeciti che ha portato a dover indagare a fondo, facendo emergere una ferita narcisista. Obiettivo odierno è la risocializzazione dell’imputato che per primo intende assumersi le sue responsabilità».

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