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03.07.2021 - 12:56

Lago, anziani e migranti a rischio

Dopo i tragici fatti degli scorsi giorni: il punto con 'Acque sicure'

lago-anziani-e-migranti-a-rischio
Rescue media

Tre morti annegati in pochi giorni, uno in piscina e giovedì due nei laghi, a Lugano e nel Gambarogno. È un momento nero per la stagione balneare ticinese, che peraltro è appena entrata nel vivo. Se anni fa l’emergenza sicurezza sembrava riguardare soprattutto i fiumi del Sopraceneri, l’allarme ora si accende sui laghi, compreso il Ceresio dove già due settimane fa era morto un turista tedesco, a Claino con Osteno nel ramo comasco.

Informazione mirata

Al netto dei tempi d’intervento per i soccorsi, spesso non rapidi quando si tratta di lago, come è stato il caso giovedì, la domanda è inevitabile: si può fare qualcosa per rendere meno pericolosa la balneazione, in questi luoghi pubblici e naturali, per loro natura infidi a causa delle correnti e del fondale poco ‘leggibile’? Giriamo l’interrogativo a Fabienne Rezzonico, responsabile della campagna di prevenzione di Acque sicure, presso il Dipartimento istituzioni. «Vent’anni fa eravamo arrivati a 8 annegamenti a stagione solo nel fiume Verzasca, e ci concentrammo per trovare misure sia di tipo informativo sia fisico come sbarramenti di accessi dove erano stati registrati dei decessi, e ottenemmo dei miglioramenti. Così dal 2016 il Dipartimento ha voluto estendere il concetto di prevenzione nelle acque libere perché, se erano calati gli annegamenti nei fiumi, nei laghi si era riscontrata una controtendenza con un aumento degli incidenti. Che mediamente sono quattro, cinque all’anno. Toccano essenzialmente persone della terza età, e migranti. Noi cerchiamo di indirizzare le varie campagne informative verso queste categorie».

«Quando cinque anni fa era avvenuto l’ultimo annegamento alla Foce del Cassarate, anche in quel caso un migrante, traducemmo nelle lingue più usate da loro – farsi, tigrino e arabo – quelle che sono le misure informative sui pericoli che ci sono nelle acque dei laghi. Distribuiamo il materiale informativo attraverso canali quali la Croce rossa o Soccorso operaio. In seguito ci fu una diminuzione di questi incidenti, potrebbe aver inciso anche il calo dell’ondata migratoria». C’è un motivo per questa vulnerabilità dei migranti? «Spesso non sanno nuotare, ma direi che soprattutto non conoscono situazioni come quelle dei nostri fiumi e dei nostri laghi. Anche in Svizzera interna il problema è ben noto. Ad esempio la città di Berna ha ingaggiato dei migranti per pattugliare le rive dell’Aare, dove si fa il bagno, e dare le informazioni del caso ai loro concittadini, nella lingua di origine».

Salvagenti e cartelli

E poi ci sono i nuotatori non più giovani, come il 74enne che ha perso la vita nel Gambarogno. «Quest’anno ci eravamo ripromessi di rivolgerci agli anziani, anche perché gli ultimi incidenti della stagione 2020 avevano riguardato soprattutto loro”. “Spesso li vediamo nuotare su distanze troppo lunghe, così una volta stremati non riescono a tornare a riva». Poi ci sono dei punti a rischio già per la loro conformazione. «Per quanto riguarda i nuovi punti balneari come la Foce del Cassarate, avevamo avvertito il Municipio che si tratta di una situazione sensibile, perché dove entra l’acqua di fiume ci sono sbalzi di temperatura nell’acqua, e il fondo è cedevole». Un attimo insomma trovarsi sott’acqua senza preavviso. «Devo dire che con la Città dal 2017 abbiamo collaborato molto bene, posato la cartellonistica mirata». Non solo parole: settimana scorsa, ironia della sorte, erano stati depositati sulle due sponde del Cassarate due salvagenti con corde di lancio che purtroppo per qualche motivo giovedì non sono stati impiegati. «Lo stesso a livello informativo lo stiamo facendo presso altri punti di accesso all’acqua di Lugano, come presso il Ponte del Diavolo o il parco presso il ristorante Arté». Tendenze statistiche a parte, in questi episodi rimane un tasso di fatalità. Giovedì per esempio l’eritreo deceduto era entrato in acqua – vestito – per soccorrere il figlio che si era trovato in difficoltà, ma alla Foce erano cinque anni che non succedeva più niente del genere. E pure in un posto sorvegliato come la piscina olimpionica del Lido c’è stato un affogamento, fatto abbastanza singolare vista la presenza di bagnini e bagnanti, e la profondità relativamente scarsa della vasca.

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