31.08.2021 - 16:45
Aggiornamento: 18:42

La protesta No-Tav all'università al quarto processo

Giovedì torna in aula in Pretura penale la manifestazione del 2012 all'ateneo luganese contro l'ex magistrato Caselli. Sette imputati accusati di sommossa

di Guido Grilli
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La protesta all'università

Prima le condanne con decreto d'accusa - pene pecuniarie sospese con la condizionale. Quindi il processo in aula, dopo il ricorso in Appello; poi il proscioglimento dai reati più gravi - violenza contro funzionari e vie di fatto. Poi, ancora un'istanza della difesa. Insomma, a volerle contare tutte, si giunge alla quarta causa. Parliamo dell'iter giudiziario sulla protesta messa in atto il 31 gennaio 2012 da un gruppo di manifestanti No-Tav del Luganese nell'aula magna dell'Università della Svizzera italiana a Lugano, in occasione di una conferenza dell'ex magistrato italiano, Gian Carlo Caselli, criticato dagli astanti perché allora aveva ordinato l'arresto di diversi esponenti dimostratisi apertamente contrari alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, in particolare per lo spreco di denaro e il deturpamento del territorio della Val di Susa.

La prescrizione al centro del dibattimento 

Il caso torna a processo giovedì 2 settembre alle 9.15 davanti alla Pretura penale di Bellinzona. Sette gli imputati, difesi dall'avvocato Costantino Castelli, tutti accusati del reato di sommossa, dopo che nell'ultimo dibattimento pubblico avvenuto il 30 gennaio 2019 (alla vigilia della prescrizione) i manifestanti erano stati prosciolti dalle principali imputazioni. Ma non, appunto, dalla sommossa, accusa della quale dovranno rispondere davanti al giudice, Flavio Biaggi. Sempre che si presentino in aula, perché appunto allora il processo era andato deserto e la Corte aveva proceduto in contumacia. Una decisione, questa, che era stata contestata dalla difesa, unitamente a una presunta errata forma di citazione al processo. La pubblica accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico, Zaccaria Akbas. Due degli imputati devono rispondere separatamente di altri due reati che esulano dalla vicenda all'ateneo cittadino, incendio colposo di una caldaia e furto in un supermercato.

Uno dei temi al centro del dibattimento di giovedì riguarderà la prescrizione del reato di sommossa, che dovrebbe decadere dopo sette anni dai fatti. Ma sarà appunto la Corte a doverlo definire. Nel corso della lunga, lunghissima vicenda giudiziaria i giudici avevano fra l'altro stralciato dalle accuse i reati riguardanti la violenza, in particolare perché avevano ritenuto che le testimonianze fornite da quattro agenti della polizia comunale città di Lugano non fossero sufficientemente univoche. Pertanto le imputazioni più gravi, non avendo trovato nessun riscontro fattivo, non erano state ritenute. I sette imputati, dal canto loro, respingono ogni accusa.  

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