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L'immagine dell'interno di uno degli hangar nuovi che vorrebbe costruire la cordata Marending-Artioli and Partner (fonte: Artisa)
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12.02.2021 - 21:56
Aggiornamento : 15.02.2021 - 15:41

Aeroporto, la cordata Artioli metterebbe oltre 40 milioni

L'imprenditore illustra il rilancio con le ditte attive allo scalo, un polo tecnologico, voli di linea e l'autosufficienza finanziaria ed energetica

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L’unica cosa che pare accomunare Stefano Artioli e Sir Lindsay Owen-Jones è la marca del velivolo posteggiato allo scalo di Agno: entrambi possiedono un Piaggio P180 Avanti. I loro progetti per il rilancio e la gestione privata dell’aeroporto scelti dal Municipio di Lugano fra i sei gruppi che hanno partecipato alla la Call for expression of interest (Invito a manifestare interesse) sono invece completamente diversi. A illustrare i piani della cordata Marending-Artioli and Partner è l’imprenditore Stefano Artioli che quantifica l’investimento complessivo in 40 milioni di franchi, parla del mantenimento del personale attivo allo scalo e in prospettiva dell’assunzione di una cinquantina di dipendenti altamente qualificati attivi nel polo tecnologico, di voli di linea Lugano-Ginevra a prezzi accessibili a tutti e di autosufficienza finanziaria ed energetica. Lo abbiamo incontrato nel cuore di Lugano a Palazzo Albertolli, ex sede della Banca nazionale, dove vive da quasi un anno. L’imprenditore contesta alcune affermazioni pronunciate da Sir Lindsay Owen-Jones a ’laRegione’. Appare quantomai stretta e impraticabile la strada della collaborazione fra i due gruppi auspicata dal Municipio. Ma andiamo con ordine e cominciamo dal progetto.

Perché serve un aeroporto ad Agno?

L’interesse per l’aeroporto nasce dalla consapevolezza del ruolo chiave che il trasporto aereo gioca per lo sviluppo del territorio. L’importanza strategica di uno scalo e i numerosi benefici dell’indotto legato a esso sono un asset fondamentale per l’intera regione. Noi vogliamo bene al nostro cantone, abbiamo coinvolto le aziende presenti nell’aeroporto. Il progetto di gestione e di sviluppo sarà gestito da una società unica fortemente radicata in Ticino e capace di esaltare le eccellenze del territorio con contenuti di progettualità e uno sguardo rivolto al futuro. Noi dobbiamo essere capaci di portare valore aggiunto creando posti di lavoro nella posizione strategica in cui si trova l’aeroporto. Quel valore aggiunto ce l’abbiamo poco distante, a Varese, dove c’è il gruppo Augusta-Leonardo attivo con una posizione rilevante nel settore dell’aviazione. Se noi siamo bravi, potremmo riuscire ad avere ad Agno i servizi di quel gruppo a favore di tutta la Svizzera, creando così posti di lavoro legati all’ingegneria e alla meccanica. Ci vuole però un’infrastruttura e una progettualità e un polo tecnologico.

Quale sarà la società che si occuperà della gestione dello scalo?

La gestione ordinaria delle attività aeroportuali sarà affidata dalla nuova società, sotto una propria responsabilità nei confronti della Città e dell’Ufac, alla società Tag Maintenance Services Sa in Meyrin, succursale di Agno. Questa azienda, che occupa 11 persone, è presente all’aeroporto da 36 anni (anche se in passato sotto altra ragione sociale) e si occupa della manutenzione e della riparazione di ogni categoria di aeromobili. Tag Maintenance Services Sa, diretta a Lugano da Stephan Woodtli, appartiene al noto gruppo francese “Dassault Aviation”, primaria società europea nel mondo dell’aviazione, e dispone di tutte le migliori competenze per svolgere le attività sopra menzionate che peraltro già effettua da anni con successo negli aeroporti di Ginevra e Sion. Tutte le tre fasi prevedono da subito un’iniezione di capitali a copertura dei costi tipici per avviare un’attività come quella di un aeroporto. Vogliamo generare autosufficienza finanziaria da subito. I progetti verranno sviluppati sulla base di un diritto di superficie della durata di 33 anni che la Città concederà alla nuova società quale canone, per i diritti di superificie e tutto ciò che concerne le proprietà pubbliche, la cordata propone una remunerazione complessiva alla Città di 8,2 milioni di franchi su 33 anni.

In concreto, cosa prevedono le tre fasi?

Tutte le strutture verranno ammodernate e inserite in un progetto di totale riqualificazione con un ottica ecosostenibile e integrata nel territorio, grazie a progetti dalla filosofia fortemente green. Strutture funzionali, moderne e al passo con i tempi, che possano proiettarsi al futuro nell’ottica di un progetto più ampio. Questi lavori verranno eseguiti in tre tappe, in modo da non pregiudicare l’operatività dell’aeroporto. Nella fase 1 (orizzonte 2024, con una spesa stimata in 5,7 milioni di franchi) verranno ammodernati e realizzati nuovi hangar che permettano il rimessaggio e la manutenzione di molte tipologie di velivoli. Nella fase 2 (orizzonte 2027, con investimento previsto di 9 milioni di franchi) verrà realizzato il nuovo terminal collegato con passaggio coperto al nuovo autosilo, una struttura verde (giardini verticali, orientamento green) che possa integrarsi nel territorio e soddisfare le necessità dell’aerostazione, sostituendo distese di asfalto ormai fuori dal tempo. La fase 3 (orizzonte 2030, e 10,5 milioni di franchi) prevede l’area servizi e sviluppo tecnologico, un polo per eccellenze nel settore dell’aviazione con strette collaborazioni con importanti centri universitari e tecnologici. Questo perché ci sono opportunità industriali da cogliere al volo, altrimenti saremo sempre in ritardo. Durante la realizzazione delle tre fasi, l’aeroporto potrà continuare nelle sue funzioni e gli hangar già presenti sull’aeroporto, che sono di proprietà delle società Erexi Sa e Luganair Sa, gestite da Andrea Marending e Luca Marending, continueranno a essere a disposizione del traffico aereo privato.

Manterrete il personale attualmente attivo allo scalo?

Tutto il personale presente attualmente nella struttura aeroportuale verrà confermato e si prevede l’assunzione nei prossimi anni di 50 figure altamente qualificate per i servizi aeroportuali e la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie. L’aeroporto rappresenta una grande opportunità perché tutto il settore è in forte sviluppo. Abbiamo presentato l’idea di sviluppare la tecnologia legata ai i droni, mezzi che in Austria, in questo periodo, stanno già sperimentando e certificando i test sui 5 chilometri per il trasporto di due persone. Dobbiamo provare a portare in Ticino qualcosa che ci permetta di entrare in quel mondo e creare attività generando valore aggiunto. L’aeroporto va considerato anche da questo punto di vista, non solo come arrivi e partenza di velivoli. Un aeroporto, come dimostrato in passato, non può vivere solo ed esclusivamente di collegamenti aeroportuali. Una struttura moderna deve riuscire ad attirare Know how e sviluppare nuove tecnologie.

Al di là di questi aspetti quali sono gli elementi del progetto della vostra cordata?

Anzitutto, il nostro non è un progetto immobiliare, né intendiamo cementificare l’area come fa credere l’altra cordata. È una bugia bella e buona. Noi vogliamo demolire le strutture esistenti che assomigliano a una baraccopoli per ricostruirle in modo da presentarsi con un biglietto da visita degno di questo nome per il Paese più ricco al mondo. Un aeroporto che vorrà emergere con concetti altamente green ed ecosostenibili. Prevediamo un investimento di 10 milioni per la realizzazione di un progetto fotovoltaico per un totale autosostentamento energetico dell’area e non solo, fornendo anche energia alle famiglie delle zone limitrofe. Abbiamo calcolato una produzione di circa 28’000 KWh/giorno per un totale di 10’000’000 kWh/anno, pari al fabbisogno di circa 3’000 nuclei familiari. Risparmi nei costi energetici, ma anche nuovi posti di lavoro, un nuovo sbocco per giovani figure altamente qualificate che aiutino a orientare l’intera area verso il futuro. Tutto questo permetterà anche la realizzazione di strutture dedicate a servizi intercomunali a favore dei residenti dell’area del Vedeggio. L’idea è che l’aeroporto sia trasformato in uno spazio vivo e non come realtà a sè stante.

Quali sono gli elementi che vi distinguono dalla cordata di Sir Lindsay Owen-Jones e della famiglia Bonomi?

Noi proponiamo un aeroporto legato al territorio che possa collegare il Ticino e i ticinesi attraverso voli pubblici alla Svizzera e al mondo, a prezzi concorrenziali con velivoli dalla capienza corretta che consentano il trasporto del giusto numero di persone e di bagagli. Un aeroporto che non sia rivolto solo a grandi manager o personalità con jet privati, come si evince dalla progetto degli Amici che illustrano un collegamento di linea tramite aerei piccoli e silenziosi ed ecologici, senza parlare del costo, pari, secondo le nostre informazioni, a 6'300 franchi al giorno (andata e ritorno) che, diviso per 8-10 persone, equivale a 630 franchi a testa. La linea così come presentata sarebbe limitata ad alti profili. Noi proponiamo invece un collegamento di linea Lugano-Ginevra a prezzi maggiormente competitivi e voli charter turistici estivi per le maggiori destinazioni (Sardegna, Sicilia, Isola d’Elba, Croazia, Costa Azzurra e Grecia). Siamo pronti a partire perché ci sono le sinergie interne e la decisione di collaborare con tutte le aziende presenti nel sedime aeroportuale e la possibilità di utilizzo delle strutture private dell’area, che permetterebbero il corretto funzionamento della struttura da subito e l’avvio immediato dei lavori di ammodernamento. Anche le autorizzazioni di volo sono già in essere grazie alla collaborazione con Tarmac Aviation Sa.

Quali sono, se ci sono, i margini per collaborare con l’altra cordata come vorrebbe il Municipio?

È difficile. Stiamo parlando di due progetti che presentano una approccio diverso, con scopi opposti e una progettualità in contrasto. L’orientamento al territorio e allo sviluppo dello stesso è ciò che a noi sta più cuore. Questa è la base che ci porta a vedere un futuro per l’infrastruttura che dev’essere moderna, funzionale, al passo con i tempi. Non serve esagerare, ma creare qualcosa che serva realmente e possa durare nel tempo, un luogo alla portata di tutti che possa vivere. Un progetto funzionale al territorio e ai cittadini, non solo a un numero ridotto di persone che potrebbero poi non avere più interessi nel territorio nel breve periodo.

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