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20.12.2021 - 18:59
Aggiornamento: 19:38

Il gatto, la volpe e quelle ‘raffinate’ truffe da 80 milioni

Davanti alle Assise criminali di Lugano il sedicente operatore finanziario e fiduciario di Morcote Danilo Larini e correo

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Ti-Press
Buco tappa buco

Una sessantina di pagine fitte fitte di numeri e nomi per descrivere quella che è stata indicata come una delle truffe (suddivisa in due filoni) più grosse nella storia giudiziaria ticinese. Non solo per i quasi 80 milioni di franchi in totale, ma per la certosina costruzione di sistemi furfanteschi, affiancati dalla costituzione di una ventina di società con sedi sparse in tutto il mondo (da Hong Kong al Lussemburgo), e la settantina di clienti nonché fondazioni gabbate. Maestro del grande inganno Danilo Larini, diploma alla scuola alberghiera ma sedicente operatore finanziario e fiduciario con domicilio a Morcote. Il 49enne è comparso oggi davanti alle Assise criminali di Lugano, presiedute da Mauro Ermani insieme ai giudici a latere Aurelio Facchi e Monica Sartori-Lombardi, per una lunga serie di reati, in parte commessi dopo aver scontato 1’460 giorni di carcere, fra il 2015 e il 2019. Prigione che non ha impedito a Larini di continuare a delinquere, anche dietro le sbarre, in particolar modo inviando ai suoi collaboratori veri e propri pizzini indicanti le operazioni bancarie da eseguire e che solo per un ‘piccolo fraintendimento’ ha permesso l’avvio delle indagini.

Un prima e dopo le sbarre che, come evidenziato dal procuratore pubblico Daniele Galliano, che ha ereditato il corposo faldone da Andrea Minesso, ha portato a un’inchiesta che «per quanto appurato ha dell’incredibile, non solo per la lunga serie di truffe – ha rimarcato il magistrato –. Se la ‘scusa’, dopo le prime perdite, era quella di evitare un danno reputazionale, l’imputato, anziché ammettere gli errori, ha invece continuato a commettere dei pasticci fino ad arrivare a perdere tutto. Per evitare ciò ha del resto costruito sistemi sempre più raffinati, mettendo in piedi qualcosa di talmente complicato che difficilmente si è visto a queste latitudini. Nel contempo dà lezioni di alta finanza, dà incarico per costose e accattivanti brochure pubblicitarie della sua attività, allestisce quello che può essere definito un ‘marketing delle truffe’ e al solo fine di lucro, per rastrellare sempre più soldi, crea addirittura un giornale e un’organizzazione per investimenti per famiglie. Tutto era talmente strutturato, ma non vi era diversamente traccia di eccellenza e affidabilità, tanto che Larini non si fermava di fronte a niente neppure davanti a una coppia di anziani che desidera semplicemente lasciare i propri risparmi ai nipoti».

Inchiesta fra le più complesse e difficili

Inchiesta fra le più complesse e difficili, come non ha mancato di evidenziare il pp, simile al famoso caso Sogevalor, ha portato a galla almeno sei livelli di truffa: dalla gestione di liquidità al mandato fiduciario, dalle obbligazioni alle polizze assicurative e vita. Un fiume di denaro che però non veniva investito, sin dall’inizio, in strumenti finanziari bensì, come riporta l’atto d’accusa, “utilizzato per rimborsare altri clienti, con la modalità del buco tappa buco”: «Non è stato facile ricostruire il tutto – ha spiegato Galliano – anche perché i quattro anni di carcere non l’hanno cambiato per arrivare a truffare anche una donna fragile e malata. Se da una parte l’imputato ispirava fiducia, non si faceva alcuno scrupolo nell’infrangere la legge! Una sistematicità del suo agire per la quale non avrebbe dovuto dormire la notte... Da una parte anche piccoli risparmiatori e dall’altra lui che faceva la bella vita. Per questo la sua colpa è incredibilmente grave in quanto soprattutto ha agito e ha iniziato perché voleva sempre più soldi. Il mago delle truffe, di un livello superiore. Tutto questo è stupefacente. Un criminale incallito, incapace di conformarsi alle regole della società civile. Era una gara fra chi era più furbo e dalla grande ambizione» ha sottolineato i pesanti reati il procuratore chiedendo una pena di otto anni di carcere per Larini (anche per il serio rischio di recidiva). Contro di lui, del resto, pesano le accuse non solo di truffa aggravata, ma anche di ripetuta falsità in documenti, ripetuta appropriazione indebita, ripetuto ottenimento illecito di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale, ripetuta bancarotta fraudolenta o frode nel pignoramento, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione, amministrazione infedele e ripetuto esercizio abusivo della professione di fiduciario. Galliano ha inoltre indicato a 3 anni e 6 mesi la pena per il correo (giudicato in contumacia) della truffa di 30 milioni ai danni di una fondazione di Civitavecchia. Insieme erano «il gatto e la volpe» come li ha definiti uno dei rappresentanti degli accusatori privati, l’avvocato Gabriele Banfi.

Il processo è stato aggiornato alla giornata di domani quando si concluderà il giro degli interventi degli accusatori privati. Mercoledì presumibilmente la sentenza della Corte.

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