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21.01.2022 - 19:39
Aggiornamento : 21:23

Lugano spaccata sul salario minimo comunale

Da una parte Lega, Plr e Udc, dall’altra parte Ps, Ppd, Verdi e gruppo misto Ticino&Lavoro con Più donne: due rapporti in Consiglio comunale

Si preannuncia una spaccatura netta al prossimo Consiglio comunale di Lugano il 7 febbraio. Sulla mozione “Per un salario minimo dignitoso nel Regolamento organico di Lugano” ci sono infatti due rapporti della Commissione delle petizioni, uno di maggioranza e l’altro di minoranza. Di nuovo, rispetto al solito, è che la minoranza è solida: se difficilmente impensierirà la maggioranza – a meno di numerosi battitori liberi –, quantomeno è indice di un forte sostegno all’atto parlamentare. A favore si sono schierati infatti i commissari di Ppd (Luca Campana e Lorenzo Pianezzi), Ps (Raoul Ghisletta e Aurelio Sargenti), Verdi (Marisa Mengotti) e Movimento Ticino&Lavoro (Mtl, Sara Beretta Piccoli), con relatrice la capogruppo del gruppo misto Mtl e Più Donne. Relatore del rapporto di maggioranza contrario è invece il leghista Nicholas Marioli, e come lui gli altri commissari della Lega (Gian Maria Bianchetti e Omar Wicht), quelli del Plr (Jean-Jacques Aeschlimann, Laura Méar e Petra Schnellmann) e Udc (Alain Bühler).

I contrari puntano sulla meritocrazia

La mozione presentata nell’ottobre del 2020 – primo firmatario: Ghisletta – chiede fondamentalmente di modificare il punto 6 dell’articolo 36 del Regolamento, inerente alla scala degli stipendi, prevedendo di aumentare la soglia d’entrata a 48’000 franchi annui lordi. Attualmente a Lugano questa soglia è fissata a 43’753 franchi. Pur trovando che lo scopo della proposta sia lodevole, secondo la destra è “controproducente e totalmente arbitraria”. Due in particolare i punti criticati. In primis, una disparità di trattamento tra settore pubblico e privato. I commissari ricordano infatti che il salario minimo previsto dalla legge cantonale è 42’100 franchi lordi annui, ossia circa 1’600 in meno del minimo attuale della Città. Considerato inoltre che quest’ultimo è in fase di discussione fino al 2024, l’aumento proposto a Lugano sarebbe “iniquo e fuori luogo”. Secondo punto: si tratterebbe di un aumento propagandistico. Sarebbe più corretto infatti prevedere un aumento per tutte le fasce: meno abbiente, media, dirigenziale. “Si potrebbe ad esempio prevedere degli ulteriori scatti per anni di servizio, per responsabilità e nuove mansioni, per ulteriori specializzazioni e competenze, per impegno e dedizione al proprio impiego – ipotizzano i contrari –. Sostanzialmente per meritocrazia e per incentivare ogni singolo lavoratore a dare il meglio; indipendentemente dal ruolo o dalla posizione ricoperta”.

Per i favorevoli ci vuole uno standard minimo equo

Di diverso avviso ovviamente i favorevoli alla mozione. Più articolato il loro rapporto, che partendo dall’iniziativa popolare promossa dai Verdi ‘Salviamo il lavoro in Ticino!’ – approvata dal popolo e di fatto alla base del salario minimo cantonale poi passato, tra commissioni e modifiche, in Gran Consiglio –, tematizzando alcune sentenze del Tribunale federale in materia, arriva a toccare l’argomento della ripartizione di competenze. “Per essere conforme al diritto federale – sostiene il rapporto –, l’importo del salario minimo lordo deve avvicinarsi alle prestazioni dell’aiuto sociale cantonale o delle assicurazioni sociali federali. In Ticino i valori di riferimento sono quindi forniti da prestazioni assistenziali, legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) e prestazioni complementari Avs (Pc-Avs/Ai)”. I favorevoli sposano quindi la tesi dei mozionanti, secondo la quale la soglia salariale minima corrispondente alle prestazioni sociali non offra uno standard salariale minimo equo, che s’intende invece raggiungere con l’adeguamento. “La politica di remunerazione della Città di Lugano deve avere la finalità di attrarre, trattenere e motivare i dipendenti in possesso dei requisiti e delle esperienze professionali necessari per gestire e sviluppare con successo le mansioni attribuite, garantendo l’allineamento tra gli interessi della Città e quelli dei cittadini”, aggiunge la minoranza.

Municipio scettico

Sulla mozione ha preso posizione anche il Municipio, che ha da un lato sottolineato alcune questioni ‘tecniche’: sono 66 i collaboratori che, in un modo o in un altro, verrebbero toccati dalla misura, mentre l’aumento della massa stipendiale sarebbe di 210’000 franchi. L’esecutivo ha tuttavia preso anche posizione contraria rispetto all’atto parlamentare, evidenziando i seguenti punti: la soglia sarebbe più elevata rispetto al salario minimo cantonale; la modifica prevista creerebbe uno squilibrio rispetto ai dipendenti che hanno ottenuto questa soglia salariale tramite compiti, competenze e responsabilità, in base agli anni di servizio, alla formazione e all’impegno dimostrato; il salario minimo per i dipendenti cantonali è di 43’300 franchi e quindi inferiore rispetto a quello che avrebbe la Città; infine si tratterebbe di un aggravio per le casse comunali.

Numeri alla mano, senza considerare franchi tiratori, i liberali-radicali hanno 15 consiglieri, 14 la Lega e 5 l’Udc: 34 in totale. Sono 9 per il Ppd, 7 per Ps/Pc, 5 per i Verdi, 4 per il gruppo misto e c’è un rappresentante di Forum Alternativo che si presume possa votare a favore: 26 in totale. I giochi sembrerebbero già fatti, ma val la pena ricordare che in Gran Consiglio, mentre i liberali-radicali si sono sempre detti contrari anche al salario minimo cantonale, la Lega (come il Ppd, che qui infatti è schierato a favore) aveva sostenuto il compromesso trovato in Gestione. Come terminerà a Lugano, lo scopriremo il 7 febbraio.

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