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10.02.2021 - 06:000

Lalia, Lugano si pone al di sopra della legge

Come fu per la tassa sul sacco, la Città (e il legislativo) fatica a digerire le regole ma qualsiasi contribuente potrà contestare la decisione

Qualsiasi cittadino potrà fare ricorso ogni momento, anche fra dieci anni, contro la decisione presa dal Consiglio comunale di Lugano lunedì sera. Questa è una certezza che emerge alla luce di una decisione che non rispetta la Lalia (Legge di applicazione della Legge federale contro l’inquinamento delle acque) perché non prevede il prelievo di ben 117 milioni di franchi dai proprietari di immobili per i lavori canalizzazione già realizzati e pagati. L'obbligo di legge non può non essere ossequiato, osserva il Capo della Sezione enti Locali Marzio della Santa: «È certo che non c'è alcun termine di scadenza. Qualora il legislativo decidesse di non prelevare i contributi, qualsiasi contribuente potrà contestare il mancato prelievo». Non verranno invece messi discussione dal Cantone i sussidi passati e futuri per queste opere infrastrutturali. Fra le ragioni non dette della bocciatura del messaggio, l'imminenza delle elezioni comunali del 18 aprile. La richiesta verrà ripresentata da parte del futuro Municipio ai membri del legislativo che verranno eletti fra poco più di due mesi. Intanto, la Città ha nuovamente dato una pessima immagine di sé.

Gli antefatti

L'adozione del nuovo Piano generale di smaltimento delle acque (Pgs) da parte del Consiglio comunale risale al gennaio 2016, la risoluzione è cresciuta in giudicato il 15 marzo dello stesso anno. Ma, non potendo chiudere il passato (riconducibile ai singoli quartieri aggregati dal 2004 al 2013) e per garantire parità di trattamento tra i proprietari di immobili della nuova Lugano, si è ritenuto di applicare una singola aliquota di prelievo. Perché? Perché, da parte del Cantone non sono giunte certezze, se non che la procedura di finanziamento del Pgs non poteva essere considerata estranea al finanziamento del Piano generale delle canalizzazioni (Pgc), si legge nel rapporto della Gestione. Di conseguenza, contrariamente a quanto inizialmente previsto, una procedura di prelievo di contributi a conguaglio delle spese per il Pgc non è possibile. È per contro attuabile, conformemente all’articolo 99 cpv. 2 della Lalia una nuova procedura generale d’emissione e d’incasso di contributi provvisori che considera anche gli oneri finanziari del Pgs. Con un conto salatissimo: 117 milioni di franchi.

Quella consultazione andata in fumo

Le leggi sono state modificate negli anni: si è passati dal Piano gestione canalizzazioni (Pgc) al Piano generale di smaltimento delle acque (Pgs) ma in tutti i cambiamenti federali è sempre stato necessario recuperare la quota di partecipazione ai proprietari di immobili. «Ora, però, la legge federale consente i prelievi di contributi dai proprietari sugli investimenti eseguiti retroattivi dal 1968 in avanti se non sono stati prelevati - precisa Michele Foletti, direttore del Dicastero finanze di Lugano e titolare del messaggio respinto in quota Lega -. Nel passaggio dal Pgc al Pgs il Cantone aveva messo in consultazione una legge che prevedeva la chiusura con un conguaglio dei contributi Pgc e l'apertura con acconti dei contributi Pgs e tanti Comuni si sono fermati in attesa dell'esito della consultazione. Solo che poi la legge ha stabilito di continuare con gli acconti. Per questo, ci sono proprietari che hanno versato acconti, altri no. A Lugano siamo al 41% di pagamenti effettuati. Il quartiere di Gandria non ha mai versato un franco di questi contributi. Al di là di questo aspetto, dovremo aggiornare il Piano finanziario e il Piano investimenti».

Lega contro Lega, Plr contro Plr

Foletti ne fa anche una questione di equità sociale: «I contributi dei padroni di casa sono stati finanziati da tutti i contribuenti di Lugano che si sono assunti l'onere dei proprietari di appartamenti o edifici, anche se tanti non sono nemmeno domiciliati né pagano imposte in città, come i fondi pensione delle Casse pensioni che hanno costruito palazzi». Ma il Municipio era compatto a favore del finanziamento? «Sì», risponde il capo Dicastero finanze. Non vi crea problemi il fatto che proprio il gruppo della Lega in Consiglio comunale abbia votato contro? «Fa parte del gioco e dei ruoli che ci sono fra parlamento e governo a tutti i livelli istituzionali - osserva Foletti -. Il gruppo ha evocato la crisi dovuta alla pandemia ma anche una questione di principio come con la tassa sul sacco. Fu la Lega di Lugano ha lanciare il referendum. Anche buona parte dei consiglieri comunali Plr, fra cui tutti i candidati al Municipio hanno peraltro votato contro i loro municipali». Se c'è una legge va però rispettata? «Questo discorso è da fare ai consiglieri comunali. Il messaggio è stato presentato nel dicembre 2019. L'avessero tirato fuori dopo le elezioni forse sarebbe andata diversamente. Dispiace che un messaggio sia finito triturato in questa maniera. In fondo, tutti i contributi superiori ai mille franchi avrebbero potuto essere pagati in dieci anni. La media per ogni proprietario è circa tremila franchi», sostiene Foletti. Dal canto suo, il capogruppo della Lega dei ticinesi Lukas Bernasconi ribadisce che non «questo non è il momento per chiedere soldi ai cittadini. La crisi dovuta alla pandemia colpisce tutti. In fondo le opere sono già state pagate tramite le imposte». Avete però votato contro il Municipio a maggioranza leghista... «Il Municipio ha un ruolo istituzionale e professionale, il Consiglio comunale non è tenuto ad approvare tutto ciò che arriva, come successo con la tassa sul sacco. La posizione della Lega era nota». E se il messaggio tornasse sul tavolo del Consiglio comunale? «Vedremo come sarà la situazione e valuteremo», risponde Bernasconi.

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