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6 luglio 2018: la polizia scientifica nella villa della vittima
09.06.2021 - 16:550
Aggiornamento : 18:12

Delitto di Caslano, fu assassinio: 18 anni

La Corte di appello conferma la pena per il 25enne che uccise la nonna. Ma una nuova perizia ha stabilito una scemata imputabilità di grado medio

Fu assassinio. Anche la Corte di appello e revisione penale ha confermato il reato di assassinio per il delitto compiuto nella notte tra il 5 e il 6 luglio 2018 dal 25enne (23enne al momento dei fatti) che, dopo essersi visto rifiutare la richiesta di 200 franchi per l'acquisto di droga dalla nonna, si è armato di un martello trovato nella cantina della villa della vittima e ha colpito ripetutamente la parente 81enne, uccidendola nel suo letto in cui era coricata. Poi, per simulare la morte per incendio, il giovane ha cosparso di benzina l'anziana e gli angoli della casa e vi ha dato fuoco.

Respinta l'ipotesi di omicidio intenzionale 

La Corte di appello, presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will, al termine del dibattimento avvenuto lunedì si è riunita in camera di consiglio e ha emesso una sentenza del tutto analoga a quella pronunciata in primo grado davanti alle Assise criminali di Lugano confermando i capi d'imputazione: assassinio, e non omicidio intenzionale come aveva prospettato l'avvocato di difesa, Daniel Ponti; incendio intenzionale per dolo diretto (e non per dolo eventuale, come aveva indicato il legale) e turbamento della pace dei defunti per cui la difesa chiedeva il proscioglimento. I giudici hanno inoltre confermato le altre imputazioni, tra cui quella di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, che tuttavia non erano contestate dalla difesa. Una novità, rispetto al processo di primo grado, risiede in una nuova perizia psichiatrica fatta allestire dalla Corte d'appello sul 25enne che, a differenza del primo referto concludente in una scemata imputabilità lieve, ha stabilito la stessa di grado medio. Eppure la pena è rimasta immutata: 18 anni di detenzione, sospesi per consentire al giovane di proseguire il trattamento stazionario in un istituto chiuso per giovani adulti. 

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