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11.08.2021 - 16:07
Aggiornamento : 20:24

Ogni anno in Ticino registrati 300 arresti cardiaci

Per il Cardiocentro 'un problema di salute pubblica che a Lugano si conosce molto bene'. Novecento i defibrillatori in Ticino, 3'500 i 'first responder'.

È un destino (casistica, in gergo medico) misurato in ore quello che sta affrontando il sindaco di Lugano, Marco Borradori. "Siamo attaccati a un filo di speranza che si sta sempre di più spegnendo", è la voce degli esperti che lo hanno in cura al Cardiocentro, struttura centrale in Ticino per le malattie legate al cuore. Un cantone, dove ogni anno, vengono registrati 300 arresti cardiaci. Dunque non una rarità ma un problema di salute pubblica che a Lugano conoscono molto bene. Di questi 300, circa 40 pazienti hanno un ritmo definito defibrillabile, dunque sono sostanzialmente delle persone soccorse rapidamente da 'first responder' e che possono arrivare, a volte, anche coscienti all'ospedale per poi essere sottoposti a tutti gli accertamenti. Di questi 40, testimoniati (con la presenza cioè di una persona che interviene immediatamente e attiva la catena di soccorso) la sopravvivenza in Ticino, più che in altre aree della Svizzera e del mondo, può arrivare fino al 50%. Non è così negli altri pazienti (negli altri 260 casi ticinesi, per esempio), in quelli che non hanno un ritmo defibrillabile, dove la sopravvivenza è del 10%. Alcuni non hanno un causa cardiaca, ma anche in quelli che hanno una causa cardiaca, come nel caso di Marco Borradori, è il tempo che gioca un ruolo cruciale. Un cantone, va ricordato, dove la rete di soccorso attraverso la Fondazione Ticino Cuore e il Cardiocentro, è giudicata 'estremamente efficiente': 900 i defibrillatori presenti sul territorio, 3'500 'first responder'. Anche se poi tutto deve passare, per scongiurare il peggio, dalla presenza in loco di una persona che agisce nel giro di pochi secondi.

'Siamo di fronte a un'operazione di salvataggio'

Cifre esposte dal Cardiocentro in occasione della conferenza stampa ritenuta necessaria non solo per il ruolo di Borradori all'interno della Città di Lugano ma dell'intero Cantone, «un evento – lo ha definito il direttore sanitario, il professor Tiziano Cassina – che tocca come una grande famiglia». Le condizioni del sindaco erano apparse subito critiche martedì sul mezzogiorno, quando era stato soccorso, svenuto a terra, mentre correva all'interno della Tenuta Bally di Vezia. All'ospedale del cuore era giunto, come confermato da Cassina, per «un arresto cardiaco non testimoniato, ovvero non si può conoscere il momento esatto e dove, per questo, anche i soccorsi non sono stati prontamente dati. Quando ci si trova in questa situazione si parte quindi sfavoriti e comincia la corsa contro il tempo. La Polizia, una volta sul posto, ha dunque iniziato le prime manovre rianimatorie, è continuata con l'attività e il soccorso extraospedaliero. Chiaramente questa tempistica crea che la circolazione non è ottimale e il sangue non arrivi agli organi. Fra questi il più delicato al momento è il cervello». Per questo Cassina non ha nascosto fin da subito la gravità: «Siamo di fronte a un'operazione di salvataggio. Due le possibilità: o un recupero degli organi danneggiati oppure il danno non può essere recuperato, e malgrado lo sforzo fatto per assicurare l'ossigenazione in un secondo tempo non è sufficiente per poter ripristinare le funzioni degli organi. Sfortunatamente nella situazione attuale siamo confrontati con un quadro come il secondo. Vi sono danni severi a tutti gli organi compreso il sistema nervoso centrale. Gli sforzi che noi stiamo facendo e l'interazione fra macchina e organismo cominciano a diventare difficili. Non sappiamo fino a che punto la macchina riuscirà a sostenere l'onorevole Borradori». 

'Il cuore era praticamente fermo'

Quando arriva al Cardiocentro, Borradori viene preso subito a carico per una diagnosi così da comprendere l'origine dell'arresto cardiaco: «Quello che è importante sottolineare è che il paziente è arrivato trasportato dall'ambulanza – ha annotato il professor Giovanni Pedrazzini che ha diretto la coronarografia – dopo circa un'ora di rianimazione meccanica e farmacologica ed è arrivato da noi sotto massaggio cardiaco, quindi non abbiamo mai avuto evidenza che il cuore funzionasse per conto suo, un cuore senza battito, senza attività elettrica. È arrivato direttamente in quella che noi chiamiamo la sala di cateterismo dove arrivano i pazienti che vengono sottoposti a un bilancio coronarico in presenza di un infarto in questo caso di un arresto cardiaco. Alla coronarografia, eseguita sotto massaggio cardiaco con un massaggiatore esterno, si è visto che c'era un problema coronarico, quindi possiamo dedurre che la causa della fibrillazione ventricolare, che è stato il primo ritmo riconosciuto dal defibrillatore automatico della Polizia che poi si è trasformato in asistolia, questo è molto importante, è dovuto a un problema coronarico. Quando è arrivato da noi il quadro cardiaco era già estremamente avanzato con un cuore praticamente fermo. Il classico caso di un paziente che ha avuto un arresto prolungatissimo. È difficile dire, ma non ha assolutamente importanza, se fosse un problema del momento o un problema preesistente».  

Marco Borradori ha quindi dovuto essere sostenuto da un sistema extracorporeo, ha spiegato il chirurgo, il professor Stefano Demertzis: «Una posa dovuta al fatto che il cuore non era in grado di sostenere il sistema circolatorio e il corpo del paziente. Una macchina che ha il compito di sostituire il cuore e i polmoni e che si pone come sistema a corto-medio termine che riesce a darci il tempo per approfondire la diagnostica e forse, anche aiutarci a portare un paziente fuori da questa situazione». 

 

 

  

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