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02.06.2021 - 15:28
Aggiornamento : 17:15

Ruspe chiamate prima dell'occupazione dell'ex Vanoni

Il sindacato Unia denuncia il rischio di spargimento di polveri d'amianto nell'aria in seguito alle mancate precauzioni. 'Ditta chiamata alle 17.50'

Operai chiamati nel cuore della notte per demolire un edificio nel quale con ogni probabilità, data la costruzione antecedente al 1990, è contenuto dell'amianto, e senza che venga adottata nessuna misura di protezione dei lavoratori e dei cittadini. Questa la dura accusa espressa da Unia in un comunicato odierno sulla demolizione dell'ex macello decisa dal Municipio di Lugano, secondo cui il fatto costituisce uno dei tanti aspetti "sconcertanti" dell'operazione di polizia che ha portato allo sgombero prima, e alla demolizione dopo della parte dell'ex macello della Città, sede del centro sociale autogestito Il Molino sabato scorso. Il sindacato Unia Ticino e Moesa "esprime profonda preoccupazione per quanto avvenuto e condanna fermamente il modo di agire palesemente illegale del Municipio di Lugano, della polizia e delle tre imprese coinvolte", operazione avvenuta "a oltre trent’anni dalla messa al bando dell’amianto in Svizzera, nonostante l’estrema pericolosità delle sue polveri per la salute delle persone sia scientificamente provata sin dagli anni Sessanta, nonostante le martellanti campagne di prevenzione sui luoghi di lavoro e nonostante le norme legali vigenti"

 "Come risulta dalla documentazione della Commissione paritetica competente cui è stato notificato l’impiego straordinario di personale, sono in totale 23 i lavoratori che hanno operato nella notte e per tutta la giornata di domenica", dichiara il sindacato. "Ventitré lavoratori esposti a un rischio enorme e nel pieno disprezzo delle chiarissime disposizioni di legge: prima di avviare qualsiasi lavoro di ristrutturazione, demolizione o manutenzione occorre verificare se nell'edificio sono presenti materiali contenenti amianto. E se vi è il sospetto di una presenza (dato se la costruzione, come nel caso dell’ex macello, è antecedente al 1990), il datore di lavoro deve accertare accuratamente i pericoli e deve valutare i relativi rischi. In Ticino dal 2014 vige inoltre l’obbligo, nel caso di demolizione o trasformazione, di fare allestire una perizia a un’azienda specializzata".

 'Municipio, polizia e imprese hanno agito nell’illegalità'

Unia sostiene, in base alle informazioni in suo possesso, che niente di tutto questo sia stato fatto nel caso del macello, e che "non è stato fatto nulla di tutto questo: gli operai sono stati mandati, in piena notte e allo sbaraglio, ad abbattere un edificio probabilmente pieno zeppo d’amianto e ad immettere polvere killer nell’aria della città"

Ma c'è un altro aspetto, riguardo ciò che riferisce il sindacato, che getta ulteriori ombre sulla decisione del Municipio, secondo il quale la demolizione non era stata preventivata e sarebbe stata decisa dopo l'occupazione dell'ex istituto Vanoni. Unia riferisce di avere le prove documentali che "almeno una delle tre imprese, che nelle prime ore e per tutta la giornata di domenica hanno eseguito la demolizione e la messa in sicurezza, ha infatti ricevuto l’ordine d’intervento da parte del comando della polizia di Lugano soltanto alle 17:50 di sabato 29 maggio". Ovvero ben prima che fosse messa in atto l'occupazione dell'ex Vanoni, avvenuta intorno alle 18.30.

"Tenuto conto che l’operazione non era stata preparata in precedenza (almeno stando alle dichiarazioni ufficiali) e che in poche ore non sarebbe stato possibile «accertare accuratamente i pericoli» e «valutare i relativi rischi»", attacca il sindacato, "si può ritenere che il Municipio di Lugano, la Polizia e le tre imprese coinvolte abbiano agito in piena illegalità ed esposto lavoratori e cittadini a un grave pericolo per la loro salute".

 Di fronte a circostanze "tanto inquietanti", il sindacato Unia, auspicando che la magistratura faccia in tempi ragionevoli piena luce sull’accaduto, rinnova l’appello a tutti i datori ad attenersi scrupolosamente alle norme e alle direttive in materia di protezione della salute dei lavoratori e della popolazione.

 Area dell'ex Macelllo messa in sicurezza precauzionale

Nel frattempo, come comunica il Ministero pubblico, l'area dell'ex Macello posta sotto sequestro (limitatamente alle macerie) è attualmente oggetto di una ridefinizione finalizzata a una messa in sicurezza precauzionale (confini circoscritti e coperture preventive di salvaguardia), sulla base delle indicazioni tecniche fornite dalla Sezione protezione aria, acqua e suolo (SPAAS).

Torrente e comando di polizia cantonale: c'è l'inchiesta penale, nessun commento 

Da noi interpellato, il comandante della polizia città di Lugano, in margine alla prova documentale portata da Unia secondo la quale sabato, già prima dell'occupazione dell'Istituto Vanoni da parte dei manifestanti avvenuta alle 18.30, almeno una delle tre imprese incaricate di demolire l'ex Macello aveva ricevuto l'ordine di entrare in servizio "da parte del comando della polizia di Lugano" alle 17.50, ciò che lascerebbe concludere che dunque l'abbattimento, contrariamente alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dalle autorità cittadine, sarebbe stato pianificato in anticipo. «Siccome si tratta di una faccenda attualmente oggetto dell'inchiesta del Ministero pubblico noi non possiamo rilasciare nessuna dichiarazione» - è la risposta di Torrente.

Da nostre informazioni, il dispositivo intervenuto sabato era sotto la guida della polizia cantonale, che si è avvalso anche di altre polizie, tra cui agenti della polizia città di Lugano. Abbiamo tentato di raggiungere il comandante della polizia cantonale, Matteo Cocchi. Ma anche qui vige il silenzio. Il servizio comunicazione della polizia cantonale, da noi interpellato, ribadisce: «Essendoci un'inchiesta penale in corso non prendiamo posizione in merito».   

 

 

Leggi anche:

Le ruspe hanno demolito il Molino

Demolizione del Molino ‘proposta’ dalla Polizia cantonale

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