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13.12.2021 - 12:04
Aggiornamento: 16:38

Bissone, inchiesta da completare per i danni alla chiesa

Il Tribunale penale federale rimanda l’incarto al Ministero pubblico della Confederazione. Intanto le parti trovano un accordo extragiudiziale

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Ti-Press/Archivio
La chiesa di san Carpoforo a Bissone

Non è stato possibile pronunciare una sentenza per il Tribunale penale federale (Tpf) sull’incidente avvenuto a Bissone il 12 marzo del 2019, quando un elicottero danneggiò il campanile e la chiesa di San Carpoforo. L’incarto è infatti stato rimandato al Ministero pubblico della Confederazione, chiamato a completare l’istruttoria. Nella sostanza, Fiorenza Bergomi, giudice unico del Tpf, ha rilevato lacune nell’inchiesta che si è basata sul rapporto del Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (Sisi) che è l’organo statale della Confederazione Svizzera incaricato di svolgere indagini su incidenti ed eventi pericolosi nell’ambito delle ferrovie, aeromobili, battelli e navi. Un’inchiesta che era stata conclusa con un decreto d’accusa (comprendente una pena pecuniaria sospesa con la condizionale) nei confronti del pilota dell’elicottero. Il decreto è stato tuttavia contestato. Da qui la decisione odierna del Tpf. Nel frattempo, la Parrocchia e la società proprietaria dell’elicottero hanno raggiunto un accordo extragiudiziale per il risarcimento dei danni.

Il rapporto del Sisi

Nel suo rapporto, il Sisi aveva rilevato che l’uomo stava pilotando un elicottero per trasportare del materiale di carpenteria dal parcheggio della chiesa di Bissone (piazza di carico) al centro del nucleo del paese (piazza di scarico), sorvolando l’area. Al gancio baricentrico dell’elicottero era sospeso un cavo di 50 metri a cui, anche durante i voli a vuoto di rientro al punto di carico, erano attaccate delle cinghie per legare il carico che pendevano per ulteriori 3-4 metri dal gancio. La traiettoria dell’elicottero era 30 metri a ovest rispetto al campanile della chiesa e il corpo dell’elicottero sorvolava il tetto della chiesa. Dopo aver trasportato il secondo di cinque carichi totali, durante il secondo viaggio di ritorno, che è stato quello più a est e quindi il più vicino al campanile della chiesa, una cinghia è rimasta impigliata nella croce del campanile (cuspide), strappandola e causando la caduta di un masso posto immediatamente sotto la medesima; il masso è così rotolato sul tetto della chiesa danneggiandolo. Il pilota, avendo percepito una resistenza, si è subito fermato in volo stazionario e ha depositato la croce sul piazzale di carico adiacente alla chiesa. Dopodiché, il pilota è ripartito e ha spento l’elicottero per accertarsi che non ci fossero danni. In seguito, ha avvisato la centrale della società, che ha poi informato le autorità comunali dell’accaduto. Il pilota è quindi ripartito per concludere il lavoro, senza ulteriori incidenti.

Il pilota ha negato ogni addebito

In merito all’incidente verificatosi, negli interrogatori ai quali è stato sottoposto, il pilota ha negato gli addebiti per messa in pericolo di beni a terra di notevole valore per negligenza formulati dalle autorità di perseguimento penale, asserendo in sostanza che quanto capitato fosse dovuto a una raffica di vento imprevedibile e che fosse impossibile per l’assistente di volo controllare il volo a causa della posizione dell’area di carico, che tuttavia era l’unica possibile. Secondo il Sisi, però, “l’inconveniente grave, in cui durante un volo di trasporto con l’elicottero le cinghie attaccate al gancio di carico del cavo si sono impigliate nella croce di un campanile, è dovuto al fatto che durante il volo di ritorno al punto di carico, al pilota è sfuggito il movimento pendolare del cavo e delle cinghie trasversalmente alla direzione di volo, tanto che si sono avvicinati troppo alla croce del campanile. Anche questa situazione è passata inosservata all’assistente di volo al punto di carico”. Il Sisi ha ravvisato “un’organizzazione inappropriata del lavoro, rispettivamente una scelta sfavorevole della posizione di carico ha fatto sì che l’ordine doveva essere eseguito in un’area limitata dalle varie vie di comunicazione, che ha contribuito all’inconveniente grave”.

Pochi elementi a supporto dell’accusa

Ebbene, agli occhi di Fiorenza Bergomi, il rapporto del Sisi è sommario e in ogni caso insufficiente per giungere a una conclusione. Dall’esame del rapporto sommario del Sisi, si evince che non sono stati effettuati gli accertamenti necessari circa gli avvenimenti che hanno portato all’incidente verificatosi. In particolare, non è stata sufficientemente approfondita la questione del vento, le cui folate intense e irregolari, secondo il pilota, avrebbero causato il guaio capitato. Nel rapporto vengono fornite unicamente delle indicazioni relative alla forza del vento e delle raffiche. Per la giudice unica del Tpf, non risulta nel fascicolo del Ministero pubblico della Confederazione un approfondimento circa l’esistenza di alternative al tipo di trasporto scelto, alla rotta/altezza del volo seguite, al luogo di carico, o altre verifiche utili per l’indagine, né vi è l’esame specialistico in merito all’opportunità o meno di effettuare i voli di trasporto di materiale, con le condizioni meteorologiche di quel giorno. Questi sono però elementi “fondamentali per una decisione nel merito della causa. Non si tratta dunque di un caso di incompletezza selettiva, ma piuttosto di un’assenza delle indagini necessarie e rientranti in un campo specialistico, che deve essere approfondito da periti esperti del ramo”, scrive Fiorenza Bergomi che ha quindi sospeso il procedimento.

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