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Aggiornamento: 14:21

Da sentiero storico a strada: proteste a Pregassona

L'allargamento di via Selvapiana a Orlino non piace: oggi si consegnano oltre 500 firme a Palazzo Civico e sono in cantiere diverse opposizioni al progetto

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I promotori della petizione per il mantenimento della via Selvapiana pedonale a Orlino, Pregassona (Ti-Press)

C'è agitazione a Orlino, nei quartieri alti di Pregassona. Pomo della discordia è l'intenzione del Municipio di allargare un tratto di via Selvapiana: un sentiero pedonale che dovrebbe essere adeguato al transito veicolare per servire un terreno dove un privato intende edificare. Il Consiglio comunale ha approvato nel 2019 il credito (180'000 franchi) e lo scorso febbraio è passata in Municipio la risoluzione, ora pubblicata fino a fine aprile. Ma la prospettiva non piace a molti nel quartiere, tant'è che a Palazzo Civico sono già arrivate più d'una lettera critica, sono in cantiere diverse opposizione e oggi verrà consegnata una petizione sottoscritta in pochi giorni da oltre 500 cittadini, che chiedono all'esecutivo di tornare sui propri passi. A contribuire al malcontento non ci sono solo questioni edificatorie e viarie, ma anche culturali: via Selvapiana è citata nell'Inventario federale delle vie storiche e soprattutto costeggia l'antico oratorio dei Santi Pietro e Paolo, bene culturale protetto a livello cantonale.

‘Era l'ultimo poggio così bello di tutta Pregassona...’

«Capisco che se hanno il diritto di costruire, per legge bisogna dargli l'accesso veicolare. Però vorrei che almeno per protezione del monumento si potesse intervenire sul cantiere per minimizzarne l'impatto – confida Rossana Pagani, custode dell'oratorio e membro dell'Associazione nata a tutela della chiesa –. La nostra paura è che a lavori terminati non rimettano tutto come era prima e che anzi, per permettere alle auto di incrociarsi, proprio accanto alla chiesetta si faccia una piazza di giro. Ma il valore del monumento non dovrebbe permetterlo. Vorremmo un po' di rispetto per noi e per la chiesa». La chiesetta in questione è piccola, in posizione defilata, ma di forte valore storico: di origine trecentesca, conserva al proprio interno affreschi quattrocenteschi fra i quali la Crocifissione realizzata da Nicolao da Seregno. Un valore riconosciuto già da lungo tempo: si tratta di un bene protetto a livello cantonale dal 1911. E la paura è che i due cantieri – quello per allargare il sentiero e quello per edificare il terreno poi – possano in qualche modo danneggiarla. «Con il sindaco Giorgio Giudici eravamo riusciti a ottenere che si posassero dei paracarri per evitare parcheggi abusivi, e due panchine: così è diventato anche un luogo aggregativo. Ma adesso abbiamo saputo che quest'area che fa parte della chiesa verrà utilizzata come area di deposito materiale durante il cantiere. Sa cosa vuol dire far passare camion, betoniere, ruspe, accanto a un edificio così antico? Oltretutto la parete con la Crocifissione è proprio quella che dà su via Selvapiana. Questo era l'ultimo poggio ancora così bello di tutta Pregassona...».

Si muovono anche la Parrocchia e la Stan

Una questione che ha smosso anche la Parrocchia di Pazzalino-Pregassona. «Abbiamo scritto al Comune chiedendo di fare una prova a futura memoria (scattare ossia delle immagini del prima e del dopo cantieri, ndr) della chiesa – ci spiega Carmelo Rossini, presidente del Consiglio parrocchiale – e poi abbiamo chiesto al Comune di rivedere la tipologia di pavimentazione: se proprio allargamento deve essere, che sia coi dadi di porfido (e non in asfalto, ndr)». Sì, perché anche il sentiero ha un suo valore. Via Selvapiana, secondo il piano catastale del 1863, ripercorre infatti quello dell'antica mulattiera che collegava le differenti frazioni di Pregassona e per tale motivo è stata inserita nell'Inventario federale delle vie storiche. «Il problema di questi inventari è che sono delle indicazioni di massima – osserva Ruben Rossello, membro del comitato della Stan (Società ticinese per l'arte e la natura) –. Sono delle raccomandazioni senza protezione giuridica, se non sono iscritte a livello comunale o cantonale come bene da proteggere».

Il sentiero è inserito nell'Inventario federale delle vie storiche

Ed è questo il caso della via Selvapiana: inserita nell'Inventario federale ma non protetta a livello di Pr. Carenze, che la Stan critica da lungo tempo e che rappresenta uno dei sui cavalli di battaglia per un altro registro analogo: l'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d'importanza nazionale (Isos). «Patrimonio Svizzero (di cui la Stan è sezione cantonale, ndr) attualmente sta lottando per far includere l'Isos nei Piani direttori e regolatori. Infatti, ora che a Lugano stanno rivedendo l'elenco delle case protette, si stanno basando sull'Isos. È urgente tradurre l'Isos in uno strumento legale vista la piaga di demolizioni di edifici storici in Ticino». Tornando al caso concreto, la Stan ha scritto al Municipio: «Il problema principale per noi è la tutela della chiesa. Pensiamo ad esempio a quanto successo a Pazzalino per i restauri della chiesa di Santa Maria: a furia di posteggiare veicoli pesanti sul sagrato, si sono creati dei danni visibili ancora oggi. Quindi anche a Orlino se non verranno prese adeguate misure protettive temiamo possano prodursi dei danni. Abbiamo scritto al Comune, ricordando la sentenza del Tribunale amministrativo cantonale (Tram) del 2016, che richiamava a sua volta un preavviso del 2013 del Dipartimento del territorio che ricordava che in sede di progetto esecutivo il Municipio avrebbe dovuto assicurarsi che l'intervento non alteri il carattere della percorrenza».

Opposizioni precedenti bocciate dal Tram

Sì, la vicenda sono implicati anche i tribunali. Nel 2013, l'allora Municipio approvò una modifica di ‘poco conto’ del Pr proprio per consentire l'allargamento del sentiero, e per permettere conseguentemente ai proprietari del terreno a monte di costruire. Il mappale in questione è infatti edificabile dal 2003, ma non è stato sinora possibile procedere non vi è una strada che possa garantire un accesso veicolare così come previsto dalla Legge sulla pianificazione del territorio. L'unica strada è, una volta adeguata, proprio via Selvapiana. Lo modifica è tuttavia stata impugnata da due confinanti, i cui terreni dovranno essere parzialmente espropriati per procedere con l'allargamento. I ricorsi sono stati tuttavia respinti sia dal Consiglio di Stato (2014), sia dal Tram, nel 2016. Già allora si contestava una snaturazione del percorso, ingiustificata dall'interesse pubblico: se da un lato l'allargamento sarebbe servito solo ai proprietari del terreno da costruire, d'altra parte, secondo i ricorrenti, l'interesse per la manutenzione del sentiero sarebbe stata superiore interessando tutti i potenziali fruitori. Tesi smentite dal Tram: “L'uso veicolare di via Selvapiana da parte dei confinanti su una tratta di quaranta metri risulta perfettamente coerente col piano viario del comune” e quindi “il sacrificio (l'esproprio, ndr) imposto ai proprietari (i ricorrenti, ndr) risulta più che sopportabile e deve cedere il passo all'interesse pubblico”. E, pur non essendo al centro della propria sentenza, il Tram si espresse anche su aspetti più inerenti al retaggio culturale. “Tuttavia, benché antica – scriveva il Tram –, via Selvapiana non è annoverata fra le percorrenze storiche del comune, tutelate quali beni culturali d'importanza locale dal Pr. Inoltre il mutato contesto ambientale (la zona oggi è ampiamente urbanizzata, ndr) e la sua recente pavimentazione relativizza l'antica origine del percorso. Considerata l'entità tutto sommato modesta della modifica, un allargamento del percorso non è atto a snaturare il carattere né tanto meno ad alterare le adiacenze”.

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