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05.05.2022 - 17:19
Aggiornamento: 18:47

Lugano, il gran lavoro ‘prima che accada’

La Fondazione per l’Aiuto, il sostegno e la Protezione dell’Infanzia fa il punto sul progetto di prevenzione primaria in partenariato

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Ti-Press/Archivio
Uno dei rischi è legato alla dipendenza dai social

"Sviluppare nei minori le competenze e di tutela dai rischi del web" è uno degli obiettivi del progetto e-www@i avviato dalla Fondazione della Svizzera italiana per l’Aiuto, il sostegno e la Protezione dell’Infanzia (Aspi) nel 2009 e continuato dal 2012 in partenariato con Swisscom. Nell’incontro odierno con i media, è stato celebrato il decennale della collaborazione ed è stato fatto il punto sul progetto di prevenzione all’uso della tecnologia nei giovani. Un progetto mirato che vuole fornire agli allievi delle scuole medie e delle elementari gli strumenti per gestire al meglio la visione di immagini sconvenienti, le fake news, l’abuso e la dipendenza dai social, i pericoli legati alla diffusione di dati personali, alla privacy e all’adescamento, il bullismo e cyberbullismo. Per celebrare il 30esimo anniversario dalla sua costituzione, l’Aspi organizza il terzo congresso internazionale sulla prevenzione degli abusi e dei maltrattamenti sui minori, in programma dal 23 al 25 maggio al Palazzo dei congressi di Lugano.

‘La comunità ha un ruolo centrale’

"Prima che accada!" è il titolo del convegno, un titolo volutamente forte, perché non vuole essere soltanto lo slogan principale, ma è anche e soprattutto un monito per tutta la società, visto che, purtroppo, i maltrattamenti e gli abusi sessuali sui minori sono una realtà anche in Svizzera, ben peggiore di quello che si possa immaginare. Il fenomeno però, si può e si deve fermare, prima che accada, appunto. Proprio come agisce Aspi, ossia nella prevenzione primaria. Dal 2003, la fondazione ha coinvolto ben 80’000 bambini e 30’000 adulti, puntando anche sulla responsabilità sociale. Centrali nell’attività di Aspi vi sono la promozione di programmi di prevenzione e lo sviluppo di strumenti concreti di protezione e difesa rivolti ad allievi, ai loro genitori e ai docenti di riferimento. Tematiche delicate e di estrema importanza che col passare del tempo sono mutate: «Si è passati da un approccio di sensibilizzazione a uno che sottolinea il ruolo centrale della comunità, dei servizi di intervento precoce e della formazione dei responsabili dell’educazione dei bambini. E dunque si sono evoluti anche i nostri campi di azione, verso una combinazione di sensibilizzazione, formazione e prevenzione, che forniamo attraverso corsi e progetti concreti», ha commentato Gian Michele Zeolla, direttore di Aspi. Negli ultimi dieci anni, ha detto Michael In Albon, incaricato di Swisscom alla tutela dei giovani, «abbiamo tra l’altro riscontrato un aumento del consumo di pornografia in rete da parte di minorenni di sesso femminile mentre sono diminuite le visualizzazioni da parte dei maschi».

‘Genitori poco coinvolti’

Lara Zgraggen, responsabile di progetto per Aspi, riassume così i motivi per cui e-www@i! si è reso necessario: «Con l’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione, che siano supporti come smartphone o piattaforme come i social network, l’accesso al vasto mondo di Internet si è reso sempre più vicino anche ai più piccoli. Il rischio è dunque quello di avere una diffusione incontrollata e incontrollabile di informazioni personali, sovraesposizione, autostima e cyberbullismo, ma anche fenomeni di abuso e dipendenza dalla tecnologia». Il progetto vuole anzitutto creare consapevolezza senza demonizzare le tecnologie: esse permeano ormai ogni ambito della nostra vita, non è più immaginabile vivere senza, ma, soprattutto, sono ritrovabili in fasce d’età sempre più giovani. Nell’anno scolastico 2021/22 erano infatti 112 le classi tra Medie ed Elementari che sono state coinvolte nel progetto attraverso un approccio esperienziale con giochi e attività tipo escape room. Punto dolente, «è lo scarso coinvolgimento dei genitori», ha sottolineato Zgraggen, mentre i più giovani si spostano in piattaforme online dove è minore la presenza di adulti. Un altro tema scottante ed emergente è legato all’eccessivo tempo trascorso sui social. Questa difficoltà di regolazione da parte dei genitori e di autoregolazione dei più piccoli sfocia spesso in una vera e propria dipendenza.

Un approccio di ‘sana convivenza’

Un punto forte del progetto è invece quello di portare a un approccio di "sana convivenza" con la tecnologia. Jérôme Antonini si occupa fin da giovanissimo di portare questo programma nelle scuole e spiega così la sua esperienza: «Avendo iniziato a 18 anni in qualità di tutor del progetto, ho avuto la possibilità di confrontarmi con ragazzi e ragazze poco più giovani di me ponendomi nei loro confronti come un interlocutore vicino alle loro esperienze. Noi non facciamo una lezione cattedrale, ma forniamo degli strumenti che permettano ai più giovani di identificare i rischi, ma anche le opportunità della rete». Un approccio che si inserisce coerentemente anche nella strategia del Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport (Decs) sulla digitalizzazione e sull’educazione all’uso consapevole delle tecnologie. «Solo attraverso un’educazione alle risorse digitali che tenga conto sia delle competenze tecniche, sia di quelle sociali e personali è possibile formare cittadini consapevoli e responsabili» commenta Daniele Parenti, direttore del Centro di risorse didattiche e digitali del Cantone. "Una visione che sempre più va analizzata nel quadro dell’integrazione della formazione alle competenze digitali con il Piano di studio della scuola dell’obbligo, attualmente in fase di rivisitazione", conclude il rappresentante cantonale.

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