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In aula il 13 luglio
05.07.2021 - 16:31

Lugano, controllo luci rosse: in aula per tentato assassinio

Un 45enne arrestato in Irlanda a processo martedì alle Criminali per l'accoltellamento di un 30enne a Bissone. Uno del terzetto condannato a 10 anni

A distanza di tanti anni ancora non è noto con chiarezza il movente. Ma gli inquirenti nutrono un forte sospetto: il controllo della prostituzione. Parliamo del ripetuto accoltellamento di un 30enne kosovaro avvenuto la notte del 9 marzo 2012 a Bissone, a pochi metri dall'arco d'ingresso di Campione d'Italia - a opera di tre rumeni. Uno del terzetto negli anni scorsi era già stato condannato a 10 anni di carcere per tentato assassinio (con dolo eventuale). E martedì prossimo 13 luglio, con la stessa imputazione, approderà davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano un suo connazionale e correo, 45 anni, identificato e arrestato solo un anno fa in Irlanda tramite un ordine di cattura internazionale spiccato dal Ministero pubblico ticinese e trasferito al penitenziario della Farera lo scorso maggio. Ancora uccel di bosco, invece, il terzo componente della banda. 

Armati di mazze da golf e coltelli 

Una notte raggelante, quella del 9 marzo di nove anni fa a Bissone: il terzetto di cittadini kosovari, tra cui appunto il 45enne che avrebbe agito per vendicarsi di un pestaggio subìto nei giorni precedenti a Mendrisio, speronò l'auto della vittima, un 30enne residente a Campione d'Italia, al cui fianco sedeva una donna rumena. I tre, scesi dal loro veicolo, mandarono in frantumi dapprima i finestrini della sua vettura con mazze da golf. Quindi, colpirono la vittima con tredici o quattordici coltellate al torace e agli arti - come è stato ricostruito nel primo processo - che procurarono al trentenne ferite tali che avrebbero potuto cagionargli la morte (di qui l'imputazione di tentato assassinio, subordinatamente tentato omicidio intenzionale) tanto che venne ricoverato in situazioni critiche all'opedale Civico di Lugano. L'imputato a processo nei prossimi giorni ammette solo parzialmente i reati contestatigli nell'atto d'accusa firmato dal procuratore pubblico, Nicola Respini. Il 45enne, difeso dall'avvocatessa Sandra Xavier, ammette cioè di essere stato presente sulla scena del violento pestaggio-regolamento di conti, ma di non avervi preso parte attivamente e, soprattutto, di non aver sferrato nessun fendente alla vittima. Una versione che dovrà essere esaminata dalla Corte delle Assise criminali, composta dagli assessori giurati, presieduta dal giudice Mauro Ermani (giudici a latere, Aurelio Facchi e Luca Zorzi). Il processo, agendato con l'indicazione a partire da martedì prossimo, potrebbe tuttavia concludersi in una sola giornata. 

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