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Le macerie dopo la demolizione
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Luganese
13.09.2021 - 12:500
Aggiornamento : 17:28

Demolizione dell’ex Macello, danneggiata anche una ditta

Si aggravano le responsabilità sull’abbattimento della sede dell’autogestione. La denuncia in un’interpellanza del Ps di Lugano che chiede lumi sui costi

Sono stati compiuti anche danni collaterali. Si aggravano le responsabilità sulla demolizione dell’ex Macello di Lugano: la notte del 29 maggio le ruspe hanno abbattuto anche il magazzino di una ditta d’impianti elettrici che si trovava al piano terreno dell’edificio. Il magazzino della società anonima c’era da anni e ora non c’è più. L’azienda attiva da oltre 50 anni e che ha sede nel centro cittadino impiegando una decina di dipendenti, per quello spazio pagava da anni l’affitto al Comune di Lugano. La ditta, da noi interpellata, non intende rilasciare dichiarazioni. Sarete risarciti? «Speriamo», si limitano a dire.

Pioggia di domande al Municipio

La notizia – che da nostre verifiche trova dunque conferma – è contenuta in un’interpellanza del gruppo Ps-Pc (primo firmatario, Aurelio Sargenti) inoltrata oggi al Municipio di Lugano, che nella premessa evidenzia: “(...) se abbiamo visto bene, nessuno ha mai detto che con l’abbattimento della parte non protetta dell’ex Macello è stato distrutto anche il magazzino adiacente di una ditta di impianti elettrici”. Numerose le domande all’attenzione dell’Esecutivo, prima fra tutte se conferma intanto che – citiamo dall’interpellanza – “nella furia iconoclasta insieme con la parte non protetta del Macello nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2021” è stato demolito anche il magazzino della ditta. E ancora: se “corrisponde al vero che al titolare della ditta è stato subito promesso un risarcimento per il danno subito”. Un’altra domanda è volta a quantificare finanziariamente la conseguenza del danno. Gli autori dell’interpellanza chiedono a quanto ammonti l’indennizzo alla ditta e se il Municipio abbia “informato i cittadini della demolizione (‘danno collaterale’) di una proprietà privata durante la parziale distruzione della sede degli autogestiti”.

Nell’interpellanza (sottoscritta, oltre che da Sargenti, da Edo Cappelletti, Mattea David, Dario Petrini e Carlo Zoppi), gli ultimi interrogativi sono riservati agli altri costi provocati dalla demolizione: “Si darà un risarcimento anche a coloro che hanno perso dei beni materiali nella distruzione di parte dell’ex Macello? E se sì, quanto? A quanto ammontano finora i costi causati dalla parziale distruzione dell’ex Macello (compresi i vari indennizzi e il costo della sorveglianza del sedime tuttora in essere da parte di una società di sicurezza privata)?”. Come noto, il Ministero pubblico, a causa della presenza di tracce di amianto, ha disposto il sequestro del luogo interessato dall’abbattimento. La risposta all’interpellanza è attesa per la prossima seduta del Consiglio comunale in agenda martedì 5 ottobre (giornata di riserva il 6 ottobre).

Il nuovo capitolo nel fascicolo dell’inchiesta promossa dalla Procura?

La notizia dell’estensione dei danni subiti dalla ditta privata di elettricità di Lugano, colpita direttamente in seguito alla demolizione, potrebbe intanto entrare a far parte del fascicolo della voluminosa inchiesta penale promossa contro ignoti volta a verificare eventuali responsabilità penali. Per questo, tuttavia, occorrerebbe una querela di parte per danneggiamento da parte della ditta interessata, che finora non sarebbe ancora stata inoltrata agli inquirenti. Intanto prosegue l’inchiesta condotta dal procuratore generale Andrea Pagani per le ipotesi di reato di abuso di autorità, violazione intenzionale, subordinatamente colposa, delle regole dell’arte edilizia e sull’infrazione alla legge federale sulla protezione dell’ambiente. Alla domanda centrale su chi, quella notte di maggio, abbia ordinato la demolizione della sede dell’autogestione, la maggioranza del Municipio si è sempre giustificata, in estrema sintesi, sostenendo di aver ordinato l’abbattimento del solo tetto, salvo poi vedere crollare quasi l’intero edificio. Lo scorso 22 giugno, ricordiamo, il Ministero pubblico ha interrogato come persone informate sui fatti il sindaco Marco Borradori e i municipali Michele Foletti, Lorenzo Quadri, Filippo Lombardi e Karin Valenzano Rossi. Quest’ultima, a capo del Dicastero sicurezza e spazi urbani, secondo l’edizione di ieri de La Domenica, sarebbe stata nuovamente interrogata per la seconda volta. Intanto l’indagine penale, in corso da oltre tre mesi, prosegue con l’audizione di nuovi testimoni e altri approfondimenti.

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