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21.12.2021 - 13:33
Aggiornamento: 16:21

Megatruffa, la difesa: ‘Non era il Madoff di Morcote’

Dall’assoluzione piena per il correo al ridimensionamento della pena indicata in 8 anni da parte dell’accusa per il 49enne sedicente operatore finanziario

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Truffando

È stato il giorno delle difese, in attesa della sentenza annunciata dal giudice delle Assise criminali di Lugano, Mauro Ermani, per domani a mezzogiorno, quello di oggi nell’ambito del processo a carico del sedicente operatore finanziario e fiduciario di Morcote, Danilo Larini, e del correo, un italiano 69enne, giudicato in contumacia. L’avvocato del 49enne luganese – accusato di una megatruffa da 80 milioni di franchi in totale –, Marco Bertoli, ha puntato, nella sua arringa volta a ridimensionare gli otto anni richiesti dal procuratore pubblico Daniele Galliano, sulla «totale collaborazione di Larini nel corso dell’inchiesta», inchiesta che, secondo il legale «già nell’autunno di due anni fa (allora il magistrato era Andrea Minesso, ndr) era arrivata a maturazione profilandosi un’ipotesi di condanna a 6 anni». La difesa, nel ripercorrere «il vortice che ha pescato clienti ad ampio raggio» non ha mancato di evidenziare il nodo delle “effettive vittime”: «L’intento di Larini, infatti, non era quello di andare a ramazzare soldi dalle vecchiette. Un’affidabilità peraltro che non interessava né ai procacciatori né anche a chi ha investito, mirando a lucrosissimi e francamente poco credibili ritorni».

Dedito, come evidenziato nell’atto d’accusa, ad un altissimo tenore di vita, «oltre all’ampiezza delle cifre in gioco la sua colpa – non ha mancato di puntualizzare Bertoli – è ben diversa da quella di uno sfrontato sfruttatore. Se non era per Larini non saremmo qui in aula con questo puntuale atto d’accusa». Credibilità dell’imputato è stata quindi la parola d’ordine della difesa di Larini, che non si è lasciata scappare la metafora del ‘gatto e la volpe’ utilizzata nella prima giornata di dibattimento da un avvocato degli accusatori privati per i due correi: «Il gatto da solo non avrebbe potuto fare niente».

Non dunque, per Bertoli, «il mago della truffa, né il Madoff di Morcote. E nemmeno un semplice Totò che vende la Fontana di Trevi a ignari turisti. In questo comportamento scriteriato non può non esserci la concolpa di alcuni investitori e la corresponsabilità di alcuni clienti. Nonostante il profitto personale oggi Larini e la sua famiglia sono nell’indigenza» ha fatto sapere il legale rigettando i sospetti di un ‘tesoretto nascosto’ e accennando, per il tempo trascorso dai fatti, alla violazione del principio di celerità: «Egli può e deve ricominciare una vita lontano dalle allodole del mondo finanziario». Da qui la richiesta di una pena massima di sei anni e l’assoluzione per quanto attiene all’accusa di ripetuta appropriazione indebita ai danni di un’anziana signora nell’ambito di operazioni di ‘family office’.

Assoluzione da tutte le accuse invece per l’avvocato Roberto Haab, in difesa del correo di 69 anni nella truffa ai danni della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia: «Il caso si sgonfia come un soufflé tirato troppo presto fuori dal forno. Il mio assistito era persuaso della bontà del prodotto proposto ed era in buona fede. Semplicemente un venditore dei prodotti di Larini a cui dava credito essendo circondato da esperti e luminari della finanza e dell’economia. Assurdo dunque affermare che abbia condiviso questo disegno. È stato un libro aperto ed essenzialmente sincero. Del resto la sua è una colpa lieve, ha cooperato al risarcimento delle vittime e la prognosi è favorevole. Oggi pensionato, va tenuto conto, nel ridimensionamento sotto ai due anni qualora vi sia una condanna, del lungo tempo trascorso dai fatti.

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