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Il Casinò di Campione chiuso dal luglio 2018 (Ti-Press)
Luganese
18.02.2021 - 17:020
Aggiornamento : 19:17

Campione, due mesi per evitare il fallimento

Il Tribunale di Como scioglie la riserva accogliendo la richiesta di proroga dei legali della società che gestiva la casa da gioco

Tre mesi di tempo, ma solo sulla carta, in quanto a conti fatti sono solo due mesi, per un'impresa che appare estremamente difficile: redigere un piano di risanamento per evitare il definitivo fallimento della Casinò Campione d'Italia, società che ora come ora, appare una scatola vuota, le cui possibilità di operare per mancanza di mezzi e risorse finanziarie sono ridotte all'osso. Insomma, una corsa contro il tempo per salvare il Casinò dell'enclave che, chiuso dal luglio 2018, ha rappresentato uno tsunami per la comunità campionese. Tutto ciò dopo che stamane il Tribunale fallimentare di Como, sciogliendo la riserva che si era imposto lo scorso 1° febbraio, stamane ha depositato l'ordinanza con la quale accoglie la richiesta di proroga avanzata dai legali della Casinò Campione d'Italia. I giudici lariani hanno concesso tre mesi.

Un piano che mostri autonomia economica

Solo che il tempo concesso parte dal 19 gennaio, giorno in cui era stata depositata l’istanza e quindi al 19 aprile il termine ultimo per presentare un piano di risanamento per ottenere un concordato preventivo, l'unico strumento in grado di salvare il casinò. La Casinò Campione d'Italia, resuscitata a seguito alla decisione della Corte di Cassazione di rigettare il ricorso della Banca Popolare di Sondrio, e confermare l’annullamento del fallimento deciso dalla Corte d’Appello. Quando tornerà davanti ai giudici dovrà presentare un piano che dimostri di avere autonomia economica e produttiva, e di poter generare utili che ne giustifichino la ripartenza. Il punto di partenza sembra essere il piano che nel 2018 non era stato preso in esame. Fra gli ostacoli da superare c'è innanzitutto, quello finanziario in quanto è stato calcolato che per riaprire il Casinò occorrono non meno di 30 milioni di euro. Si guarda a privati a cui assegnare la gestione.

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