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Il rendering del progetto degli Amici dell'aeroporto e la foto di Sir Lindsay Owen-Jones
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laR
 
06.02.2021 - 06:00

Aeroporto, gli Amici assumerebbero altri 11 dipendenti

Sir Lindsay Owen-Jones illustra il progetto di rilancio: una società unica tramite la quale investire almeno 20 milioni per hangar, terminal e voli di linea

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Sir Lindsay Owen-Jones ha le idee chiare su cosa serva al rilancio dell'aeroporto di Lugano. Stavolta deve assolutamente funzionare: è l’ultima chance. Appassionato di vela, il nostro interlocutore possiede un Piaggio posteggiato allo scalo. Una parola che ricorre spesso è 'unica', come unica e trasparente sarà la società di gestione, che contiene tutto. In questa intervista che ci ha rilasciato nella sua villa di Montagnola, dove vive da una decina di anni, l'ex Ceo di L'Oreal si sofferma di frequente sulla credibilità e la semplicità del progetto degli Amici dell'aeroporto scelto dal Municipio di Lugano fra i due concorrenti per assumere la gestione privata dello scalo. Un progetto che fa rima con sostenibilità e voli a basso impatto ambientale perché il Ticino soffre già abbastanza dell'intenso traffico autostradale e della eccessiva cementificazione. Così, non si prevedono investimenti immobiliari al di là del necessario e funzionale alla struttura, con il rilancio dei voli di linea verso Ginevra e Berna e l'assunzione di almeno altri 11 dipendenti (oltre agli attuali 15). Un rilancio fattibile dopo l'analisi degli insuccessi passati con una media di 23 persone trasportate su ogni volo fra Lugano e Ginevra, mentre il collegamento veniva effettuato con aerei da 60 passeggeri. Un disastro economico. Se un giorno in un futuro (lontano) la Città volesse riacquistare l'aeroporto sarà tutto lì, ben organizzato e tutto riunito in una vera azienda.

Qual è stato il ragionamento che ha mosso il vostro interesse?

La primissima idea era quella di salvare lo scalo. Abbiamo visto la Città e la società pubblica Lugano Airport Sa (Lasa) confrontata con perdite importanti, contestazioni politiche, la possibilità che ci fosse il lancio di un referendum. Insomma l'aeroporto era in pericolo, si rischiava il grounding definitivo. Allora avevamo espresso semplicemente la disponibilità a impegnarci assieme al mio socio, la società Investindustrial Services Sa, di Lugano, società parte del Gruppo Investindustrial, facente capo alla famiglia Bonomi che impiega 50 miolto qualificate che devono continuamente spostarsi a livello internazionale per ragioni professionali, perciò hanno più di un velivolo ad Agno. Senza l'aeroporto la loro presenza in Ticino, come quella di diverse altre aziende, sarebbe compromessa. Anche per me l'esistenza dello scalo era una delle precondizioni della mia scelta del Luganese come residenza.

Per quali altre ragioni lo scalo va mantenuto?

Noi abbiamo un legame con il territorio forte che va al di là delle motivazioni personali e professionali: l'aeroporto è un servizio per tutta la comunità. Questa regione non deve ripiegarsi su se stessa, deve rimanere aperta in tutti i sensi per incoraggiare il turismo, per attirare persone provenienti da tutto il mondo per lavoro, piacere, cure sanitarie, ecc.. I settori bancario e industriale hanno bisogno come il pane dell'aeroporto. Il mantenimento è nell'interesse di tutta la comunità.

Come si è sviluppato il progetto?

Ci siamo messi a studiare tutte le cifre del passato, i piani previsti ma mai realizzati, le promesse di linea deluse, la cause delle grosse perdite d'esercizio, le condizioni dell'infrastruttura sempre più vetusta col passare degli anni provocate dalle difficoltà finanziarie, il dimensionamento del personale mantenuto anche malgrado la carenza di lavoro, peraltro poi licenziato in blocco. Dalle nostre analisi abbiamo capito che l'aeroporto non era tanto vittima di una gestione sbagliata ma era strutturalmente poco redditizio e naturalmente generava perdite. Alla fine abbiamo concluso che si poteva salvarlo ma soltanto al prezzo di un rilancio completo. Interventi urgenti e prioritari sono il rifacimento della pavimentazione in asfalto, il sistema di rifornimento e di stoccaggio del carburante (non più in regola), l'aggiornamento di tutta l'apparecchiatura informatica, il sistema di navigazione.

Quanto prevedete di investire?

Almeno venti milioni, attraverso la ricapitalizzazione di una nuova azienda unica in grado di effettuare gli investimenti urgenti e necessari. Dobbiamo dinamizzare la gestione, utilizzando anche, se mi permette, l'esperienza professionale mia e del mio socio nel campo industriale. Non facciamo promesse che non potranno essere mantenute. Il progetto è credibile, realizzabile, finanziabile e dimensionato alla nostra regione. L'obiettivo è di investire tutti i venti milioni al più presto possibile. Nel business plan c'è anche una variante più graduale. Non per mancanza di fondi ma semplicemente per scrupolo: sappiamo che per ogni investimento occorre una domanda di costruzione con eventuali opposizioni, tempi giuridici più o meno lunghi che si aggiungono alla durata della costruzione. Occorrono un nuovo terminal e almeno due hangar nuovi.  Questi ultimi sono redditizi perché consentono di attirare nuovi clienti. Vorremmo investire almeno 11 milioni nei primi anni e se riusciremo a spenderne venti vorrà dire che avremo creato una dinamica di crescita. Allora altri potranno seguire.

Manterrete il personale ora in servizio allo scalo (una quindicina di unità)?

Assolutamente sì, ci siamo impegnati a riassumere tutti quelli che oggi lavorano all’aeroporto, presi a carico della Città. Poi vogliamo incrementare gli addetti di almeno altri 11 impieghi a tempo pieno. Il personale attuale fa un lavoro eroico per mantenere lo scalo aperto. Ma noi vogliamo maggiore flessibilità e una riapertura con orari che tornano dalle 7 alle 22 in modo da poter aumentare la capacità di accoglienza. Solo così si potrà riprendere la strada della crescita. Non speculeremo sui salari dei dipendenti. Al contrario vogliamo organizzare e motivarli al meglio in modo che forniscano un'altissima produttività. Attraverso il nuovo terminal potremo riorganizzare il personale avvicinando tutti i servizi in modo da migliorare l'efficacia. Vogliamo un aeroporto che dall'inizio sia in grado di assumere il doppio ruolo di garantire il servizio pubblico e assicurare il supporto dell'aviazione generale e a tutti gli altri utenti.

Ci saranno dunque collegamenti di linea? Con quali destinazioni?

Siamo gli unici, fra i concorrenti, ad avere un progetto di partnership con Luxaviation per un collegamento quotidiano Lugano-Ginevra (due al giorno) e Lugano-Berna. Un progetto credibile e fattibile perché fondato sulla domanda. Serviranno altri investimenti per i voli di linea con il personale adeguato (almeno 5 dipendenti in più). Saremo pronti a partire non appena Città avrà preso la sua decisione. Siamo pronti però anche a incrementare l'aviazione generale. Già gli attuali e abituali clienti hanno bisogno di nuovi hangar. Poi, con nuovi hangar, abbiamo pure la possibilità di recuperare a Lugano clienti che si sono già spostati in altri aeroporti perché qui non c'è il servizio richiesto.

Perché, secondo lei, i collegamenti di linea da Agno hanno sempre generato perdite?

Negli anni tante compagnie ci hanno provato senza riuscirci. Mettendo sotto la lente tutte le statistiche e le cifre sui passeggeri trasportati negli ultimi decenni, un numero resta relativamente stabile: 23, ossia la media delle persone su ogni volo fra Lugano e Ginevra. Il collegamento era effettuato con velivoli di 60 posti; 23 persone in un aereo da 60 significa un disastro economico. Ogni volta è stato commesso lo stesso errore di cercare le economie di scala con aerei grandi. Spesso però non si riuscivano a riempire generando perdite e una grande irregolarità del servizio, con tanti annullamenti di voli all'ultimo momento ogni volta evocando problemi tecnici o meteorologici. Forse il motivo era più semplice: pochi clienti a bordo.

Perché proprio Luxaviation?

Abbiamo trovato in Luxaviation, presente ad Agno dal settembre 2018 e leader nel settore con 260 velivoli in gestione, un partner ideale con la nostra stessa visione. Effettuare i collegamenti di linea con velivoli da 8-10 posti, piuttosto che con troppo aerei grandi. Questo è economicamente sostenibile e in grado di rispondere al dovere di servizio pubblico necessario. Sappiamo che la richiesta esiste per il collegamento, che non sarà in concorrenza con il prezzo del treno ma destinato a clienti che devono tornare a Lugano o a Ginevra in giornata. L'altro importante vantaggio di disporre di velivoli meno grandi è legato al basso impatto ambientale, basse emissioni foniche e di CO2.  Sono silenziosi e garantiscono un elevato grado di sicurezza visto che l'atterraggio è molto più agevole in una pista come quella di Agno che rappresenta una sfida.  

Oltre ai nuovi hangar come investirete?

Non abbiamo dimenticato gli investimenti per l'infrastruttura. C'è bisogno di un nuovo terminal, quello attuale è triste e superato con le vecchie sale di un'altra epoca che non hanno più senso. Danno una pessima immagine alle persone che atterrano. Il contrario dell'immagine che il nostro cantone vorrebbe offrire di se stesso. Dobbiamo però prestare attenzione anche a tutti gli altri utilizzatori dello scalo, come l'aeroclub, la scuola di volo e gli altri utenti, sanitari, istituzionali, charter, militari.

Quali sono gli aspetti che vi distinguono dagli altri concorrenti?

La credibilità è l'aspetto che ci distingue rispetto alle altre candidature. Anzitutto, la forma dell'ente giuridico che gestirà l'aeroporto. Sarà un'azienda unica che riassumerà tutti i dipendenti e ne assumerà altri, la cosa più importante. Un personale che vogliamo accogliere, motivare, portare alla crescita e al successo. L'azienda unica riceverà il capitale per gli investimenti indispensabili e pagherà l'eventuale canone alla Città. Sarà la proprietaria degli attivi che riusciremo a costruire. Il mio coinvestitore e io saremo gli azionisti (entrambi con una quota del 50%) di una società trasparente con i conti e i bilanci verificabili senza flussi estranei da altre entità da noi controllate. Tutti gli attivi e i relativi ricavi confluiranno nella società unica.

Non solo...

Faremo investimenti immobiliari ragionevoli che si inseriscono armoniosamente nella zona dell'aeroporto senza bisogno di richiedere, quale condizione pregiudiziale, la revisione del Piano settoriale deII'infrastruttura aeronautica (Psia). Pertanto il nostro progetto è pronto a partire da subito, chiavi in mano. Invece, se ci fossero altri elementi immobiliari, questi necessiterebbero una revisione del Psia che potrebbe comportare opposizioni e durare diversi anni prima di ottenere il via libera. Non so quanto la Città voglia o possa permettersi di attendere per il passaggio di gestione. Per questo diciamo che il nostro progetto è improntato sulla semplicità: non si aggiunge nulla a quanto è utile al rilancio dell''infrastruttura. L’aeroporto è un bellissimo polmone verde, non troppo cementificato. Non roviniamolo.

Quali margini intravvedete per una collaborazione con l'altro concorrente come auspicato dal Municipio?

Fin dall'inizio abbiamo dichiarato la nostra disponibilità e abbiamo avuto contatti con più candidati e anche con persone che non si sono candidate. Temo che però ciò che intende il Municipio non sia una collaborazione ma una fusione, forse con l’intento di semplificare la procedura. Siamo tuttora aperti alla discussione e a un'eventuale collaborazione ma riunire le forze presuppone una conoscenza reciproca, una condivisione e una obiettiva complementarietà dei progetti. La collaborazione ha senso solo se rinforza il progetto, l'azienda aeroporto e sei progetti sono compatibili. Ci siamo incontrati con l'altra cordata ma ci siamo resi conto che è obbiettivamente difficile avvicinare le nostre filosofia e strategia alle loro. Noi vogliamo creare una società unica, proprietaria di tutti gli attivi e ricavi, e che assume tutti i costi. Loro, invece, se ho capito bene, rimarrebbero proprietari ognuno di certi attivi, poi affittandoli poi alla società che gestisce lo scalo, con flussi finanziari nei due sensi. Volessimo collaborare, dal mio punto di vista, bisognerebbe mettere tutto in comune ed essere azionisti alla pari di una società assumendo vantaggi e svantaggi. L'altra cordata ha un altro approccio, anche con il personale. Loro non vogliono impiegarlo direttamente, ma creare una piccola società con solo 4 o 5 dipendenti e poi delegare tutta la gestione dell'aeroporto a uno degli operatori presenti allo scalo. Non è certo una critica da parte nostra, ma è una oggettiva differenza. Noi vogliamo creare una squadra importante entusiasta di lavorare per una società unica e solida. Dalla mia esperienza ventennale di amministratore delegato de L'Oreal, il capitale umano è una risorsa fondamentale. Il lavoro non è soltanto una funzione come un'altra.

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