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03.12.2020 - 19:25
Aggiornamento: 20:39

Atti sessuali, l'imputato chiede scusa a tutti

L'avvocata Marie Zveiger contesta la coazione, alcuni punti dell'atto accusa e chiede alla corte una massiccia riduzione della pena

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Nell'arringa la difesa ridimensione le accuse (Ti-Press/Archivio)

«Chiedo scusa ai tutti»: sono le parole pronunciate dall'imputato accusato di atti sessuali con fanciulli e coazione sessuale al termine del dibattimento. Non si vuole sminuire la gravità di quanto messo in atto dal 77enne che, almeno parzialmente, sono stati ammessi negli interrogatori e oggi in aula penale, ha detto l'avvocata Marie Zveiger che, nella sua arringa, ha però contestato le ipotesi reato di coazione sessuale, ridimensionando le ipotesi accusatorie sostenute dal sostituto procuratore generale Nicola Respini. La legale non vuole che il suo assistito sia condannato per fatti che non si sono realizzati. Certo, lui provava piacere nel toccare i seni, le cosce, il sedere e le parti intime delle fanciulle, ma non si è mai fatto toccare il pene, sostenuto la legale, secondo cui lui lo ha sempre detto e ribadito oggi in aula e negli interrogatori. Questo aspetto emerge chiaramente anche se l'imputato non ha sempre fornito versioni lineari. Versioni che peraltro, agli occhi di Zveiger, sono più credibili rispetto a quelle fornite dalle quattro accusatrici.

Contestati gli abusi dell'accusatrice minore

L'avvocata ha inoltre contestato l'arco temporale durante il quale sarebbero avvenuti gli atti sessuali, siccome non corrisponde ai fatti. Anzitutto perché i toccamenti sono stati brevi. Solo in un caso ai danni di una ragazzina ci sono in effetti stati atti sessuali nelle parti intime durati più di pochi minuti. Nella altre situazioni evocate dall'accusa non ci sono stati abusi prolungati. La legale ha poi sottolineato che un solo indizio non è sufficiente per supporre che il fatto sussista. Solamente in caso di più indizi convergenti oltre ragionevole dubbio, si può configurare un reato. Da questo punto di vista, la legale sostiene che in questo procedimento non sempre si trovano elementi probatori a sostegno dell'accusa. L'imputato ha riconosciuto gli atti sessuali sulla figlia della ex moglie per un periodo massimo di un anno. La difesa contesta inoltre i presunti abusi degli ultimi anni nei confronti della figlia minore dell'ex moglie che lo chiamava nonno. Da alcuni anni, l'anziano soffre di un cancro alla prostata e tre anni fa ha subito la castrazione farmacologica che gli inibisce la libido, ha rivelato Zveiger. Pertanto, evocando una serie di attenuanti, la difesa ha chiesto alla corte una massiccia riduzione della pena proposta dal procuratore e che l'anziano sia prosciolto da alcuni capi d'imputazione.

 

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